L’Unione europea si spacca sul bilancio: la maggioranza chiede modifiche a Ursula von der Leyen
- piscitellidaniel
- 31 ott
- Tempo di lettura: 4 min
La proposta di bilancio pluriennale presentata dalla Commissione europea ha aperto una frattura profonda tra Ursula von der Leyen e le forze politiche che compongono la cosiddetta “maggioranza Ursula”. I principali gruppi del Parlamento europeo – Popolari, Socialisti, Renew Europe e Verdi – hanno chiesto modifiche sostanziali alla bozza del nuovo Quadro finanziario pluriennale, giudicandola troppo centralizzata, poco trasparente e sbilanciata a favore del potere esecutivo della Commissione. L’accusa è quella di aver costruito un sistema di gestione delle risorse che riduce il ruolo democratico del Parlamento e che rischia di riportare le politiche europee verso una logica intergovernativa, più vicina agli interessi dei singoli Stati che alla visione comunitaria.
Il bilancio per il periodo 2028-2034, come presentato da Bruxelles, ammonta a quasi duemila miliardi di euro e introduce nuovi strumenti finanziari e fondi tematici per la transizione verde, la digitalizzazione, la difesa comune e la competitività. Tuttavia, la modalità di attuazione proposta ha sollevato critiche diffuse. La Commissione intende introdurre i cosiddetti “National and Regional Partnership Plans”, piani di investimento nazionali negoziati direttamente con ciascun governo, in sostituzione o affiancamento dei tradizionali programmi comunitari. Questo meccanismo, ispirato al modello del Recovery Fund, prevede che la Commissione approvi gli obiettivi e sblocchi i fondi in base ai risultati raggiunti.
Secondo i gruppi parlamentari, tale approccio ripropone un “deficit democratico” che accentua il potere tecnico-burocratico della Commissione a scapito del controllo politico. Il Parlamento verrebbe relegato a un ruolo marginale, chiamato a ratificare decisioni già prese, senza possibilità reale di incidere sulla distribuzione delle risorse. Inoltre, la logica dei piani nazionali rischierebbe di compromettere la coesione territoriale e di penalizzare gli Stati con minore capacità amministrativa, favorendo quelli più forti. La richiesta dei partiti della maggioranza è quindi chiara: rivedere la proposta per garantire maggiore trasparenza, una governance condivisa e una partecipazione effettiva del Parlamento europeo.
La lettera inviata a Ursula von der Leyen dai capigruppo delle principali forze politiche chiede che la nuova versione del bilancio tenga conto delle risoluzioni approvate nei mesi scorsi, in cui il Parlamento aveva già indicato le proprie priorità: un sistema di finanziamento più equo, un rafforzamento del principio di solidarietà e una distribuzione dei fondi che valorizzi i territori più deboli. Le critiche non riguardano soltanto la struttura decisionale, ma anche l’impianto strategico. Nella bozza di Bruxelles, una parte significativa delle risorse verrebbe concentrata su difesa e sicurezza, a scapito delle politiche sociali e di coesione. Per molti eurodeputati, questo spostamento rischia di snaturare la missione originaria dell’Unione, nata per ridurre le disuguaglianze e rafforzare la convergenza tra regioni.
All’interno del Partito Popolare Europeo, la tensione è palpabile. Manfred Weber, capogruppo del PPE, ha parlato di “discussioni tra alleati”, ma ha riconosciuto che la proposta della presidente della Commissione ha generato forti perplessità anche tra i suoi sostenitori. Le stesse critiche arrivano dai Socialisti, che denunciano l’assenza di un piano chiaro per finanziare le politiche sociali e climatiche, e da Renew Europe, che chiede più spazio per la governance locale e regionale. I Verdi, pur sostenendo gli obiettivi ambientali, accusano la Commissione di averli subordinati a vincoli finanziari troppo rigidi e di non aver previsto strumenti adeguati per la transizione energetica nei Paesi più fragili.
La questione si intreccia con la più ampia discussione sul futuro delle finanze europee. Il nuovo bilancio prevede infatti una riforma delle risorse proprie dell’Unione, con l’introduzione di nuove entrate derivanti dalle emissioni di carbonio e dalle tasse digitali, ma anche con un possibile aumento dei contributi diretti degli Stati membri. Su questo punto le posizioni restano lontane: alcuni governi, in particolare quelli del Nord Europa, si oppongono a un bilancio più ambizioso, mentre i Paesi del Sud chiedono maggiori investimenti comuni per sostenere la crescita e ridurre le disparità.
Al centro dello scontro c’è anche il controllo politico sui fondi. Il Parlamento europeo chiede di poter approvare e modificare i piani nazionali di investimento, di partecipare alla definizione delle priorità di spesa e di avere un ruolo nel monitoraggio dei risultati. L’attuale proposta, invece, affida queste funzioni alla Commissione e ai singoli governi, riducendo il livello di trasparenza e di responsabilità pubblica. La preoccupazione è che questo sistema, nato per accelerare le decisioni, finisca per accentuare le divisioni tra i Paesi e indebolire la fiducia dei cittadini nelle istituzioni europee.
La tensione politica che si è creata mette a rischio l’approvazione del bilancio nei tempi previsti. Senza un accordo entro la fine del 2026, l’Unione potrebbe trovarsi senza una base finanziaria certa per il nuovo ciclo di programmazione. Il rischio di un blocco istituzionale è reale, soprattutto se la Commissione dovesse insistere sulla propria impostazione senza accogliere le modifiche richieste dal Parlamento. Gli osservatori europei parlano di un momento decisivo per la presidenza von der Leyen, che si trova a dover mediare tra le esigenze di efficienza e quelle di legittimità democratica.
Il nodo di fondo resta politico: quale Europa vuole disegnare il nuovo bilancio? Un’Europa delle nazioni, in cui ogni Stato gestisce autonomamente le proprie risorse, o un’Europa comunitaria, dove la solidarietà e il controllo democratico prevalgono sulla logica dei governi? La risposta a questa domanda determinerà non solo l’esito del confronto sul bilancio, ma anche la direzione del progetto europeo nei prossimi dieci anni.

Commenti