L’accusa dei senatori Usa alla società collegata a Donald Trump: vendita di token a soggetti riconducibili a Corea del Nord, Iran e Russia e rischi per la sicurezza nazionale
- piscitellidaniel
- 19 nov
- Tempo di lettura: 4 min
Un gruppo di senatori statunitensi ha sollevato preoccupazioni formali riguardo alle attività di una società legata a Donald Trump, contestando la vendita di token digitali a soggetti riconducibili a Paesi sottoposti a rigide sanzioni internazionali. Le accuse si concentrano in particolare sulla possibilità che acquirenti collegati a Corea del Nord, Iran e Russia abbiano potuto ottenere token attraverso il progetto di criptovaluta promosso dalla società, denominato World Liberty Financial. La questione è stata presentata in una lettera indirizzata alle autorità di vigilanza finanziaria degli Stati Uniti, nella quale i senatori chiedono chiarimenti e documentazione sulle procedure adottate per prevenire operazioni con entità sanzionate. La vicenda è stata resa pubblica dopo che un’organizzazione indipendente ha esaminato i flussi delle transazioni, individuando wallet con precedenti collegamenti a reti informatiche e finanziarie considerate ad alto rischio.
I senatori chiedono di accertare se la società abbia applicato adeguate procedure di controllo, in particolare quelle previste dalle normative KYC e AML, che richiedono la verifica dell’identità degli acquirenti e il monitoraggio dei flussi finanziari. La vendita di token si colloca in un settore tecnologico caratterizzato da elevata rapidità di transazione e difficile tracciabilità, elementi che, se non regolati con rigore, possono consentire a soggetti sanzionati di aggirare le restrizioni imposte dal governo degli Stati Uniti. La lettera solleva dubbi sulle modalità operative adottate dalla società, chiedendo se siano stati stabiliti meccanismi di prevenzione per escludere acquirenti provenienti da giurisdizioni a rischio elevato o già inserite in liste internazionali collegate ad attività malevole.
Secondo le analisi condotte, alcune delle transazioni contestate sarebbero riconducibili a indirizzi blockchain associati in passato al gruppo nordcoreano Lazarus, noto per numerosi attacchi informatici condotti contro istituzioni finanziarie e piattaforme di scambio. Altri wallet individuati presentano collegamenti con operatori iraniani attivi in piattaforme considerate strumenti di elusione delle sanzioni, mentre ulteriori transazioni riguarderebbero soggetti russi con precedenti di utilizzo di servizi di mixing o trasferimento di fondi a scopo opaco. La possibile presenza di questi acquirenti nella distribuzione dei token ha indotto i senatori a sollecitare un intervento immediato delle autorità di vigilanza per verificare se la società abbia rispettato gli obblighi normativi in materia di screening e segnalazione delle operazioni sospette.
La situazione solleva interrogativi più ampi sulla capacità delle normative attualmente in vigore di fronteggiare le sfide poste dalla circolazione globale dei token digitali. Le piattaforme blockchain permettono transazioni rapide, internazionali e spesso difficili da sottoporre a controlli centralizzati, soprattutto quando gli acquirenti operano attraverso reti distribuite e servizi progettati per mascherare l’origine dei flussi. Le autorità statunitensi stanno valutando se i meccanismi attuali siano sufficienti per impedire che iniziative commerciali, anche se private, contribuiscano involontariamente a facilitare attività finanziarie di soggetti ostili verso gli Stati Uniti. La circostanza che la società coinvolta sia riconducibile a una figura politicamente esposta aggiunge un ulteriore livello di complessità, poiché richiede un controllo ancora più rigoroso sui potenziali conflitti di interesse e sulla trasparenza delle operazioni.
La vicenda incide anche sulla fiducia degli investitori e solleva dubbi sulle modalità con cui le start-up operanti nel settore delle criptovalute gestiscono il proprio ruolo regolamentare. Gli operatori osservano che l’assenza di procedure rigide può danneggiare non solo la reputazione della società emittente, ma anche la percezione complessiva del mercato dei token e delle criptovalute. L’intervento dei senatori mette in evidenza come prodotti digitali di largo consumo, se distribuiti senza adeguate barriere di controllo, possano diventare strumenti di trasferimento di valore verso entità che operano al di fuori dei circuiti consentiti. I controlli richiesti dal governo federale includono infatti procedure di identificazione degli utenti, verifiche sulle fonti dei fondi e monitoraggio continuo delle attività sospette.
Gli impatti della vicenda si estendono anche al dibattito legislativo, poiché evidenziano la necessità di aggiornare il quadro normativo relativo alla distribuzione di asset digitali. Le agenzie di regolamentazione statunitensi stanno valutando la possibilità di rafforzare i requisiti per le società che operano nel settore, introducendo obblighi più severi in materia di screening degli acquirenti e maggiore trasparenza delle operazioni. Questa esigenza emerge particolarmente nei progetti di tokenizzazione promossi da entità private con una forte esposizione mediatica e con potenziale impatto sulla sicurezza nazionale. La gestione dei flussi digitali coinvolge infatti elementi di politica estera, sicurezza economica e integrità del sistema finanziario.
Le richieste avanzate dai senatori includono la consegna di dati aggiornati sulle vendite dei token, il dettaglio delle transazioni sospette, le procedure interne utilizzate per prevenire violazioni delle sanzioni e una valutazione delle contromisure adottate dopo la pubblicazione dell’analisi indipendente. La società ha dichiarato la propria disponibilità a collaborare, ma le autorità competenti stanno predisponendo un approfondimento tecnico per comprendere se siano stati commessi errori di valutazione o se il sistema di controllo adottato sia strutturalmente inadeguato rispetto ai rischi connessi.
L’insieme degli elementi emersi conferma l’importanza del monitoraggio nel settore delle criptovalute e la necessità, per le società coinvolte nella creazione e nella distribuzione di token, di dotarsi di strumenti avanzati di compliance in grado di prevenire rischi di natura geopolitica, finanziaria e regolamentare. Le verifiche richieste dalle autorità statunitensi rappresentano un passaggio chiave per definire il livello di responsabilità delle imprese coinvolte e per stabilire eventuali interventi normativi aggiuntivi.

Commenti