La sfida 2026 del governo: crescita moderata, conti pubblici in miglioramento e le basi per la nuova Manovra
- piscitellidaniel
- 2 ott
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Il Consiglio dei Ministri si prepara a definire i numeri cardine che costituiranno la struttura della prossima Manovra economica. Al centro del Documento Programmatico di Finanza Pubblica vi sono le stime di crescita e i saldi di bilancio, che faranno da cornice alle decisioni fiscali e di spesa da adottare nei prossimi mesi. Si tratta di un passaggio cruciale perché da queste proiezioni dipenderà non solo la credibilità del governo sul piano interno, ma anche la valutazione di Bruxelles sui conti italiani.
Le previsioni attese indicano un prodotto interno lordo in crescita modesta: +0,5% per il 2025 e un leggero miglioramento al +0,7% per il 2026. Numeri che segnalano un’economia ancora debole, frenata dal rallentamento internazionale, dai tassi di interesse elevati e dal peso dell’inflazione che, pur in calo, continua a incidere su famiglie e imprese. Per l’esecutivo si tratta di dati prudenti, che dovranno sostenere le basi di una legge di bilancio realistica e allo stesso tempo capace di contenere margini per interventi mirati.
Sul versante dei conti pubblici, il quadro è più incoraggiante. Le proiezioni sul deficit mostrano un miglioramento che potrebbe portare il rapporto deficit/PIL intorno alla soglia del 3%, in linea con i parametri europei. Questo risultato consentirebbe all’Italia di uscire dalla procedura per disavanzo eccessivo, aprendo spazi di manovra per alcune misure di stimolo senza compromettere la sostenibilità del debito. Tuttavia, la riduzione del deficit non elimina i vincoli stringenti: il governo sarà chiamato a garantire equilibrio nella crescita della spesa pubblica, mantenendo al tempo stesso un percorso credibile di riduzione del debito.
Tra le misure già ipotizzate figurano un intervento sull’IRPEF con la riduzione dell’aliquota del secondo scaglione, un’estensione delle fasce di reddito coinvolte e un pacchetto dedicato alla casa, con particolare attenzione ai giovani. Si discute anche di razionalizzazione delle detrazioni e della possibilità di rinnovare forme di rottamazione delle cartelle esattoriali, strumenti che possono fornire gettito aggiuntivo e alleggerire la pressione su contribuenti e imprese.
Un altro nodo cruciale riguarda la spesa corrente e gli investimenti. Il governo intende mantenere la crescita della spesa pubblica entro limiti ristretti, tra l’1,3% e l’1,6% annuo, per rispettare gli impegni presi con l’Unione Europea. Allo stesso tempo, sarà necessario finanziare interventi strategici in settori come sanità, infrastrutture, transizione digitale ed energetica, senza dimenticare le misure di sostegno al potere d’acquisto. La difficoltà sarà bilanciare queste esigenze con le risorse disponibili e con il vincolo di non aumentare il debito oltre livelli sostenibili.
Il calendario impone tempi serrati. Il documento programmatico dovrà essere presentato al Parlamento entro i primi giorni di ottobre e inviato alla Commissione europea a metà mese. Entro la terza settimana di ottobre dovrebbe arrivare la presentazione ufficiale della legge di bilancio, che poi dovrà affrontare l’intero iter parlamentare entro fine anno. Ogni slittamento rischierebbe di compromettere la credibilità dell’Italia sul piano europeo e di alimentare tensioni sui mercati finanziari.
Il contesto internazionale resta un’incognita pesante. La prosecuzione del conflitto in Ucraina, la volatilità dei mercati energetici e le tensioni commerciali globali possono alterare rapidamente le condizioni economiche, rendendo fragili le previsioni di crescita. Un eventuale rallentamento mondiale o una nuova crisi delle materie prime potrebbe ridurre gli spazi fiscali appena conquistati.
Il Consiglio dei Ministri di oggi rappresenta quindi un passaggio fondamentale per fissare i capisaldi della politica economica dei prossimi mesi. Dalle decisioni prese dipenderanno la fiducia dei mercati, l’atteggiamento delle istituzioni europee e la percezione dei cittadini riguardo alla capacità del governo di coniugare stabilità dei conti e misure di sostegno a famiglie e imprese.

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