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Manovra 2026, scontro interno nella maggioranza su tassa alle banche: Lega e Forza Italia rilanciano spaccature nel vertice decisionale

La trattativa per la legge di bilancio 2026 si accende in casa maggioranza: al centro dello scontro interno c’è l’ipotesi che il governo chieda un contributo straordinario al sistema bancario, una misura percepita da alcuni come una “tassa” che penalizza un settore già esposto alle turbolenze finanziarie. Il vertice tra le forze di governo è convocato con urgenza per placare le tensioni, ma il tavolo decisionale appare convulso: da un lato chi chiede che le banche contribuiscano alle coperture, dall’altro chi teme effetti negativi sul credito, la stabilità e la credibilità politica dell’esecutivo.


La “tassa sulle banche” è destinata a essere uno dei terreni più insidiosi della manovra. L’idea di un contributo straordinario – da distribuire su uno o più anni – è stata rilanciata come opzione per reperire risorse senza gravare ulteriormente su famiglie e imprese, già sotto pressione per inflazione, costi energetici e vincoli fiscali. Alcuni ministri e parlamentari della maggioranza hanno spinto affinché il settore creditizio partecipi “alla fatica collettiva”, soprattutto alla luce dei recenti utili record in alcuni gruppi bancari.


Ma, dal versante della Lega e di Forza Italia, la misura ha scatenato reazioni critiche e richieste di limiti stringenti. Per la Lega, la proposta appare come un’azione punitiva che potrebbe minare la fiducia degli investitori e la capacità di erogare credito, con ricadute sull’economia reale. Forza Italia, pur non opponendosi in astratto all’idea di un contributo, ha chiesto che l’intervento non venga presentato come una imposta retroattiva o una decisione estemporanea, ma come un’operazione concordata, trasparente e proporzionale.


Il vertice convocato ha lo scopo di ricondurre la trattativa in un terreno condiviso, definendo limiti, criteri, tempistiche e compatibilità con i vincoli europei e con i bilanci bancari. Al centro della discussione ci sarà il saldo da recuperare: se si punta a circa 4 miliardi come somma iniziale, occorre dettagliare da dove provengano le risorse (anticipi su imposte differite, accantonamenti, utili non distribuiti) e in che modo tali risorse verranno “escusse” senza compromettere la stabilità patrimoniale degli istituti.


Il rischio che il contributo sia percepito come una ritorsione fiscale è concreto. Le banche guardano con attenzione: una misura imposta in modo brusco potrebbe deprimere i titoli bancari, aumentare il costo del capitale, indurre timori sul futuro degli utili e generare tensioni con i mercati. Le realtà bancarie minori, con margini stretti, sono quelle maggiormente in pericolo se l’onere non fosse calibrato con attenzione.


Nel contesto politico, l’iniziativa “tassa-banche” serve anche come catalizzatore per le tensioni tra i partiti della coalizione. Il Carroccio, che ha una base territoriale con forti legami con le imprese e il credito locale, non intende essere percepito come responsabile di un’azione che potrebbe danneggiare il tessuto economico. Il centrodestra si contiene a esprimere che la misura deve essere equilibrata e non colpire chi eroga credito ai cittadini.


Allo stesso tempo, il governo deve bilanciare le esigenze di copertura con la forbice delle risorse: difficile reperire fondi senza stornare risorse da capitoli sociali, infrastrutturali o di sostegno all’innovazione. Se il contributo bancario dovesse naufragare per l’opposizione interna, il rischio è che la pressione fiscale venga spostata su altri settori: imprese energetiche, grandi gruppi, patrimonio immobiliare.


In parallelo, si riapre il dibattito sul messaggio politico che la manovra lancia all’esterno. Se il governo appare costretto a “tassare” le banche per finanziarsi, si offre un’immagine di squilibrio fra ambizioni politiche e spazi di bilancio reali. La convenienza di una manovra equilibrata è legata anche alla credibilità internazionale: l’Italia deve mostrare che può reperire risorse senza colpire indiscriminatamente settori fondamentali del sistema produttivo e finanziario.


La partita sul contributo bancario diventa così una cartina di tornasole per la solidità interna della maggioranza e per la capacità dell’esecutivo di tracciare un compromesso che non si ritorca contro se stesso. Il vertice decisivo sul testo della manovra sarà anche una prova di leadership, capace di coniugare rigore finanziario, sensibilità politica e protezione del sistema creditizio italiano.

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