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Manovra 2026: tempi, procedure e calendario dei lavori per il primo testo

La manovra economica per il 2026 entra nel vivo con un calendario scandito da scadenze precise e un percorso istituzionale che condizionerà il lavoro del governo e del Parlamento nelle prossime settimane. La nuova legge di bilancio sarà il banco di prova per verificare la tenuta dei conti pubblici dopo le turbolenze internazionali e le pressioni legate alle nuove regole europee di stabilità. Tutti i passaggi dovranno rispettare un’agenda serrata che non lascia spazio a ritardi o incertezze.


Il primo appuntamento cruciale è fissato per l’inizio di ottobre, quando l’esecutivo presenterà il Documento programmatico di finanza pubblica. Questo atto, che sostituisce la tradizionale nota di aggiornamento al Def, conterrà i principali obiettivi macroeconomici, le proiezioni di crescita e le priorità della prossima legge di bilancio. Il documento sarà discusso in Consiglio dei ministri e inviato alle Camere, che lo esamineranno in sede di commissione prima della trasmissione ufficiale a Bruxelles. La presentazione del Documento programmatico di bilancio alla Commissione europea, obbligatoria entro la metà di ottobre, costituirà il passaggio preliminare alla manovra vera e propria.


A seguire, intorno al 20 ottobre, il Consiglio dei ministri approverà il disegno di legge di bilancio e lo trasmetterà al Parlamento. Il testo, articolato in più capitoli, definirà il quadro delle entrate, delle spese e delle misure fiscali, sociali e previdenziali previste per il triennio 2026-2028. La manovra dovrà essere coerente con le nuove regole europee, che impongono vincoli più stringenti sul deficit e sulla dinamica del debito pubblico. L’Italia, come gli altri Paesi membri, dovrà dimostrare di mantenere un equilibrio tra il sostegno alla crescita e la disciplina dei conti.


L’iter parlamentare si aprirà ufficialmente nella Commissione Bilancio della Camera, dove avverrà la discussione generale e la presentazione degli emendamenti. In questa fase, i tecnici del Ministero dell’Economia forniranno relazioni dettagliate sugli effetti finanziari delle misure, mentre i gruppi parlamentari cercheranno di modificare le parti più controverse del testo. Sarà un confronto serrato, con la maggioranza impegnata a difendere le scelte del governo e l’opposizione concentrata a denunciare eventuali squilibri o tagli.


Il percorso prevede poi il passaggio in Aula, dove il governo potrà porre la questione di fiducia per blindare il testo e accelerare i tempi. Dopo il voto della Camera, il disegno di legge passerà al Senato, che avrà poche settimane per esaminarlo e approvarlo senza modifiche sostanziali, in modo da rispettare la scadenza del 31 dicembre. Ogni eventuale correzione da parte di Palazzo Madama costringerebbe a un nuovo passaggio alla Camera, con il rischio di comprimere ulteriormente i tempi.


Nelle prossime settimane, mentre il Parlamento si prepara al confronto, la Commissione europea avvierà la valutazione preliminare del documento programmatico inviato da Roma. Il parere di Bruxelles, atteso per la fine di novembre, indicherà se la manovra rispetta i parametri previsti dalle regole comunitarie. Eventuali osservazioni potranno portare a modifiche tecniche del testo o a impegni di revisione nel corso dell’anno successivo. Il governo punta a evitare richiami formali, che indebolirebbero la credibilità finanziaria dell’Italia e rischierebbero di rallentare la fase di approvazione.


Il lavoro politico, intanto, si concentrerà sulle misure prioritarie: la conferma del taglio del cuneo fiscale, gli interventi sulle pensioni, il rifinanziamento dei contratti pubblici, i fondi per sanità e scuola, e la gestione delle spese per la transizione energetica. Ogni capitolo dovrà essere coperto da risorse certe, in un quadro finanziario reso più rigido dal rallentamento della crescita e dall’aumento della spesa per interessi sul debito. Le risorse disponibili, stimate in poche decine di miliardi, dovranno essere distribuite con equilibrio tra sostegno alle famiglie, incentivi alle imprese e investimenti strategici.


Il clima politico intorno alla manovra è già teso. Le forze di opposizione chiedono maggiore trasparenza sui numeri, accusando il governo di predisporre una manovra poco espansiva. All’interno della maggioranza non mancano differenze di vedute: alcune forze chiedono più fondi per la spesa sociale e la famiglia, altre spingono per una riduzione delle imposte e una maggiore flessibilità fiscale. Sarà il Ministero dell’Economia a dover tenere il filo tra esigenze politiche e vincoli di bilancio, cercando di evitare che le tensioni si traducano in ritardi procedurali.


Le audizioni in commissione saranno decisive per chiarire le priorità. I rappresentanti di Bankitalia, Corte dei conti, Cnel, sindacati e associazioni imprenditoriali presenteranno le loro analisi sul testo, proponendo correzioni e integrazioni. Ogni parere potrà diventare spunto per emendamenti, ma i margini di manovra restano ridotti: gran parte delle risorse è già vincolata a spese obbligatorie e investimenti in corso. Le discussioni più accese riguarderanno probabilmente la distribuzione delle risorse tra le regioni e i settori produttivi, oltre alla gestione dei fondi europei del Pnrr.


Le prossime settimane saranno dedicate alla stesura definitiva del testo e al coordinamento tra governo e Parlamento. Le sedute notturne della commissione Bilancio diventeranno il luogo in cui si definiranno le ultime intese e si cercherà di ridurre il numero degli emendamenti. L’obiettivo è approvare la legge di bilancio entro la fine dell’anno, in modo da garantire la piena operatività delle misure già dal 1° gennaio. Ogni ritardo avrebbe ripercussioni dirette sulla spesa pubblica e sulla credibilità dell’Italia nei confronti delle istituzioni europee.


Il calendario resta quindi serrato e vincolante. Le scadenze europee si intrecciano con quelle parlamentari, e ogni passaggio dovrà essere gestito con rigore per evitare congestioni o slittamenti. Il primo testo della manovra, atteso entro la terza settimana di ottobre, conterrà già la struttura quasi definitiva della legge, lasciando poco spazio a modifiche radicali. L’autunno sarà interamente dedicato alla verifica dei conti, al confronto politico e alla tenuta della maggioranza in vista della più importante legge economica dell’anno.

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