Istat: inflazione in rallentamento ad agosto all’1,6%, ma il carrello della spesa continua a pesare sulle famiglie
- piscitellidaniel
- 16 set
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Il quadro diffuso dall’Istat per il mese di agosto 2025 conferma una frenata dell’inflazione, con l’indice dei prezzi al consumo che segna un incremento dell’1,6% su base annua, in calo rispetto all’1,7% di luglio. Su base mensile l’aumento è dello 0,1%, un dato che consolida il rallentamento della corsa dei prezzi che aveva caratterizzato il biennio precedente. Questo rallentamento, però, non riguarda in modo uniforme tutti i settori, e in particolare il cosiddetto carrello della spesa continua a crescere in maniera più sostenuta, incidendo sui bilanci delle famiglie e rendendo meno percepibile il beneficio complessivo del calo dell’inflazione generale.
La dinamica più evidente riguarda i beni energetici. Le tariffe regolamentate, dopo mesi di forti oscillazioni, hanno visto il loro incremento ridursi in modo significativo, passando dal +17,1% al +12,9% rispetto all’anno precedente. I beni energetici non regolamentati, come carburanti e combustibili da riscaldamento, hanno invece registrato un calo più marcato, scendendo dal -5,2% al -6,3%. Questi movimenti hanno avuto un effetto determinante nel raffreddare l’indice generale, dimostrando ancora una volta quanto il peso dell’energia sia decisivo nella formazione del dato inflazionistico.
Accanto a questo quadro positivo, però, emergono elementi di segno opposto. I beni alimentari non lavorati, come frutta e verdura fresche, hanno mostrato un’accelerazione, con il tasso di crescita annuo che passa dal +5,1% al +5,6%. Anche i beni alimentari lavorati, pur senza variazioni drammatiche, hanno visto un lieve incremento dei prezzi. A questi si aggiungono i servizi legati al tempo libero, alla cultura e alla cura della persona, che hanno registrato rialzi superiori a quelli del mese precedente. Un altro settore che ha contribuito ad aumentare la pressione sui bilanci delle famiglie è quello dei trasporti, influenzato sia dai costi dei carburanti sia dall’andamento dei servizi collegati.
Il carrello della spesa, che comprende beni alimentari, prodotti per la cura della casa e della persona, è così risultato più costoso, con una variazione annua che sale dal +3,2% al +3,4%. È un incremento che può sembrare contenuto in termini assoluti, ma che si traduce in un impatto concreto e quotidiano sulle famiglie, soprattutto su quelle con redditi medio-bassi, che destinano una quota significativa delle loro risorse a questo tipo di consumi.
L’inflazione di fondo, calcolata al netto dei beni energetici e degli alimentari freschi, registra anch’essa un lieve rialzo, passando dal +2,0% al +2,1%. Se si escludono soltanto i beni energetici, la crescita è del +2,3%. Questi dati indicano che, nonostante il rallentamento del tasso generale, la componente più stabile e strutturale dell’inflazione non si è attenuata e anzi mostra segnali di consolidamento. Ciò significa che la pressione sui prezzi non è un fenomeno passeggero legato alla volatilità delle materie prime energetiche, ma che riguarda anche settori meno esposti agli shock esterni.
Il rallentamento complessivo dei prezzi viene accolto come un segnale positivo per l’economia, soprattutto in termini di prospettive di politica monetaria, perché lascia intravedere margini di intervento per ridurre gradualmente i tassi di interesse. Tuttavia, l’accelerazione del carrello della spesa e la tenuta dell’inflazione di fondo mantengono alta la cautela. Per le famiglie italiane la percezione del calo dell’inflazione resta debole, perché la spesa quotidiana non mostra un allentamento, anzi continua a crescere più della media generale.
Un ulteriore elemento di riflessione riguarda la distribuzione sociale dell’impatto inflattivo. Mentre le famiglie con redditi più alti possono beneficiare maggiormente del calo dei prezzi energetici, quelle con redditi medio-bassi avvertono soprattutto gli aumenti dei generi alimentari e dei beni di prima necessità, che hanno un peso molto più rilevante nel loro paniere di consumo. Ciò alimenta una percezione di inflazione ancora elevata, anche se l’indice generale è in fase di rallentamento.
Il dato di agosto si inserisce in un percorso che negli ultimi dodici mesi ha visto un progressivo ridimensionamento dell’inflazione, dopo i picchi toccati nel biennio 2022-2023. Tuttavia, i segnali provenienti dai diversi comparti mostrano come il fenomeno sia tutt’altro che uniforme e come la sfida principale resti quella di raffreddare in modo strutturale l’inflazione di fondo. Le politiche di sostegno al potere d’acquisto, i contratti collettivi, la dinamica salariale e le misure di protezione sociale diventano quindi decisive per ridurre l’impatto dei rincari percepiti dalle famiglie.

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