Il caso Bracco e il misterioso ritratto di Ito Mancho: il Tintoretto conteso nell’eredità di Osaka
- piscitellidaniel
- 18 dic 2025
- Tempo di lettura: 2 min
Il ritrovamento e la successiva contesa giuridica attorno a un presunto ritratto di Ito Mancho attribuito a Tintoretto riportano l’attenzione su uno dei capitoli più complessi dell’intreccio tra arte, successioni internazionali e verifiche di autenticità. L’opera, emersa all’interno dell’eredità di una famiglia di Osaka, è divenuta oggetto di indagini approfondite che coinvolgono esperti d’arte, studiosi di storia veneziana e autorità competenti, a causa dell’eccezionalità del soggetto e della rilevanza che un riconoscimento formale imprimerebbe sul mercato e sulla storia culturale dell’incontro tra Europa e Giappone del Cinquecento.
Ito Mancho, figura centrale nella delegazione Tenshō inviata in Europa tra il 1582 e il 1590, rappresenta uno dei simboli più significativi del primo dialogo diplomatico tra il Giappone e il mondo cristiano. La possibilità che Tintoretto, uno dei protagonisti della scuola veneziana, abbia effettivamente ritratto Mancho durante la permanenza della missione nella Serenissima costituirebbe una prova straordinaria dei rapporti interculturali dell’epoca. L’emersione di un dipinto associato a questa vicenda ha immediatamente generato grande interesse, ma anche la necessità di accertamenti rigorosi, vista la delicatezza del contesto storico e la complessità della tradizione pittorica veneziana del tardo Cinquecento.
Le indagini in corso coinvolgono anche il ruolo della collezione Bracco, già nota per la presenza di opere di grande valore storico e artistico. La possibilità che l’opera possa avere avuto un passaggio, diretto o mediato, attraverso ambienti collezionistici europei legati a famiglie e istituzioni influenti non può essere esclusa, e questo rende il quadro ancora più intricato. Le verifiche scientifiche avviate includono analisi stratigrafiche, studi sul pigmento, esami delle tele veneziane dell’epoca e comparazioni stilistiche con i ritratti certi della bottega di Tintoretto. Le prime osservazioni non hanno escluso del tutto l'attribuzione, pur confermando la necessità di approfondimenti ulteriori.
La disputa ereditaria che coinvolge la famiglia giapponese complica ulteriormente il percorso, poiché la presenza di un’opera potenzialmente attribuibile a un maestro come Tintoretto muta radicalmente il valore del patrimonio e quindi gli equilibri successori. Gli avvocati degli eredi hanno richiesto perizie indipendenti e la collaborazione di istituzioni museali internazionali, consapevoli che la gestione di un bene culturale di questo calibro richiede trasparenza, certificazioni solide e una chiara definizione della provenienza storica. La controversia si estende anche alla possibilità che il quadro sia stato acquistato in epoche recenti attraverso canali non ufficiali, circostanza che renderebbe necessario verificare eventuali passaggi di proprietà non documentati.
La dimensione storica è forse l’aspetto più affascinante dell’intera vicenda. La missione Tenshō rappresentò una delle prime testimonianze di scambi formali tra l’Europa cattolica e il Giappone del periodo Sengoku, e le figure ritratte nei dipinti dell’epoca raramente sono identificate con certezza. Se confermato, il ritratto di Mancho costituirebbe una testimonianza iconografica rarissima, capace di arricchire la narrazione storica di quel viaggio e di offrire nuovi spunti alla ricerca sul dialogo artistico tra culture lontane.
L’attenzione di studiosi e storici dell’arte rimane quindi altissima. La ricostruzione del contesto, la certificazione dell’autenticità e la definizione della provenienza saranno decisive non solo per la risoluzione della controversia ereditaria, ma anche per comprendere la reale portata culturale dell’opera. Il caso, ancora in evoluzione, si colloca tra quelli che mettono in evidenza quanto il patrimonio artistico possa incidere sulle vicende giuridiche e quanto la tutela dell’autenticità richieda un equilibrio complesso tra rigore scientifico, sensibilità storica e correttezza procedurale.

Commenti