Legno, export in calo del 4,7% ad agosto: pesa la frenata degli Stati Uniti e si indebolisce la domanda internazionale
- piscitellidaniel
- 11 dic 2025
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Il settore del legno italiano registra un nuovo rallentamento, con un calo dell’export pari al 4,7% nel mese di agosto, un dato che conferma un trend di indebolimento già osservato nei mesi precedenti. A pesare maggiormente è la contrazione della domanda proveniente dagli Stati Uniti, mercato strategico per l’intera filiera e in particolare per le imprese specializzate nella produzione di semilavorati, pannelli, arredi e componenti destinati al comparto delle costruzioni e del design. La frenata americana, che si inserisce in un contesto di generale prudenza degli operatori internazionali, ha contribuito in modo determinante alla riduzione dei volumi, del valore delle vendite estere e delle opportunità commerciali per le aziende italiane.
Il rallentamento non riguarda però un unico segmento. Le difficoltà si concentrano soprattutto sui semilavorati e sui prodotti trasformati ad alto impiego energetico, che risentono dell’aumento dei costi produttivi e dell’incertezza macroeconomica. L’industria del legno, tradizionalmente connessa ai cicli dell’edilizia e dell’arredo, subisce gli effetti dell’aumento dei tassi di interesse negli Stati Uniti e della conseguente riduzione dei cantieri, degli investimenti immobiliari e degli ordini da parte delle aziende del settore. Le imprese italiane più esposte sul mercato nordamericano hanno così registrato contrazioni significative, con ripercussioni sulla programmazione degli stabilimenti e sulle previsioni di vendita per i prossimi mesi.
Anche in Europa la situazione non appare più favorevole. La domanda proveniente da Germania, Francia e altri mercati chiave mostra segnali di stagnazione, in parte legati al rallentamento della produzione industriale e in parte al calo dei consumi di beni durevoli. Le aziende italiane, che avevano beneficiato negli anni recenti di una domanda sostenuta, si trovano ora a dover affrontare un contesto molto più selettivo, in cui la capacità di offrire prodotti tecnologicamente avanzati, sostenibili e competitivi sul prezzo diventa un elemento discriminante per mantenere posizioni consolidate.
Il quadro è reso più complesso dall’aumento dei costi della materia prima e dalla difficoltà di reperimento di alcune tipologie di legname, soprattutto tropicale e di provenienza nordamericana. La filiera sta inoltre subendo le conseguenze delle tensioni geopolitiche che incidono sulla logistica, sui trasporti marittimi e sui tempi di approvvigionamento. Le aziende italiane, parte integrante di un ecosistema produttivo articolato e diffuso in molte regioni, devono affrontare cicli più lunghi e una maggiore volatilità dei prezzi, che rende più difficile programmare investimenti e ordini di acquisto.
Nonostante il dato negativo, alcune nicchie del settore mostrano una resilienza superiore alla media. I prodotti certificati per la sostenibilità, il legno ingegnerizzato e le soluzioni ad alta efficienza per l’edilizia green continuano a registrare un interesse stabile, soprattutto nei mercati del Nord Europa. Le aziende che hanno investito in innovazione, digitalizzazione e processi produttivi a basso impatto ambientale riescono a mantenere margini migliori anche in un contesto di domanda debole. Tuttavia, la loro capacità di compensare il calo generale rimane limitata rispetto all’ampiezza del comparto.
Molti operatori chiedono ora misure di sostegno per affrontare una fase che potrebbe protrarsi per tutto il 2026. Le associazioni di categoria sollecitano una maggiore attenzione alle politiche per l’internazionalizzazione, strumenti di tutela per le esportazioni, incentivi agli investimenti tecnologici e un quadro normativo più stabile sul fronte energetico. Il settore del legno, che contribuisce in modo significativo all’economia italiana e all’export manifatturiero, ha infatti bisogno di risposte strutturali per sostenere competitività e capacità di innovazione.
Il mese di agosto conferma quindi un 2025 complesso per la filiera, già provata da oscillazioni della domanda, aumento dei costi e rallentamenti nei mercati chiave. Il peso della frenata statunitense, in particolare, evidenzia la vulnerabilità delle esportazioni italiane rispetto alle dinamiche globali e la necessità di diversificare ulteriormente i mercati di riferimento. Le prossime rilevazioni saranno decisive per comprendere se il calo dell’export rappresenti una fase temporanea o l’inizio di un ciclo più lungo di difficoltà per uno dei settori più radicati e tradizionali del Made in Italy.

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