Manovra 2026, il MEF annuncia il via libera: il Ddl di bilancio bollinato e trasmesso a Palazzo Chigi
- piscitellidaniel
- 22 ott 2025
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Il ministero dell’Economia e delle Finanze ha ufficialmente comunicato che il disegno di legge di bilancio per il 2026 ha ottenuto la “bollinatura” della Ragioneria generale dello Stato, passaggio tecnico indispensabile per certificare la copertura delle misure previste. Il documento è stato immediatamente trasmesso a Palazzo Chigi, dove il Consiglio dei ministri dovrà approvarlo in via definitiva prima dell’invio alle Camere. Con questo atto, la manovra economica entra nella sua fase conclusiva, aprendo la strada al confronto politico e parlamentare su uno dei provvedimenti più attesi e discussi dell’anno.
Il Ddl di bilancio, frutto di settimane di trattative tra i ministeri e la Presidenza del Consiglio, definisce l’allocazione delle risorse per il prossimo anno, con un’attenzione particolare al contenimento del deficit e alla sostenibilità del debito pubblico. La “bollinatura” della Ragioneria, avvenuta nella tarda serata di ieri, certifica la compatibilità delle misure con i vincoli di finanza pubblica e le nuove regole europee di bilancio. L’intervento complessivo ha un valore stimato di circa 25 miliardi di euro, di cui oltre la metà destinati al rinnovo di misure già in vigore e alla proroga del taglio del cuneo fiscale per i redditi medio-bassi.
Fonti del ministero spiegano che la priorità della manovra è garantire continuità e stabilità, mantenendo al tempo stesso un margine di flessibilità per interventi mirati nei settori produttivi. Il provvedimento, articolato in oltre cento articoli, prevede misure per sostenere famiglie, imprese e pubblica amministrazione, ma il governo ha scelto un approccio prudente, evitando spese straordinarie che avrebbero potuto mettere a rischio gli equilibri macroeconomici. L’orientamento resta quello della “responsabilità finanziaria”, linea che il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha ribadito in più occasioni come condizione essenziale per preservare la credibilità del Paese sui mercati internazionali.
Tra i capitoli principali della legge di bilancio spiccano la conferma del taglio del cuneo contributivo per i lavoratori dipendenti con redditi fino a 35.000 euro, la proroga del taglio dell’IRPEF per i redditi medi e le misure di sostegno al potere d’acquisto delle famiglie a basso reddito. Previsto anche un rafforzamento del Fondo per la natalità e della decontribuzione per le madri lavoratrici, oltre a interventi mirati per il settore sanitario e per la scuola. Il governo intende inoltre proseguire con la riforma delle pensioni, attraverso una nuova versione del meccanismo “Quota” e un ampliamento della flessibilità in uscita, pur nel rispetto dei limiti di sostenibilità.
Un altro capitolo rilevante riguarda gli investimenti pubblici e la realizzazione delle opere infrastrutturali previste dal PNRR. Il ministero delle Infrastrutture ha ottenuto ulteriori risorse per garantire la continuità dei cantieri e sostenere i progetti in corso, in particolare nelle aree del Mezzogiorno. Il testo prevede fondi aggiuntivi per la digitalizzazione delle pubbliche amministrazioni e per il completamento dei programmi di transizione ecologica, con incentivi per l’efficienza energetica e il rinnovo dei mezzi di trasporto a basse emissioni. Tuttavia, le risorse complessive risultano inferiori alle richieste iniziali dei singoli ministeri, segno della rigidità dei margini di bilancio.
Uno dei punti più delicati resta la gestione della spesa corrente. Il documento prevede un contenimento delle uscite per il pubblico impiego e un’attenzione rigorosa alla spesa sanitaria, con un aumento delle risorse limitato ma accompagnato da interventi di riorganizzazione. Le Regioni avevano chiesto un incremento più consistente del Fondo sanitario nazionale, ma il governo ha scelto di concentrarsi su una maggiore efficienza nella gestione, destinando nuove risorse solo per l’abbattimento delle liste d’attesa e per la stabilizzazione del personale medico.
Sul fronte fiscale, la manovra include alcune novità: viene confermata la volontà di proseguire con la riforma dell’IRPEF in senso semplificativo, ma senza ulteriori riduzioni delle aliquote rispetto a quelle introdotte nel 2025. È inoltre previsto un inasprimento dei controlli sull’evasione fiscale e un rafforzamento delle misure contro le frodi IVA, con l’obiettivo di recuperare almeno 3 miliardi di euro attraverso la digitalizzazione dei sistemi di tracciamento. Resta invece rinviata la riforma complessiva del catasto, tema considerato troppo divisivo in questa fase politica.
La “bollinatura” del Ddl di bilancio è stata accolta con sollievo dagli ambienti istituzionali, ma anche con una certa cautela da parte dei sindacati e delle categorie produttive. Cgil, Cisl e Uil hanno lamentato l’assenza di risorse sufficienti per i rinnovi contrattuali del pubblico impiego, mentre Confindustria ha sottolineato che la manovra non prevede misure significative per stimolare la produttività e gli investimenti privati. Le associazioni di categoria chiedono un maggiore sostegno all’industria manifatturiera e alla transizione energetica, ritenendo che il quadro economico ancora incerto richieda una spinta più decisa alla crescita.
In ambito politico, la maggioranza ha accolto positivamente la chiusura dell’iter tecnico, presentando la manovra come un atto di responsabilità in una fase di incertezza internazionale. Fratelli d’Italia ha sottolineato l’importanza di mantenere un approccio prudente, mentre la Lega e Forza Italia hanno evidenziato la necessità di introdurre correttivi durante il percorso parlamentare, soprattutto in materia di tasse e pensioni. L’opposizione, invece, parla di “una manovra senza visione”, accusando il governo di concentrarsi solo sull’equilibrio dei conti e di non affrontare le questioni sociali più urgenti, come il caro vita e la crisi occupazionale giovanile.
Nelle prossime ore il testo approderà a Palazzo Chigi per l’esame del Consiglio dei ministri, previsto entro la fine della settimana. Una volta approvato, il Ddl sarà trasmesso al Parlamento, dove inizierà un percorso complesso tra emendamenti, audizioni e confronti politici. Il governo punta a ottenere l’approvazione definitiva entro la fine di dicembre, in modo da rispettare le scadenze europee e garantire l’entrata in vigore delle misure dal 1° gennaio.
Con la “bollinatura” della Ragioneria, la manovra 2026 entra dunque nella fase decisiva del suo iter istituzionale. È un passaggio formale ma sostanziale, che segna il punto di equilibrio tra le ambizioni politiche e i vincoli economici, tra la necessità di sostenere la crescita e quella di mantenere i conti sotto controllo. Un equilibrio fragile, che sarà messo alla prova nel confronto parlamentare e nel giudizio dei cittadini, chiamati a valutare la capacità del governo di coniugare rigore e sviluppo in una fase di rallentamento economico globale.

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