Marche come cartina di tornasole nel centrodestra: l’impatto sulla partita veneta e l’intesa che si avvicina
- piscitellidaniel
- 30 set
- Tempo di lettura: 3 min
Il risultato elettorale nelle Marche ha assunto un significato che va oltre i confini regionali: secondo le previsioni e le analisi politiche in corso, la vittoria del centrodestra in quella regione costituisce un impulso decisivo per sbloccare la situazione in Veneto, dove l’alleanza è ancora in stallo su nomi, candidature e ruoli. Se fino a qualche giorno fa il Veneto era teatro di riflessioni e mediazioni, ora il segnale marchigiano spinge il centrodestra a cercare una sintesi più rapida e una posta in gioco più chiara: la poltrona a Palazzo Balbi può essere l’epilogo di uno scontro interno, se il centrodestra riuscirà a trovare un candidato condiviso, da Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia.
Il nodo più urgente è quello del candidato governatore veneto. Da tempo Matteo Salvini è impegnato a promuovere Alberto Stefani, vicesegretario leghista e figura giovane della Liga Veneta, come successore naturale di Luca Zaia, che non potrà candidarsi per il terzo mandato. Salvini rivendica il diritto della Lega a esprimere il candidato, sottolineando che la regione resta una roccaforte strategica per il partito. Il pressing del segretario nazionale ha assunto toni pubblici: “Stefani è il candidato ideale”, ha dichiarato, indicando l’intenzione di sciogliere il nodo entro l’autunno.
Tuttavia, dentro la coalizione le resistenze non mancano. Fratelli d’Italia mostra prudenza: vuole aspettare il risultato marchigiano per capire fino a che punto potrà rivendicare ruoli nelle altre regioni. La linea difensiva è che una vittoria nelle Marche rafforzi la posizione negoziale dei meloniani nelle altre trattative. Forza Italia, dal canto suo, sostiene che la candidatura debba essere frutto di un accordo condiviso e che non sia il Carroccio a imporre unilateralmente il candidato. In questo equilibrio delicato, la scelta veneta diventa specchio delle ambizioni e delle contrapposizioni all’interno del blocco di centrodestra.
L’effetto Marche è già visibile: il passaggio al centro del dibattito nazionale obbliga le leadership ad accelerare le decisioni locali. L’aria che si respira nei vertici romani è che l’intesa veneta possa essere formalizzata subito dopo il voto marchigiano, che fungerà da termometro per gli equilibri interni. Se l’esito fosse favorevole al centrodestra, la Lega potrebbe rafforzare la rivendicazione del Veneto; in caso contrario, Fratelli d’Italia e Forza Italia potrebbero avanzare pretese maggiori nelle trattative.
Nel Veneto, il panorama dei nomi possibili resta fitto. Stefani resta il favorito per la Lega, ma non è privo di ostacoli: la sua figura non scalda ovunque all’interno del partito e il passato glorioso di Zaia pesa come un’eredità ingombrante. Fratelli d’Italia valuta nomi alternativi come Raffaele Speranzon o Luca De Carlo, che possono offrire più radicamento politico o bilanciare le richieste elettorali del partito. Alcuni dirigenti meloniani segnalano che potrebbero accettare che la Lega esprima il candidato, purché vi siano compensazioni in altre regioni chiave o in ruoli di governo.
C’è poi il tema della “lista Zaia”. Il governatore uscente ha manifestato l’idea di poter presentare una sua lista autonoma, legata al suo nome, come strumento per trattenere consenso e contropotere. Questa eventualità fa tremare gli alleati: una lista Zaia autonomista spaccerebbe l’elettorato di destra e comporterebbe una riduzione dei voti “ufficiali” della coalizione. L’ipotesi che Zaia potesse correre come capolista regionale o essere candidato alle suppletive alla Camera è anch’essa sul tavolo, complicando ulteriormente il gioco delle candidature.
Altro nodo riguarda le tempistiche della campagna elettorale. Ritardare la nomina del candidato significa dare spazio agli avversari: la sinistra potrebbe partire in vantaggio, presentare la propria figura con anticipo e capitalizzare su una coalizione più stabile. Il centrodestra rischia di perdere l’effetto “brand” se i conflitti interni dominano il dibattito locale. Alcuni osservatori segnalano che l’indecisione climatica – tra Marche, Veneto e le altre regioni in voto – riflette una strategia di cautela ma può trasformarsi in un handicap se non si gioca d’anticipo.
Infine, l’assetto del centrodestra regionale potrebbe cambiare. Se la Lega dovesse ottenere il candidato Veneto con Stefani, potrebbe rafforzare il proprio peso interno nelle trattative nazionali. Se invece la nomina scivolasse verso qualcun altro o fosse frutto di compromesso, i rapporti interni si rimescolerebbero. La posta in gioco non è solo la vittoria alle regionali, ma la configurazione futura dei rapporti di forza tra i partiti della coalizione.
In definitiva, l’effetto Marche rende la partita veneta meno indeterminata. L’intesa si avvicina, ma resta da definire nei dettagli: chi sarà il candidato, chi avrà la delega di poterlo proporre, che margini viene lasciati alle liste locali, quanto spazio viene concesso a Zaia e quali compensazioni sono richieste agli alleati. Se il centrodestra saprà superare queste questioni, il Veneto può diventare non solo una riconferma del dominio regionale, ma un punto di forza per la leadership nazionale del progetto politico.

Commenti