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La BCE taglia il tasso sui depositi al 2,25%: una svolta nella politica monetaria europea

Il 17 aprile 2025 la Banca Centrale Europea ha annunciato il taglio del tasso sui depositi di 25 punti base, portandolo dal 2,50% al 2,25%. La decisione è la prima riduzione dopo un ciclo restrittivo durato oltre due anni e rappresenta un’inversione di rotta nella strategia monetaria dell’Eurotower, maturata in un contesto macroeconomico in progressivo rallentamento.


Dopo gli aumenti decisi nel 2022 e nel 2023 per contenere l’impennata dell’inflazione legata alla crisi energetica post-pandemia e agli effetti del conflitto russo-ucraino, la BCE ha progressivamente attenuato il tono delle proprie comunicazioni. A determinare l’intervento è stato il raffreddamento dell’inflazione core, tornata sotto il 2,5%, unito ai segnali di debolezza provenienti dal mercato del credito e dalla dinamica del PIL in diversi Paesi membri.


La presidente Christine Lagarde ha motivato la scelta con l’esigenza di “assicurare condizioni finanziarie coerenti con il ritorno dell’inflazione verso l’obiettivo simmetrico del 2% nel medio termine”. L’approccio resta data-dependent, ma l’istituto ha chiarito di essere pronto a intervenire nuovamente qualora le condizioni economiche lo giustifichino.


Il taglio ha avuto effetti immediati sui mercati finanziari. I rendimenti dei titoli di Stato decennali tedeschi sono scesi sotto il 2,3%, mentre lo spread tra BTP e Bund si è ridotto di 12 punti base, beneficiando delle prospettive di una BCE meno aggressiva. L’euro ha perso terreno nei confronti del dollaro, scendendo sotto quota 1,07, e le principali piazze europee hanno chiuso in rialzo, con acquisti concentrati su settori sensibili ai tassi come costruzioni e servizi di pubblica utilità.


Per l’economia reale il taglio dei tassi sui depositi si traduce in un minor costo per la liquidità detenuta dalle banche presso la BCE, aumentando l’incentivo a impiegare quei fondi in prestiti a famiglie e imprese. La trasmissione della misura al credito bancario, tuttavia, non è automatica e dipende dalla disponibilità degli istituti a riaprire i rubinetti, anche alla luce delle nuove regole di vigilanza e delle esigenze di rafforzamento patrimoniale.


Nel comparto immobiliare, in particolare, si attende un impatto diretto sulla domanda di mutui, rimasta debole negli ultimi mesi a causa di tassi ipotecari sopra il 4%. Anche il settore auto potrebbe trarre vantaggio da condizioni di finanziamento più favorevoli. Tuttavia, resta da capire quanto il clima di incertezza possa frenare le intenzioni di spesa delle famiglie, penalizzate anche dal caro-prezzi cumulato negli ultimi anni.


A livello industriale, le imprese esportatrici e quelle ad alta intensità di capitale accolgono con favore la mossa della BCE, sperando in un rinnovato stimolo agli investimenti. Tuttavia, le associazioni imprenditoriali chiedono che la politica monetaria sia affiancata da misure di sostegno fiscale mirate, in particolare in materia di transizione energetica e innovazione tecnologica.


Il consiglio direttivo dell’Eurotower ha ribadito che il proprio mandato resta centrato sulla stabilità dei prezzi, ma ha anche riconosciuto che un’eccessiva restrizione prolungata rischierebbe di danneggiare la tenuta dell’occupazione e del potenziale produttivo dell’Eurozona. In quest’ottica, l’attuale taglio potrebbe rappresentare l’inizio di un percorso graduale di allentamento, da calibrare trimestre dopo trimestre in base alla traiettoria dell’inflazione e al ritmo della ripresa.


Le prossime mosse dipenderanno dai dati macroeconomici di aprile e maggio e dall’evoluzione del ciclo economico tedesco, considerato ancora debole. Il mercato sconta almeno un altro taglio entro l’estate, ma le divisioni interne al consiglio BCE e l’attenzione ai movimenti della Fed statunitense potrebbero rallentare la tempistica delle decisioni successive.

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