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Manovra 2026, cresce il malcontento: non solo banche, anche polizia e autotrasportatori delusi dalle misure del governo

La legge di bilancio per il 2026, al centro del dibattito politico ed economico delle ultime settimane, sta suscitando un’ondata di critiche che va ben oltre il mondo bancario. Dopo le tensioni legate alla tassazione degli extraprofitti e ai tagli fiscali meno ampi del previsto, a manifestare delusione sono ora anche le forze di polizia e il settore dell’autotrasporto, che lamentano l’assenza di misure concrete a sostegno di categorie già sotto pressione. Il malcontento si estende così a settori strategici per la sicurezza e la logistica del Paese, segnalando una crepa nella coesione sociale e nella fiducia verso le scelte economiche del governo.


Le polemiche hanno preso corpo dopo la presentazione della bozza finale della manovra, che, pur confermando alcuni interventi di rilievo – come la proroga del taglio del cuneo fiscale e i fondi per le famiglie a basso reddito – lascia fuori una serie di provvedimenti attesi da tempo. In particolare, i sindacati delle forze dell’ordine hanno denunciato l’assenza di risorse aggiuntive per il rinnovo contrattuale, la carenza di fondi per le dotazioni tecnologiche e il mancato riconoscimento economico per le ore straordinarie. “Le promesse fatte negli scorsi mesi non si sono tradotte in fatti”, hanno dichiarato le rappresentanze del comparto sicurezza, ricordando che il personale opera da anni in condizioni di organico ridotto e con stipendi tra i più bassi d’Europa.


Il governo ha previsto un incremento complessivo di circa 1 miliardo di euro per il rinnovo dei contratti pubblici, cifra che, secondo i sindacati, non è sufficiente a coprire le necessità del settore sicurezza e difesa. La delusione è ancora più forte dopo gli impegni assunti dal ministero dell’Interno e da quello dell’Economia, che avevano promesso un adeguamento salariale graduale entro la fine della legislatura. Le associazioni dei poliziotti e dei carabinieri chiedono ora un tavolo urgente per ridefinire le priorità di spesa, sottolineando che la sicurezza nazionale non può essere sacrificata in nome dell’equilibrio di bilancio.


Parallelamente, si registra un forte malcontento nel comparto dell’autotrasporto, che rappresenta una delle colonne portanti dell’economia italiana. Le principali associazioni di categoria, tra cui Conftrasporto e Fai-Confcommercio, hanno espresso preoccupazione per la mancata proroga dei crediti d’imposta sul gasolio e per la riduzione dei fondi destinati al rinnovo del parco mezzi. Gli operatori del settore denunciano che, senza un sostegno adeguato, molte imprese di piccole e medie dimensioni rischiano di non sopravvivere all’aumento dei costi energetici e assicurativi.


La manovra, secondo le analisi tecniche, ha destinato solo una parte marginale delle risorse al comparto dei trasporti, concentrandosi prevalentemente sulle politiche di welfare e sul contenimento del deficit. Le imprese chiedono invece interventi strutturali per sostenere la transizione ecologica e digitale del settore, che si trova a dover affrontare investimenti onerosi per adeguarsi alle normative europee sulle emissioni e alla progressiva elettrificazione della flotta. “Non si può chiedere alle aziende di innovare senza fornire strumenti economici adeguati”, ha dichiarato Paolo Uggè, presidente di Conftrasporto, aggiungendo che il rischio è quello di vedere aumentare la dipendenza dell’Italia dai vettori esteri.


Sul fronte bancario, le tensioni restano elevate dopo le polemiche sull’ipotesi di una tassazione straordinaria sugli utili del comparto. Le associazioni di categoria hanno criticato la scelta del governo, giudicandola un intervento punitivo e poco coerente con l’obiettivo dichiarato di favorire la stabilità del sistema creditizio. La misura, secondo gli operatori finanziari, rischia di ridurre la capacità delle banche di erogare credito alle imprese e alle famiglie, proprio in una fase in cui la domanda interna mostra segnali di debolezza.


Anche i sindacati confederali hanno espresso insoddisfazione per il quadro complessivo della manovra. Pur apprezzando il mantenimento di alcune misure di sostegno al reddito, giudicano insufficienti le risorse destinate ai rinnovi contrattuali e alla riduzione delle tasse sui lavoratori dipendenti. La Cgil, in particolare, ha parlato di “una manovra che non incide sulle disuguaglianze e che rischia di accentuare il divario tra settori pubblici e privati”. Cisl e Uil hanno chiesto un incontro urgente con il ministro dell’Economia per discutere una revisione del piano, puntando a rafforzare le misure di incentivazione per le imprese che investono in occupazione e formazione.


In questo scenario, la reazione delle forze di opposizione è stata immediata. Il Partito Democratico ha definito la manovra “socialmente sbilanciata”, mentre il Movimento 5 Stelle ha denunciato la mancanza di visione strategica e di interventi a favore dei ceti medi. Secondo i partiti di minoranza, la legge di bilancio privilegia la stabilità contabile rispetto alla crescita reale, e trascura i settori che più avrebbero bisogno di un sostegno concreto.


Dalla maggioranza, invece, arriva un tentativo di rassicurazione. Fonti vicine a Palazzo Chigi sostengono che le misure siano state calibrate in base ai margini di manovra concessi dalle regole europee e che nei prossimi mesi verranno introdotti correttivi mirati. “La priorità – spiegano – è mantenere il bilancio sotto controllo, ma senza abbandonare nessuna categoria. Alcuni interventi verranno riprogrammati nei decreti attuativi o nella prossima legge collegata”. Tuttavia, all’interno della stessa coalizione emergono divergenze: la Lega chiede più fondi per la sicurezza e per le imprese del Nord, mentre Forza Italia spinge per misure fiscali più incisive a favore del ceto medio.


La sensazione generale è che la legge di bilancio per il 2026, nata sotto il segno della prudenza, rischi di scontentare molte delle categorie su cui il governo aveva costruito la propria base di consenso. L’assenza di misure sostanziali per comparti nevralgici come quello della sicurezza e dei trasporti alimenta la percezione di una politica economica concentrata più sul controllo dei conti che sul rilancio della crescita reale. In un contesto economico fragile, con l’inflazione ancora elevata e la domanda interna stagnante, il rischio è che la delusione delle categorie sociali si traduca in tensioni diffuse e in una perdita di fiducia nei confronti dell’esecutivo.


La manovra 2026, concepita per garantire stabilità e continuità, si trova dunque al centro di un confronto sempre più acceso tra prudenza finanziaria e necessità di sostegno concreto a chi, nel Paese, garantisce ogni giorno sicurezza, mobilità e lavoro.

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