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Manovra 2026, Forza Italia insiste su “salario ricco”, Irpef azzerata per i neoassunti: le proposte che scuotono la maggioranza

Forza Italia rilancia con decisione le sue richieste in vista della legge di bilancio 2026: tra le sue priorità ci sono il “salario ricco”, un meccanismo che incentivi gli aumenti salariali attraverso sgravi o detassazioni, e la proposta di azzerare l’Irpef per i lavoratori neoassunti. Si tratta di misure che implicano scelte politiche forti, costi non trascurabili, divisioni all’interno della coalizione di governo, ma che Forza Italia presenta come essenziali per dare ossigeno al ceto medio, al mondo del lavoro e per arginare la perdita del potere d’acquisto.


L’idea del “salario ricco” comporta che gli aumenti retributivi, specialmente quelli collegati ai rinnovi contrattuali o ai premi di produttività, possano beneficiare di una tassazione ridotta o addirittura di una detassazione integrale per una parte dell’incremento. L’obiettivo è rendere più vantaggiosa la crescita salariale, premiando aziende che riconoscono aumenti veri, non solo indicizzati all’inflazione, ma effettivamente in grado di migliorare il reddito netto percepito dai lavoratori. Forza Italia vuole che questi incentivi siano strutturali e non temporanei, ma non pretende che entrino a regime immediatamente: dai suoi esponenti emerge che servono due o tre anni per calibrare bene il sistema, per studiare le coperture e per introdurre meccanismi che evitino abusi, distorsioni o costi eccessivi per l’erario.


Accanto al salario ricco, la proposta di azzerare l’Irpef per i neoassunti ha una forte valenza simbolica oltre che pratica. Chi entra in un nuovo contratto di lavoro, con assunzione da zero in senso netto, potrebbe non pagare Irpef per un certo periodo (proposto sia come “anno zero” che come più anni se le risorse lo permettono). L’intento è quello di favorire l’occupazione, soprattutto giovanile, premiare chi entra nel mercato del lavoro e alleggerire la pressione fiscale nei momenti iniziali della vita lavorativa, quando salario netto e costi sociali personali sono più difficili da assorbire.


Queste proposte si inseriscono nel più ampio dibattito sulla pressione fiscale nel Paese. Forza Italia chiede anche che per il ceto medio si intervenga sul taglio delle aliquote Irpef, con ipotesi che coinvolgono una riduzione dal 35% al 33% per la fascia dei redditi intermedi e una revisione dello scaglione a cui tale aliquota si applica, estendendolo fino a redditi più alti, come 60.000 euro. La combinazione tra taglio Irpef, salario ricco e agevolazioni per i neoassunti costituisce la proposta complessiva che il partito azzurro intende portare al tavolo della maggioranza come tratto distintivo della sua linea.


Tuttavia non mancano le perplessità e le opposizioni interne. I Moderati dentro la coalizione fanno presente che certe misure, specie l’azzeramento dell’Irpef per i neoassunti, rischiano di avere costi elevati senza un adeguato piano di coperture. Si sottolinea che sebbene lo stimolo all’occupazione sia condivisibile, ogni sgravio fiscale generalizzato o quasi generalizzato deve essere valutato rispetto all’impatto sui conti pubblici, al rischio di ingiustizie tra categorie di lavoratori e alla possibilità che benefici effimeri generino aspettative non realistiche.


Un altro nodo è la sostenibilità temporale delle misure: Forza Italia stessa ammette che il salario ricco non può partire subito per tutti, ma che inizialmente servirebbe una fase graduale di introduzione, due-tre anni di sperimentazione, soprattutto per verificare gli effetti sui contratti, sull’inflazione implicita, sulla dinamica dei premi produttivi. Serve inoltre che il governo nazionale individui risorse certe, possibili tagli di spesa inefficienti, misure di lotta all’evasione, razionalizzazione del fisco.


Le coperture restano la vera variabile difficile. Le fonti su cui si ragiona includono risparmi da spesa pubblica, riallocazioni di risorse già stanziate, interventi sul gettito fiscale attraverso una maggiore base imponibile o una revisione delle detrazioni, recupero dell’evasione, ma anche proposte più controverse, come una possibile tassa sul buyback, ipotesi che però trova resistenze interne. Si considera anche l’opportunità di sgravare contributi per i salari bassi, nei casi in cui il salario minimo non sia rispettato o per le fasce più deboli, ma qui il confronto tecnico è serrato, vista l’alta sensibilità del tema e la difficoltà storica nel mantenere misure generose senza innescare effetti perversi.


Dal punto di vista politico, Forza Italia punta a far valere queste istanze come contrappeso all’azione fiscale generale, a differenziare la propria proposta all’interno della coalizione e a presentarsi agli elettori con misure percepibili e concrete sul tema che pesa di più sui bilanci familiari: la tassazione del lavoro, il salario netto, l’ingresso nel mercato del lavoro. Il rischio però è che le promesse restino sulle carte se non accompagnate da atti legislativi precisi, da emendamenti ben costruiti, da verifiche tecniche affidabili e da un consenso nella maggioranza che non sempre appare solido su questi temi.

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