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Il sistema Confimprese guarda al carcere di Milano Bollate per nuove risorse umane e integrazione produttiva

L’iniziativa che vede il sistema Confimprese rivolgersi al carcere di Milano Bollate per la ricerca di nuove risorse umane si inserisce in una riflessione più ampia sul rapporto tra mondo produttivo, inclusione sociale e mercato del lavoro, in una fase storica caratterizzata da carenze strutturali di manodopera e da una crescente difficoltà delle imprese nel reperire profili disponibili e formati. Bollate rappresenta da anni un modello riconosciuto di carcere orientato al lavoro e al reinserimento, in cui la dimensione produttiva non è accessoria ma parte integrante del percorso rieducativo. La scelta di Confimprese di guardare a questo bacino non nasce quindi come iniziativa isolata o simbolica, ma come risposta concreta a un fabbisogno reale del sistema commerciale e dei servizi, che fatica a intercettare forza lavoro in un mercato sempre più rigido.


Il coinvolgimento dei detenuti in percorsi di formazione e di inserimento lavorativo risponde a una logica di reciproco vantaggio. Da un lato, le imprese associate a Confimprese possono accedere a persone motivate, spesso disponibili a intraprendere percorsi professionali strutturati, dall’altro i detenuti hanno la possibilità di acquisire competenze spendibili e di costruire una prospettiva concreta di reinserimento una volta terminata la pena. Il lavoro diventa così uno strumento centrale non solo di inclusione sociale, ma anche di riduzione del rischio di recidiva, trasformando il carcere da luogo di mera detenzione a spazio di preparazione al ritorno nella società. In questo quadro, Bollate si conferma come laboratorio avanzato di politiche attive, capace di dialogare con il tessuto imprenditoriale e di adattare i percorsi formativi alle esigenze reali del mercato.


L’interesse di Confimprese si colloca inoltre in un momento in cui il settore del retail e dei servizi affronta una trasformazione profonda, tra digitalizzazione, cambiamento dei consumi e riorganizzazione delle reti commerciali. La difficoltà nel reperire personale qualificato o anche semplicemente disponibile a lavorare in determinati contesti ha spinto molte imprese a ripensare le tradizionali modalità di reclutamento. L’apertura verso il mondo carcerario rappresenta quindi un ampliamento del perimetro di ricerca delle risorse umane, che supera schemi consolidati e pregiudizi, puntando su modelli di integrazione più flessibili e socialmente responsabili. Il carcere di Bollate, con la sua esperienza consolidata di collaborazione con aziende e cooperative, offre un contesto strutturato in cui sperimentare queste soluzioni senza improvvisazione.


L’iniziativa assume anche una valenza culturale, perché contribuisce a modificare la percezione del lavoro penitenziario all’interno del mondo imprenditoriale. Non si tratta di un’attività residuale o assistenziale, ma di un segmento potenzialmente rilevante delle politiche del lavoro, capace di generare valore economico e sociale. La collaborazione tra Confimprese e l’istituto di Bollate evidenzia come l’inclusione possa diventare parte integrante delle strategie aziendali, soprattutto in un contesto in cui la responsabilità sociale d’impresa è sempre più intrecciata con la sostenibilità economica. Il reinserimento lavorativo dei detenuti smette così di essere un tema marginale e diventa una leva concreta per affrontare problemi strutturali come la carenza di personale e la necessità di costruire filiere più resilienti.


Il progetto si inserisce infine in una riflessione più ampia sul ruolo del carcere nella società e sulla sua funzione rispetto al mercato del lavoro. Bollate dimostra che un modello orientato al lavoro e alla formazione può produrre risultati tangibili, sia in termini di occupabilità sia di sicurezza sociale. L’apertura del sistema Confimprese a questa realtà segnala una possibile evoluzione del rapporto tra imprese e istituzioni penitenziarie, fondata su pragmatismo e obiettivi condivisi. In un mercato del lavoro sempre più frammentato e selettivo, la capacità di intercettare nuove risorse umane anche in contesti non convenzionali diventa un fattore competitivo. Allo stesso tempo, l’integrazione lavorativa dei detenuti contribuisce a costruire percorsi di reinserimento più solidi, rafforzando l’idea che il lavoro non sia soltanto uno strumento economico, ma un elemento centrale di coesione sociale e di riduzione delle disuguaglianze.

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