Istat rivede al rialzo il Pil 2023 all’1% e conferma lo 0,7% per il 2024: segnali di resilienza ma prospettive ancora deboli per l’economia italiana
- piscitellidaniel
- 22 set
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L’Istat ha aggiornato le proprie stime di crescita per l’economia italiana, indicando per il 2023 un Pil in aumento dell’1%, un dato leggermente superiore rispetto alle precedenti valutazioni che fissavano la crescita allo 0,9%. Per il 2024, invece, l’istituto conferma la previsione di un incremento dello 0,7%, in linea con quanto già indicato nei mesi scorsi. Le nuove stime offrono un quadro di maggiore resilienza rispetto a quanto temuto durante le fasi più critiche della congiuntura, ma confermano anche che le prospettive restano fragili e condizionate da fattori esterni e interni che continuano a pesare sulle performance economiche del Paese.
Il rialzo della stima relativa al 2023 riflette la capacità del sistema produttivo italiano di adattarsi a un contesto difficile, caratterizzato dall’aumento dei tassi di interesse, dalla debolezza della domanda internazionale e dalle conseguenze del conflitto in Ucraina sui prezzi dell’energia. Nonostante le difficoltà, alcuni settori hanno mostrato una sorprendente solidità, in particolare l’export di beni manifatturieri ad alto valore aggiunto e i comparti legati al turismo e ai servizi, che hanno beneficiato del ritorno dei flussi internazionali dopo la pandemia.
La conferma della crescita allo 0,7% per il 2024 evidenzia invece le criticità di fondo che continuano a frenare l’economia italiana. L’elevato debito pubblico limita i margini di manovra della politica fiscale, mentre l’andamento dei consumi interni rimane condizionato dal potere d’acquisto delle famiglie, eroso dall’inflazione. Sebbene i prezzi al consumo abbiano iniziato a rallentare, il recupero della capacità di spesa è graduale e non ancora sufficiente a stimolare una ripresa robusta.
Un ruolo importante lo gioca anche la politica monetaria. Le decisioni della Banca centrale europea sui tassi di interesse hanno avuto un impatto rilevante sul credito alle imprese e alle famiglie, riducendo la propensione agli investimenti e frenando il mercato immobiliare. Il contesto rimane incerto, con l’attenzione rivolta all’evoluzione dell’inflazione nell’eurozona e ai possibili orientamenti futuri della BCE. L’Italia, più di altri Paesi, risente della stretta monetaria a causa della sua struttura economica, caratterizzata da una forte dipendenza dal credito bancario.
Il quadro delineato dall’Istat mostra anche importanti differenze settoriali. L’industria manifatturiera, pur restando uno dei pilastri dell’economia italiana, ha sofferto la contrazione della domanda estera, in particolare in Germania e in altri mercati europei. Alcune filiere, come quella automobilistica e quella dei macchinari industriali, hanno registrato un calo della produzione, mentre comparti come l’agroalimentare e la moda hanno tenuto meglio, sostenuti dalla competitività dei brand italiani e dalla diversificazione geografica delle esportazioni.
Sul fronte dei servizi, il turismo si conferma una risorsa fondamentale. Nel 2023 l’Italia ha beneficiato di un forte afflusso di visitatori internazionali, con numeri che in alcuni casi hanno superato i livelli pre-pandemia. Questo ha generato effetti positivi anche su settori collegati come la ristorazione, i trasporti e l’intrattenimento. Tuttavia, la dipendenza da fattori stagionali e l’esposizione a shock esterni rendono il comparto vulnerabile, come dimostrato dalle recenti tensioni geopolitiche che potrebbero influenzare i flussi di viaggiatori.
Gli investimenti pubblici, sostenuti in parte dalle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), rappresentano un altro elemento cruciale per spiegare la tenuta dell’economia nel 2023. L’attuazione dei progetti finanziati con i fondi europei ha contribuito a stimolare l’attività in settori chiave come le infrastrutture, la digitalizzazione e la transizione ecologica. Tuttavia, restano le incertezze legate alla capacità di spesa effettiva e al rispetto delle scadenze, che condizionano le prospettive per i prossimi anni.
Sul mercato del lavoro, i dati mostrano segnali misti. L’occupazione è cresciuta, in particolare nei servizi e nel turismo, ma la qualità dei contratti rimane un tema aperto, con una quota significativa di posizioni a tempo determinato o a bassa retribuzione. La produttività continua a rappresentare una delle principali debolezze strutturali, frenando il potenziale di crescita di lungo periodo.
Guardando al contesto internazionale, l’Italia non è isolata nelle sue difficoltà. Anche altre economie europee stanno vivendo una fase di crescita debole, con la Germania in particolare che fatica a ritrovare slancio a causa delle difficoltà industriali. Questo scenario limita le possibilità di traino per il nostro export e rende ancora più urgente una strategia di rafforzamento interno.
In definitiva, le nuove stime dell’Istat restituiscono un quadro di resilienza moderata ma non privo di fragilità. L’Italia ha dimostrato di saper reggere l’urto di un contesto globale difficile, ma resta esposta a rischi significativi, legati tanto alla politica monetaria quanto alle tensioni geopolitiche e alle sfide interne di lungo periodo. La crescita all’1% del 2023 è un segnale positivo, ma la conferma dello 0,7% per il 2024 indica che il Paese dovrà affrontare ancora mesi di incertezza e che solo un utilizzo efficace delle risorse europee e riforme strutturali incisive potranno invertire la tendenza verso una ripresa più solida.

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