La difesa si prepara alla nuova frontiera: esperti contro gli attacchi cyber nel disegno di legge per la sicurezza nazionale
- piscitellidaniel
- 19 set 2025
- Tempo di lettura: 3 min
Il Governo ha presentato un disegno di legge che segna un cambio di passo nella strategia nazionale di sicurezza: la Difesa si doterà di un corpo di esperti dedicati al contrasto degli attacchi informatici. La misura nasce dalla consapevolezza che la guerra del futuro, e sempre più spesso anche quella del presente, non si combatta soltanto sui campi tradizionali, ma nei circuiti digitali, nelle reti critiche e nei sistemi informatici che sostengono le infrastrutture vitali di un Paese.
La decisione di inserire nel disegno di legge una sezione specifica sulla cybersecurity risponde a un’esigenza che negli ultimi anni è diventata prioritaria. Le minacce informatiche sono cresciute in modo esponenziale: dagli attacchi ransomware alle campagne di spionaggio digitale, fino alle offensive che mirano a paralizzare servizi essenziali come energia, trasporti, sanità e difesa. In questo scenario, la necessità di professionisti specializzati appare evidente, perché le competenze richieste per fronteggiare simili sfide non possono essere improvvisate.
Il progetto prevede la creazione di team altamente qualificati composti da analisti, ingegneri informatici, esperti di crittografia e professionisti della sicurezza delle reti. Queste nuove figure opereranno all’interno delle strutture militari ma saranno formate in collaborazione con università e centri di ricerca, in modo da assicurare un costante aggiornamento rispetto all’evoluzione delle tecnologie e delle minacce. La logica è quella di costruire una filiera della conoscenza che unisca il mondo accademico, il settore privato e l’apparato statale.
Uno dei nodi centrali del disegno di legge riguarda la difesa delle infrastrutture critiche. Si tratta dei sistemi che garantiscono la funzionalità del Paese: centrali elettriche, reti idriche, telecomunicazioni, banche dati pubbliche e private. Un attacco a questi settori può avere effetti devastanti non solo dal punto di vista economico, ma anche sociale, mettendo a rischio la vita quotidiana dei cittadini. Per questo, il nuovo corpo di esperti sarà chiamato a monitorare costantemente le vulnerabilità, intervenendo in caso di emergenza e sviluppando strategie preventive.
Il disegno di legge introduce anche strumenti per migliorare il coordinamento tra le diverse strutture dello Stato che già oggi si occupano di cybersecurity. Oltre al ruolo della Difesa, infatti, sono coinvolti l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale, i servizi di intelligence e la Polizia Postale. La sfida è evitare sovrapposizioni e frammentazioni, creando un sistema integrato che permetta di rispondere in modo tempestivo e unitario agli attacchi. La scelta di affidare un ruolo diretto alla Difesa si inserisce in questo quadro, con l’intento di rafforzare la capacità operativa e di reazione.
Un altro aspetto chiave riguarda la cooperazione internazionale. Il cyberspazio non conosce confini e un attacco può essere lanciato da qualsiasi parte del mondo. L’Italia, come membro della Nato e dell’Unione Europea, ha l’obbligo di allinearsi agli standard comuni e di contribuire alle missioni di difesa collettiva anche sul piano digitale. Il disegno di legge prevede quindi un rafforzamento della collaborazione con gli alleati, sia attraverso lo scambio di informazioni sia con programmi di addestramento congiunto.
Il tema degli investimenti è inevitabilmente centrale. La creazione di un corpo di esperti richiede risorse economiche consistenti, sia per il reclutamento sia per la formazione e lo sviluppo tecnologico. Il Governo ha individuato fondi specifici, destinati a finanziare infrastrutture digitali, programmi di ricerca e acquisizione di strumenti avanzati per la protezione delle reti. L’obiettivo dichiarato è quello di portare l’Italia ai livelli delle principali potenze europee in materia di difesa cibernetica.
Sul piano politico, il disegno di legge rappresenta anche una risposta alle pressioni esercitate dall’opinione pubblica e dalle imprese. Negli ultimi anni si sono moltiplicati i casi di attacchi che hanno colpito aziende strategiche e istituzioni, mettendo in luce la vulnerabilità del sistema Paese. La creazione di un corpo specializzato appare dunque come una scelta necessaria per rafforzare la credibilità e l’autorevolezza dell’Italia a livello internazionale, oltre che per garantire maggiore sicurezza ai cittadini.
Il mondo economico guarda con interesse a questa iniziativa, che potrebbe generare benefici anche per le imprese. La collaborazione tra pubblico e privato sarà infatti uno degli elementi chiave della nuova strategia. Le aziende potranno beneficiare di linee guida, supporto tecnico e condivisione di informazioni sulle minacce, mentre lo Stato potrà contare su un patrimonio di competenze sviluppato nel settore privato. Questa sinergia è considerata indispensabile per costruire un ecosistema di difesa realmente efficace.
La nascita di un corpo di esperti in cyberdifesa segna quindi un passaggio cruciale nella trasformazione del concetto stesso di sicurezza nazionale. La protezione dei confini digitali diventa tanto importante quanto quella dei confini fisici, e la capacità di prevenire o respingere attacchi informatici è ormai parte integrante della sovranità di un Paese. Con questo disegno di legge, l’Italia punta a dotarsi degli strumenti necessari per affrontare una minaccia che, invisibile ma concreta, è già parte della vita quotidiana di cittadini, imprese e istituzioni.

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