Manovra 2026 e richiesta di rendere strutturale l’iper-ammortamento per sostenere gli investimenti delle imprese
- piscitellidaniel
- 13 nov 2025
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Il confronto sulla manovra 2026 si concentra sempre di più sulla necessità di dare alle imprese un quadro stabile per programmare gli investimenti e superare l’incertezza che negli ultimi anni ha frenato molti progetti industriali. L’attenzione si è concentrata sulla proposta di rendere strutturale l’iper-ammortamento, uno strumento che negli esercizi passati aveva favorito il rinnovo dei macchinari e l’introduzione di tecnologie avanzate nelle fabbriche italiane. La richiesta arriva dal mondo produttivo, che considera indispensabile poter investire su orizzonti pluriennali, evitando la logica degli incentivi a scadenza annuale che complicano la pianificazione e rendono difficoltoso l’avvio di progetti complessi. L’interlocuzione aperta con il ministro dell’Economia ha consentito di delineare un quadro più chiaro sulle intenzioni del governo, che valuta la possibilità di rafforzare gli strumenti rivolti a innovazione, digitalizzazione e competitività internazionale delle imprese.
Nel dibattito emerge l’idea che l’iper-ammortamento non sia soltanto un incentivo fiscale, ma un elemento che contribuisce a definire la strategia industriale del Paese. Le imprese chiedono strumenti semplici, immediatamente utilizzabili e soprattutto prevedibili, mentre negli ultimi anni si sono trovate a operare in un contesto caratterizzato da revisioni continue delle misure, modifiche dei requisiti di accesso e difficoltà interpretative. La trasformazione dei crediti d’imposta in un meccanismo di maggiorazione del costo deducibile viene vista come un passo verso una maggiore linearità, anche se richiede una valutazione attenta degli effetti sul reddito e sulla capacità delle aziende di beneficiare realmente dell’agevolazione. La discussione sul tema ha evidenziato come la rapidità con cui cambiano le condizioni dei mercati globali renda indispensabile un quadro normativo che non costringa le imprese a rivedere costantemente le proprie scelte.
Le associazioni imprenditoriali hanno richiamato l’attenzione anche sulla necessità di allargare la platea dei beneficiari, evitando che l’agevolazione resti concentrata sulle imprese di grandi dimensioni. Il sistema produttivo italiano è caratterizzato da una presenza significativa di piccole e medie imprese che spesso non riescono a sfruttare gli incentivi a causa di vincoli amministrativi, limiti di redditività o difficoltà tecniche nell’interpretazione delle norme. Un incentivo stabile e strutturato può contribuire a colmare questo divario, consentendo anche alle realtà più piccole di avviare percorsi di modernizzazione che finora erano stati rimandati. Il tema assume particolare importanza nelle filiere del manifatturiero, dove la transizione digitale richiede investimenti consistenti in attrezzature, software e sistemi di controllo che incidono profondamente sull’organizzazione della produzione.
Sul piano politico, il dialogo tra governo e imprese mette in luce la volontà di trovare un punto di equilibrio che consenta di sostenere lo sviluppo senza compromettere la stabilità dei conti pubblici. La scelta di introdurre incentivi che aumentano il costo deducibile, invece di ricorrere a crediti d’imposta immediatamente compensabili, risponde anche alla necessità di modulare l’impatto sul bilancio dello Stato. Tuttavia, la prevedibilità rimane il nodo centrale: le imprese chiedono che l’eventuale nuova disciplina non sia concepita come una misura limitata a un solo esercizio, ma che venga accompagnata da un orizzonte temporale chiaro, così da non interrompere la continuità degli investimenti. La complessità delle filiere produttive e la necessità di coordinare forniture, finanziamenti e sviluppo tecnologico mal si conciliano con strumenti che cambiano di anno in anno.
In questo contesto si inseriscono anche le richieste di definire criteri trasparenti nella selezione dei beni agevolabili, in particolare per quanto riguarda i macchinari interconnessi e le tecnologie finalizzate alla sostenibilità. L’esperienza dei precedenti cicli di incentivi ha mostrato quanto sia importante che le imprese possano orientarsi con certezza all’interno delle classificazioni dei beni, evitando dubbi interpretativi che rischiano di rallentare l’attività o di esporle a contestazioni successive. L’obiettivo è quello di delineare un sistema semplice, accessibile e stabile, capace di sostenere gli investimenti in un momento in cui molte imprese devono affrontare sfide legate alla competitività internazionale, ai costi energetici, alla riorganizzazione delle catene di fornitura e allo sviluppo di nuove competenze interne necessarie a gestire le tecnologie avanzate.
All’interno del dibattito sulla manovra 2026, l’iper-ammortamento diventa quindi un simbolo della volontà di rilanciare una politica industriale più coerente e coordinata, capace di incidere in modo strutturale sulla capacità delle imprese di innovare, crescere e competere. Le prossime settimane saranno decisive per definire l’impianto definitivo della misura e chiarire se la richiesta del sistema produttivo di un regime stabile potrà tradursi in un intervento legislativo capace di rispondere alle aspettative.

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