Il Nobel per la Pace a María Corina Machado e il premio ritirato dalla figlia in sua assenza
- piscitellidaniel
- 10 dic 2025
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L’assegnazione del Nobel per la Pace a María Corina Machado ha attirato l’attenzione internazionale non solo per il valore politico del riconoscimento, ma anche per l’eccezionalità della cerimonia, alla quale la leader venezuelana non ha potuto partecipare. Machado, figura di riferimento dell’opposizione al regime di Caracas, vive da tempo in condizioni di forte limitazione della libertà personale, soggetta a divieti di espatrio e a continue pressioni da parte delle autorità. La sua assenza a Oslo ha evidenziato in modo ancora più netto la situazione di grave repressione in cui versa il Paese e il clima di ostilità istituzionale nei confronti delle voci dissidenti.
Il comitato del Nobel ha spiegato che il premio è stato attribuito a Machado per il ruolo centrale svolto nella promozione dei diritti democratici e nella difesa delle libertà civili, in un contesto in cui la partecipazione politica è ridotta e la competizione elettorale fortemente condizionata. Machado è diventata negli anni una delle principali figure simboliche della resistenza venezuelana, sostenendo campagne di mobilitazione pacifica e chiedendo con determinazione il ripristino delle istituzioni democratiche. Il premio, nelle intenzioni degli organizzatori, rappresenta un tributo non solo alla sua persona, ma all’intera popolazione che continua a rivendicare un futuro diverso.
A ritirare il riconoscimento è stata la figlia, Ana Corina Sosa Machado, che ha letto un discorso scritto dalla madre. Le parole, rivolte alla comunità internazionale, hanno avuto un forte impatto emotivo: Machado ha ringraziato per il sostegno ottenuto e ha dedicato il premio a tutte le famiglie venezuelane segnate dall’esilio, dalla repressione e dalla perdita di diritti fondamentali. La figlia, visibilmente commossa, ha ribadito che la madre considera il Nobel un impegno a proseguire la lotta civile e pacifica, pur consapevole dei rischi che ciò comporta.
La mancata presenza di Machado a Oslo è diventata uno degli elementi più discussi della giornata. La leader si trova infatti in condizione di clandestinità e sotto costante minaccia, circostanze che le impediscono di lasciare il Paese o presentarsi pubblicamente senza conseguenze. Il comitato del Nobel ha definito la sua situazione “profondamente preoccupante” e ha auspicato che un giorno possa recarsi di persona alla cerimonia per celebrare un riconoscimento che, nella storia del premio, raramente è stato attribuito a figure politiche attive in contesti tanto repressivi.
L’attribuzione del Nobel ha generato anche un intenso dibattito politico. Da un lato, molti governi e osservatori internazionali hanno accolto con favore la decisione, interpretandola come un forte segnale di sostegno alla democrazia venezuelana. Dall’altro lato, alcune voci critiche hanno contestato determinate posizioni politiche di Machado, sostenendo che la sua visione potrebbe risultare divisiva. In ogni caso, il premio ha riportato al centro dell’attenzione globale la crisi venezuelana, che negli ultimi anni ha prodotto instabilità, migrazioni di massa, impoverimento e una progressiva erosione delle libertà civili.
Per il Venezuela, la scelta del comitato del Nobel rappresenta una forma di riconoscimento internazionale rara e potente. Il conferimento del premio a una figura perseguitata dal regime mette in luce non solo la gravità della repressione politica, ma anche la resilienza di una società che continua, nonostante tutto, a chiedere un cambiamento. L’immagine della figlia che ritira il premio al posto della madre ha assunto valore simbolico: testimonia la continuità di una battaglia che si estende oltre la dimensione individuale e coinvolge un intero popolo in cerca di dignità e libertà.

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