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Iveco Group N.V. e Tata Motors Limited: via libera dell’Unione Europea all’acquisizione che apre un’era globale per i veicoli commerciali

L’operazione che vede Tata Motors acquisire il controllo esclusivo di Iveco Group-filiale europea dei veicoli industriali-ha ottenuto il via libera delle autorità europee, segnando un passaggio fondamentale sia dal punto di vista industriale sia da quello strategico per il “made in Italy” nell’ambito dell’automotive. L’accordo-valuato complessivamente circa 3,8 miliardi di euro-prevede che Tata, tramite una controllata olandese, lanci un’offerta pubblica volontaria di acquisto per tutte le azioni ordinarie di Iveco, al prezzo unitario di 14,1 euro per azione, al netto di un dividendo straordinario stimato tra 5,5 e 6 euro per azione a seguito della separazione preventiva del business della difesa. Il piano, condiviso dal Consiglio di Amministrazione di Iveco e sostenuto dal principale azionista Exor N.V. (circa il 27% del capitale e oltre il 43% dei diritti di voto), mira a creare-in sinergia-una piattaforma globale con un volume combinato di vendite stimato oltre 540.000 unità annue e ricavi aggregati nella fascia di 22 miliardi di euro.


Dal versante regolamentare, l’Unione Europea ha analizzato l’operazione in termini di concorrenza, investimenti esteri e sostegno industriale, accogliendo la proposta a patto che siano rispettate garanzie sull’occupazione, sulla continuità operativa degli stabilimenti italiani e sul mantenimento dell’identità industriale della filiera nazionale legata a Iveco. Il governo italiano ha partecipato attivamente alla valutazione dell’operazione, esercitando strumenti normativi di controllo quali il golden power su asset strategici, e ha imposto condizioni specifiche: il business “Defense Vehicles” di Iveco dovrà essere ceduto entro il primo trimestre del 2026, ed è prevista una clausola che vincola Tata a non intervenire sul personale, a non chiudere stabilimenti e a mantenere la sede centrale in Italia per un periodo minimo di due anni.


In termini industriali l’accordo rappresenta una svolta: l’unione tra Tata-con forte radicamento nel mercato indiano e presenza crescente nei veicoli commerciali e passeggeri-e Iveco-con specializzazione nei veicoli leggeri, medi, pesanti, bus e motopropulsori-crea una realtà capace di competere su scala globale, combinando l’impronta europea di Iveco con la forza dei network produttivi e commerciali di Tata in Asia e nei mercati emergenti. La ripartizione geografica prevista è approssimativamente pari al 50% dei volumi in Europa, 35% in India e 15% nelle Americhe, con l’obiettivo di integrare le due filiere, ottimizzare la supply chain, accelerare l’innovazione nei veicoli sostenibili e acquisire maggiore “leva” operativa e finanziaria.


Sul piano occupazionale e territoriale emerge l’impegno formale dell’acquirente di preservare le attività produttive italiane. Con circa 14.000 addetti in Italia e decine di stabilimenti distribuiti tra Piemonte, Lombardia e altre regioni, Iveco rappresenta un asset significativo per il sistema industriale nazionale. In questo contesto, il governo italiano ha dichiarato che vigilerà sull’esecuzione degli impegni presi, garantendo che la nuova proprietà rispetti gli standard di continuità, e ha posto fine ad ogni concessione di parte del business strategico-difesa a soggetti esteri. Il rispetto della clausola sulla difesa rappresenta una delle condizioni principali per sbloccare l’attuazione dell’OPA e il delisting di Iveco dalla Borsa Italiana, una volta completata la procedura.


L’impatto dell’operazione si estende anche alle relazioni europee: il via libera dell’Unione Europea conferma che le acquisizioni da parte di gruppi extra-europei possono passare senza ostacoli quando accompagnate da misure adeguate a proteggere la filiera nazionale, l’occupazione e l’innovazione. Per l’Italia, l’accordo non segna solo la cessione di una partecipazione significativa, ma pone le basi per la trasformazione del settore dei veicoli commerciali in un ecosistema globale, associa know-how europeo a capitali e mercati emergenti, e conferisce una nuova prospettiva alla filiera dei veicoli industriali italiani in un contesto di crescente competitività e decarbonizzazione.


Il nuovo gruppo post-integrazione dovrà ora affrontare il percorso di finalizzazione dell’operazione, previsto per la prima metà del 2026, condizionato dall’effettiva separazione del ramo difesa di Iveco, dall’ottenimento delle autorizzazioni antitrust e dagli ultimi passaggi regolamentari. La riuscita del progetto dipenderà dalla capacità di integrare culture aziendali diverse, rispettare gli impegni occupazionali, valorizzare le tecnologie e garantire che l’Italia mantenga un nucleo industriale stabile e attrattivo nel quadro globale del trasporto commerciale.

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