La condanna di Sheikh Hasina in Bangladesh: scontro politico, giustizia e l’impatto sulla stabilità nazionale
- piscitellidaniel
- 17 nov
- Tempo di lettura: 4 min
Il Bangladesh attraversa una fase di profondo sconvolgimento politico e giuridico dopo che Sheikh Hasina, ex primo ministro e figura dominante della politica del Paese per oltre un decennio, è stata condannata in contumacia dal tribunale speciale del Paese, il International Crimes Tribunal (Bangladesh) (ICT), per crimini contro l’umanità legati alla repressione delle proteste studentesche del 2024. La condanna in assenza della leader, che ora risiede all’estero, accende tensioni interne e genera interrogativi sulla legittimità del processo, sul futuro della governance e sulla tenuta della democrazia nel Paese.
La vicenda affonda le radici in una mobilitazione studentesca scoppiata tra luglio e agosto 2024, che ha registrato centinaia di vittime — stime indipendenti indicano oltre mille morti e migliaia di feriti — e che ha avuto come effetto la caduta del governo Hasina dopo quindici anni di potere ininterrotto. In risposta alla rivolta, lo Stato ha fatto ricorso a una repressione massiccia che attraversa tuttora il dibattito politico e giudiziario del Bangladesh: le autorità transitorie accusano l’ex capo del governo di aver ordinato l’uso di elicotteri e droni contro manifestanti civili, di aver ignorato gli obblighi di protezione dello Stato nei confronti della popolazione e di aver orchestrato un attacco sistematico contro attivisti, studenti e oppositori. In tale contesto è stata avviata l’indagine da parte dell’ICT con la formulazione delle imputazioni di “abolizione, incitamento, congiura e facilitazione” di una campagna repressiva che avrebbe costituito un «attacco coordinato alle componenti civili della società».
Lo svolgimento processuale ha seguito fasi accelerate e molto pubblicizzate: dopo l’incriminazione ufficiale di Hasina, il processo si è svolto in assenza della presunta imputata, in un’aula che ha adottato misure straordinarie per garantire l’avanzamento della causa. Il tribunale ha dichiarato la leader colpevole su almeno tre capi di imputazione, ravvisando che «era chiaro ed evidente» che la imputata aveva dato ordini diretti e trascurato l’obbligo di intervenire per prevenire le uccisioni di massa. Il verdetto ha stabilito l’applicazione della pena capitale per Hasina, così come per altri ex alti rappresentanti dell’apparato esecutivo, suscitando reazioni forti sia a livello nazionale che internazionale.
Le implicazioni della sentenza sono molteplici e intersectano il piano politico, quello istituzionale e quello della stabilità sociale. Dal punto di vista politico, la caduta di Hasina e la conseguente condanna segnano la fine di una era di predominio dell’Awami League, che aveva guidato il Bangladesh dal 2009 e aveva costruito attorno al proprio leader una struttura di potere capillare e centralizzata. Con la sua rimozione e la decisione giudiziaria, si apre una fase nella quale l’alternanza politica diventa concretamente fattibile, ma anche più complessa. La leadership transitoria ha assunto poteri eccezionali e sta gestendo la transizione verso nuove elezioni, in un contesto segnato da instabilità sociale, gravi lacune economiche e crescente insoddisfazione popolare.
Sul versante istituzionale, la decisione del tribunale evidenzia sia un impegno formale nel perseguire responsabilità di ex vertici dello Stato, sia le tensioni che tale scelta può generare in termini di equità, regolarità processuale e indipendenza della giustizia. Organizzazioni internazionali per i diritti umani hanno segnalato elementi di rischio: il fatto che il processo si sia svolto in assenza dell’imputata, la rapidità delle procedure, e il contesto politico nel quale il tribunale opera — istituito originariamente per giudicare i crimini di guerra del 1971 — suscitano dubbi sulla piena conformità alle norme internazionali di giustizia. Allo stesso tempo, il governo benn ha affermato che il caso rappresenta una tappa essenziale della “giustizia di transizione”, con l’obiettivo di ristabilire fiducia pubblica nel sistema e di inviare un messaggio di azione contro l’impunità.
La stabilità sociale del Bangladesh appare messa a dura prova da questo evento. Il Paese ha già vissuto decenni di conflitti politici, alternanza fragile e contestazioni violente tra partiti. Le proteste del 2024 non erano solo una manifestazione studentesca, ma il sintomo di tensioni accumulate: disoccupazione giovanile elevata, discrepanze regionali, scarsa trasparenza nelle istituzioni e un potere politico fortemente personalizzato. In tale scenario, la condanna di un leader così centrale può avere un effetto catalizzatore sia positivo — per la speranza di un rinnovamento — sia destabilizzante, se non gestita con equilibrio. Il rischio è che il Paese entri in una fase di conflitto interno incrementato, con opposizioni radicalizzate e apparati di sicurezza che reagiscono in modo repressivo.
La dimensione internazionale della vicenda non è da sottovalutare. Il Bangladesh intrattiene rapporti stretti con potenze regionali e globali, tra cui India e Cina, nonché con organismi multilaterali che osservano con attenzione lo stato della democrazia e dei diritti umani nel Paese. La sentenza contro Hasina potrebbe innescare una revisione delle alleanze interne e un aumento della pressione diplomatica sulla leadership transitoria per garantire che la transizione verso il voto si svolga in modo credibile e pacifico. Inoltre, il precedente politico-giudiziario costituisce un segnale ai leader di altre nazioni della regione, evidenziando che la responsabilità politica può tradursi anche in azione giudiziaria.
Questo passaggio storico nel Bangladesh non riguarda solo una figura: riflette un ciclo che parte dalla contestazione sociale, passa per la reazione politica e giuridica, e si dirige verso un possibile assetto rinnovato del potere interno. La domanda centrale è se la società bengalese, le sue istituzioni e il quadro internazionale riusciranno a trasformare questo momento in una fase di maturazione democratica oppure se sarà un ulteriore capitolo di instabilità e polarizzazione.

Commenti