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La crisi in Aula per Gaza: Meloni chiama all’unità sul piano USA, ma il M5S e Avs oppongono resistenza

Il tema del conflitto in Medio Oriente è esploso nel Parlamento italiano, tramutandosi in un caso politico interno. La premier Giorgia Meloni ha lanciato un appello per un voto parlamentare compatto a sostegno del piano di pace statunitense per Gaza, chiedendo “unanimità” tra le forze politiche come segno di coesione nazionale in un momento complesso. Tuttavia, la richiesta di unità scontra freni decisi da parte di alcune componenti dell’opposizione: Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra (Avs) hanno annunciato che non potranno sostenere una mozione che aderisce senza condizioni al testo proposto da Washington, accusandola di essere irrealistica o sbilanciata verso una parte del conflitto.


Il dibattito è esploso in Aula, con il governo che punta a far convergere tutti su una posizione unica per evitare divisioni sul piano USA, mentre le opposizioni cercano di ritagliarsi uno spazio di autonomia, criticando non tanto l’idea di una mediazione, quanto il metodo e le condizioni poste. Le perplessità sono molteplici: la mancanza al momento di un testo condiviso, l’assenza di garanzie sul riconoscimento dello Stato palestinese e il timore che l’Italia si allinei in maniera eccessivamente sbilanciata verso Israele senza un adeguato bilanciamento diplomatico.


Nelle ore precedenti all’appuntamento parlamentare, sono emerse tensioni, messaggi reciproci e mobilitazioni di gruppi parlamentari per influenzare la linea del voto. Il ministro degli Esteri è incaricato di presentare le posizioni del governo, mentre il PD cerca una mediazione interna per evitare spaccature nette. Alcuni capi gruppo propongono di ritirare le mozioni separate e convergere su una mozione unica che manifesti una posizione italiana di pace, “né con uno né contro l’altro”, ma con condizionalità e garanzie poste all’interno del testo. Altri insistono che non si può votare senza che ciascuna forza politica abbia modo di inserire proprie condizioni e correzioni.


Il M5S ribatte che non è possibile dare un via libera politicamente incondizionato al piano USA, quando il governo italiano — a loro giudizio — ha fino a oggi adottato una linea contraddittoria rispetto al conflitto, taciuto troppo o neutralità. Alcuni esponenti del Movimento richiamano i numeri delle vittime civili, in particolare dei bambini, invocando la moralità del voto. Avs ritiene che il piano americano contenga elementi “colonialisti o suprematisti” e chiede che la mozione contenga impegni forti per il riconoscimento dello Stato palestinese, cessate il fuoco immediato e pressioni verso Israele affinché si ritiri dalle zone occupate.


Nel frattempo, nei gruppi parlamentari e nelle forze politiche emergono trattative informali, scambi di emendamenti, pressioni per garantire che il testo finale non risulti privo di contenuto politico. È prevedibile che il governo dovrà accettare aggiustamenti, clausole di condizionalità o impegni simbolici, altrimenti il rischio è che il voto sia spaccato, mettendo in crisi la richiesta di unità.


Il confronto in Aula assume anche rilevanza simbolica: un Parlamento spaccato su una questione internazionale tanto sensibile è un segnale politico forte, sia internamente che all’estero. In gioco non c’è solo la coesione interna del governo, ma la reputazione dell’Italia come mediatore credibile e come interprete del dissenso democratico. Il nodo che molti guardano: riuscire a salvare la forza politica del governo nel rivendicare una linea unica, senza perdere legittimità e autonomia di ciascuna forza parlamentare.

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