La firma imminente di Roberto Calderoli sulle pre-intese con Lombardia e Veneto segna una svolta simbolica nel percorso dell’autonomia differenziata
- piscitellidaniel
- 17 nov
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È attesa per domani la sottoscrizione da parte del ministro delle Autonomie Roberto Calderoli delle cosiddette pre-intese con le regioni lombarda e veneta, un passo che assume un significato politicamente rilevante all’interno della coalizione di centrodestra e della linea della Lega. Il piano stabilisce che prima sarà siglato l’accordo con il Veneto e subito dopo con la Lombardia, segnalando un’accelerazione volontaria rispetto ai tempi finora ventilati. Nell’agenda del ministro e del governo vi è la volontà di imprimere una svolta immediata al dossier dell’autonomia differenziata, in particolare per le «materie non Lep» — ovvero settori come sanità, protezione civile, professioni e previdenza complementare — che le regioni del Nord intendono acquisire nella propria competenza. La firma è collocata in un contesto elettorale regionale imminente in Veneto, dove il centrodestra indice un comizio del proprio candidato e dove la Lega mostra visibilità elevata: da qui la scelta strategica di collegare la firma a un momento di mobilitazione politica del partito, evidenziando come il dossier autonomia sia non solo tecnico-normativo ma anche fortemente simbolico e propulsivo per il consenso.
Il contesto nazionale in cui si inserisce l’operazione è tutt’altro che neutro: da una parte la Lega, storico promotore del federalismo e dell’autonomia delle regioni del Nord, considera le pre-intese una sorta di «bottino» elettorale da consegnare ai propri elettori prima delle consultazioni. Dall’altra, il governo deve bilanciare esigenze politiche territoriali con gli equilibri istituzionali dello Stato centrale, tenendo conto dei partner di coalizione e del Parlamento. Calderoli, che già in passato aveva fissato obiettivi di firma rapida (anche prima di eventi simbolici come la festa di Pontida), appare ora determinato a concretizzare un risultato, sbloccando una trattativa che era rimasta in stallo nei mesi precedenti. Il ministro ha ribadito più volte che sono in corso le interlocuzioni con le regioni e che la firma imminente testimonia la volontà di passare dalle parole ai fatti.
Dal lato delle regioni coinvolte, il Veneto e la Lombardia interpretano la futura firma come un riconoscimento significativo della loro domanda di maggiore autonomia. Entrambe le amministrazioni regionali hanno evidenziato che la sottoscrizione delle pre-intese permetterà di avviare una fase di negoziazione conclusiva in vista dell’intesa definitiva, e di fissare meglio tempi, contenuti e risorse per l’effettiva devoluzione delle materie. In Veneto, la firma è vista anche come un elemento di rafforzamento politico interno rispetto alle elezioni regionali in programma, offrendo al candidato del centrodestra un argomento concreto nella campagna elettorale. In Lombardia, la trattativa prosegue in parallelo, con la Regione che attende un segnale del governo per consolidare la propria posizione e raccogliere rendimenti politici e amministrativi dal dossier autonomia.
Tuttavia, l’operazione non è priva di rischi e contraddizioni. Il percorso delle pre-intese riguarda materie delicate che richiedono non solo accordi formali ma anche risorse certe, ridefinizione dei ruoli istituzionali, controlli sui trasferimenti delle funzioni e garanzie sull’uguaglianza tra cittadini indipendentemente dalla regione di residenza. Il governo dovrà chiarire come affronterà le questioni del residuo fiscale, dei meccanismi di perequazione, del rispetto dei livelli essenziali di prestazione e della coesione nazionale: temi su cui le regioni del Sud e l’opposizione mettono in guardia contro possibili aumenti delle disuguaglianze territoriali. In un quadro così sensibile, la firma delle pre-intese costituirà soltanto l’inizio di una fase negoziale complessa, nel corso della quale saranno richieste concrete misure attuative e tempi definiti per la restituzione dei poteri alle regioni.
La coincidenza del momento scelto — a ridosso del grande comizio del centrodestra in Veneto, con la partecipazione del vicepresidente e figure di rilievo del partito — conferma che l’intesa è anche una mossa politica, tesa a consolidare il posizionamento della Lega nel Nord e a offrire una risposta tangibile ai propri elettori. L’apparato comunicativo del partito ha già preannunciato che la firma rappresenterà «il primo atto di una svolta storica» per l’autonomia del Nord, mentre il governo sottolinea la necessità di procedere con equilibrio tra devoluzione e tutela dell’unità della Repubblica. Il tema autonomia, fino ad ora spesso rimasto in fase di promesse e attese, assume ora concretezza e visibilità mediatica, con ricadute immediate sul dibattito politico e sulla solidarietà territoriale.
Il passo che verrà formalizzato domani sarà dunque simbolicamente rilevante: segnerà il superamento di un ostacolo procedurale e sancirà l’impegno governativo nei confronti delle regioni richiedenti. Al tempo stesso, aprirà una fase in cui dovranno essere predisposti decreti attuativi, criteri di ripartizione, tempi di implementazione e verifiche di efficacia. L’esito della firma — e soprattutto il modo in cui verrà attuata — potrà influenzare non solo l’esito delle regionali ma anche la percezione della capacità del governo di mantenere le promesse e di gestire riforme proporzionali alle attese.

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