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La terza via dell’Italia sul riconoscimento della Palestina: Meloni pronta a parlarne all’Onu

Il tema del riconoscimento dello Stato di Palestina è tornato con forza al centro del dibattito internazionale e l’Italia, secondo quanto emerge dalle più recenti dichiarazioni politiche e dalle indiscrezioni diplomatiche, si prepara a proporre una “terza via” che tenga insieme l’esigenza di riaffermare il diritto dei palestinesi a uno Stato e la volontà di preservare la sicurezza di Israele. La premier Giorgia Meloni, attesa domani a intervenire all’assemblea generale delle Nazioni Unite, presenterà la linea italiana davanti alla platea internazionale, delineando una posizione che punta a differenziarsi da approcci unilaterali e a promuovere invece un percorso multilaterale e negoziato.


La questione del riconoscimento è diventata urgente anche alla luce delle recenti mosse di alcuni Paesi europei che hanno deciso di procedere autonomamente. Spagna, Irlanda e Norvegia hanno già intrapreso l’iter di riconoscimento ufficiale dello Stato di Palestina, suscitando reazioni contrastanti all’interno dell’Unione europea e in Israele. L’Italia, tradizionalmente collocata su posizioni di equilibrio, intende evitare passi solitari che possano compromettere l’unità europea, ma al tempo stesso vuole dare un segnale chiaro di attenzione alle aspirazioni del popolo palestinese.


La “terza via” immaginata da Roma prevede un riconoscimento inserito in un percorso politico più ampio, che contempli garanzie di sicurezza per Israele, impegni precisi da parte delle autorità palestinesi e un ruolo attivo delle Nazioni Unite nel monitoraggio del processo. Non si tratta dunque di un atto immediato e unilaterale, ma di una strategia che intende condizionare il riconoscimento a una serie di passi concreti che possano davvero rilanciare la prospettiva dei due Stati.


Meloni, secondo fonti vicine al governo, sottolineerà come l’Italia non voglia cedere a pressioni né di un fronte né dell’altro, ma agire da ponte tra le diverse sensibilità. Da un lato riaffermare il legame con Israele, partner storico e punto di riferimento strategico per la sicurezza mediterranea, dall’altro riconoscere la legittima aspirazione dei palestinesi a uno Stato sovrano e indipendente. Un equilibrio complesso, che richiede grande abilità diplomatica e la capacità di convincere anche gli alleati europei a seguire una linea condivisa.


La posizione italiana trova giustificazione anche nel contesto interno. Negli ultimi mesi si sono moltiplicate le manifestazioni pro-Palestina in diverse città, con una crescente pressione dell’opinione pubblica affinché il governo assuma una posizione più netta. Al tempo stesso, la sensibilità verso Israele resta forte, soprattutto in settori politici e culturali che vedono nello Stato ebraico un baluardo contro il terrorismo e l’instabilità regionale. Da qui l’idea di una “terza via” che consenta di rispondere alle richieste interne senza mettere a rischio relazioni diplomatiche fondamentali.


Sul piano internazionale, la proposta italiana si inserisce in un contesto estremamente delicato. Il conflitto in Medio Oriente resta acceso, con nuove ondate di violenza che colpiscono civili da entrambe le parti e con un processo di pace fermo ormai da anni. Le istituzioni palestinesi sono divise, con la Striscia di Gaza controllata da Hamas e la Cisgiordania amministrata dall’Autorità nazionale palestinese. Israele, dal canto suo, continua a opporsi a qualsiasi riconoscimento che non sia frutto di un negoziato diretto, sostenendo che decisioni unilaterali rischiano di rafforzare le fazioni più radicali.


L’Italia, insieme ad altri partner europei, mira invece a rilanciare il ruolo dell’Onu come garante del processo, proponendo che un eventuale riconoscimento sia accompagnato da un meccanismo internazionale di verifica e da un sostegno economico per la ricostruzione delle infrastrutture palestinesi. In questo quadro, il contributo dell’Unione europea potrebbe risultare decisivo, sia come principale donatore di aiuti sia come attore politico in grado di esercitare pressioni su entrambe le parti.


La premier Meloni, intervenendo all’assemblea Onu, dovrebbe ribadire la fedeltà dell’Italia alla soluzione dei due Stati, sottolineando però che il riconoscimento non può essere un gesto simbolico privo di conseguenze pratiche. Deve invece rappresentare l’avvio di un percorso reale verso la pace, in cui le due comunità possano convivere con reciproche garanzie di sicurezza e di sviluppo. La linea italiana mira dunque a rafforzare la credibilità internazionale del Paese come attore equilibrato e costruttivo, capace di proporre soluzioni pragmatiche in un contesto fortemente polarizzato.


Il discorso della premier sarà seguito con attenzione sia dalle cancellerie europee sia dai Paesi arabi, che vedono nell’Italia un interlocutore potenzialmente capace di mediare grazie alla sua posizione geografica e storica nel Mediterraneo. Le mosse di Roma potrebbero influenzare le future scelte dell’Unione europea, dove la divisione tra chi spinge per un riconoscimento immediato e chi preferisce attendere un negoziato rimane forte.


La sfida per il governo italiano è riuscire a trasformare la proposta della “terza via” in un’iniziativa concreta, capace di raccogliere consensi e di non rimanere solo una dichiarazione d’intenti. Per questo, il lavoro diplomatico nelle prossime settimane sarà fondamentale, con incontri bilaterali, consultazioni a Bruxelles e un coordinamento costante con Washington, che resta il principale arbitro delle dinamiche mediorientali.


Il riconoscimento della Palestina, nelle intenzioni italiane, non deve essere un punto di arrivo ma un punto di partenza, utile a riaprire un dialogo ormai fermo da troppo tempo. La “terza via” proposta da Meloni cerca di coniugare principi e realismo, offrendo una prospettiva che tenga insieme giustizia, sicurezza e pragmatismo diplomatico.

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