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Manovra 2026: oggi Cdm decisivo, si tratta fino all’ultimo su pensioni e contributi bancari

La giornata che il governo Meloni attendeva da settimane è arrivata: oggi è convocato il Consiglio dei Ministri con un agenda fitta e determinante, il momento di chiudere “i numeri” della Manovra 2026. Il Documento Programmatico di Bilancio (DPB), la base tecnica da inviare a Bruxelles, è al centro dell’attenzione, insieme alle voci più delicate delle coperture: la trattativa con le banche, gli interventi su pensioni, il taglio dell’Irpef e il contributo straordinario richiesto al sistema creditizio sono i nodi che dovranno trovare soluzione entro stasera.


Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha dichiarato che l’obiettivo è chiudere oggi i conti e poi perfezionare le norme nei prossimi giorni. La maggioranza ha predisposto una doppia convocazione del Cdm: oggi per il DPB e giovedì per il testo definitivo della Manovra, così da rispettare le scadenze europee per la trasmissione dei documenti. Il DPB, infatti, deve partire entro il 15 ottobre, mentre la legge di bilancio vera e propria dovrebbe essere approvata in via formale entro il 20 ottobre.


Il punto centrale della discussione riguarda il contributo che verrà richiesto alle banche. Si parla di una cifra vicina ai 2,8 miliardi come punto di equilibrio, anche se alcuni settori della maggioranza spingono per arrivare a 3-5 miliardi. L’intesa negoziata punta a evitare una “tassa sugli extraprofitti” nella forma classica, preferendo strumenti come la sospensione delle deduzioni delle imposte differite attive (DTA) per gli anni 2025 e 2026, o contributi pluriennali distribuiti in più anni in modo da attenuare l’impatto immediato sul settore bancario. L’ABI ha già manifestato apertura a un dialogo “concordato” e non punitivo, riprendendo formule già adottate nel recente passato per contributi straordinari ai conti pubblici.


Parallelamente, resta aperta la partita sulle pensioni, un fronte politicamente sensibile su cui la coalizione è divisa. Il recupero dell’aumento dell’età pensionabile dal 2027, previsto in alcune bozze, sembra essere oggetto di sterilizzazione parziale: la proposta è attenuare l’impatto su fasce particolarmente vulnerabili — come i lavoratori usuranti o precoci — mantenendo però l’equilibrio previdenziale nel medio periodo. In campo c’è anche la proroga di misure come Quota 103, l’Ape sociale e Opzione Donna, almeno per i casi già in corso, ma la loro estensione è diventata tema di confronto interno.


Il capitolo fiscale non è meno complesso. Il taglio dell’aliquota Irpef intermedia — da 35 % a 33 % per gli scaglioni da redditi medi — è considerato un pilastro della manovra, con un costo stimato in circa 2,2-2,5 miliardi. L’operazione è pensata per alleggerire la pressione fiscale sui ceti medi, una fascia che finora aveva ricevuto meno attenzione nelle manovre precedenti. Il governo punta altresì a ridefinire la rottamazione quater/quinquies delle cartelle fiscali: la proposta è estendere la dilazione fino a 9 anni, ma introdurre un acconto che renda più credibile la misura.


Il tema dei tagli alla spesa pubblica è anch’esso sotto pressione. Ogni ministero è sottoposto a richieste di riduzioni in media del 5 % su spese correnti, trasferimenti e modalità operative. Il governo chiede flessibilità nell’applicazione, per evitare impatti sociali e su servizi essenziali, ma non nasconde che il risparmio dovrà venire anche da una revisione severa delle strutture amministrative.


Sul fronte della spesa sociale e degli interventi a favore di famiglie e comparti vulnerabili, sono previste risorse per l’assegno unico rafforzato, per il bonus mamme e per misure di sostegno alla natalità. Il capitolo sanità è anch’esso in agenda, con stanziamenti extra per nuove assunzioni di personale medico e infermieristico, e con l’obiettivo di rafforzare i servizi territoriali. Tali misure, tuttavia, saranno vincolate alle coperture complessive, e rischiano di essere ridimensionate in sede tecnica.


Molti osservatori considerano la composizione finale del testo una bussola politica: l’equilibrio tra rigore finanziario e consenso sociale dipenderà dall’abilità del governo di mantenere compatta la coalizione, di rassicurare le categorie coinvolte e di gestire il confronto con l’Europa. Le tensioni sono palpabili: le richieste imprenditoriali chiedono “una manovra che vada oltre la mera copertura”, denunciando che gli spazi sono troppo stretti per interventi strutturali.


L’orizzonte è sottoposto a vincoli europei: l’Italia deve rispettare i parametri di finanza pubblica, evitare sanzioni e non compromettere la credibilità internazionale. Ogni conto, dunque, è studiato con rigore: lo sforzo è trovare combinazioni che permettano interventi significativi sui redditi medi e sulle pensioni senza superare i tetti del deficit programmato.


I prossimi minuti saranno cruciali: il governo dovrà decidere quali compromessi accettare, fino a che punto convergere nelle concessioni alle banche, quanto incidere sulla previdenza e quanto puntare sul consenso popolare. Da oggi si deciderà il “profilo” della Manovra: se sarà vista come una novità contenuta, ma attentamente calibrata, o come una manovra d’emergenza con rischi politici e sociali incorporati.

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