I leader arabi al Cairo: un piano da 53 miliardi per la ricostruzione di Gaza in risposta al progetto di Trump
- piscitellidaniel
- 4 mar
- Tempo di lettura: 3 min
Il 4 marzo 2025, i leader dei Paesi arabi si sono riuniti al Cairo per discutere e approvare un piano alternativo a quello proposto dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, riguardante il futuro della Striscia di Gaza. L'iniziativa egiziana prevede un investimento di 53 miliardi di dollari per la ricostruzione dell'enclave palestinese entro il 2030, senza ricorrere allo sfollamento della popolazione locale.
Il piano egiziano: dettagli e obiettivi
Il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi ha illustrato un progetto che mira a ricostruire Gaza attraverso interventi infrastrutturali e di sviluppo economico. Il piano include la rimozione delle macerie e degli ordigni inesplosi, la costruzione di alloggi temporanei per gli sfollati interni e l'espansione del territorio utilizzando materiali riciclati. Sono previsti anche lo sviluppo di aree urbane sostenibili, la realizzazione di un aeroporto, un porto commerciale e un porto peschereccio.
Un aspetto centrale del piano è la creazione di un fondo fiduciario, gestito dalla Banca Mondiale, per sostenere gli sforzi di ricostruzione. Inoltre, si propone la formazione di un'amministrazione politica ad interim che sostituisca Hamas nella gestione di Gaza, fino al ritorno dell'Autorità Nazionale Palestinese (ANP). Questa proposta ha incontrato resistenze da parte di Israele e degli Stati Uniti, che richiedono la completa smilitarizzazione di Hamas.
La posizione dei leader arabi e della comunità internazionale
Durante il vertice, il presidente palestinese Mahmoud Abbas ha accolto favorevolmente il piano egiziano, sottolineando la necessità di una soluzione che non comporti lo sfollamento dei residenti palestinesi. Abbas ha inoltre annunciato l'intenzione di indire elezioni presidenziali e parlamentari entro un anno, affermando che l'ANP è l'unica autorità governativa e militare legittima nei Territori palestinesi.
Il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha espresso sostegno all'iniziativa araba per la ricostruzione di Gaza, sottolineando l'importanza di una soluzione che rispetti i diritti dei palestinesi e promuova la pace nella regione.
Le critiche al piano di Trump e le preoccupazioni per la tregua
Il piano proposto da Trump, denominato "Gaza Riviera", prevede lo sfollamento permanente dei residenti di Gaza e la trasformazione dell'area in una destinazione turistica sotto controllo statunitense. Questa proposta ha suscitato forti critiche da parte dei leader arabi, che la considerano una minaccia alla sovranità palestinese e alla stabilità regionale.
Nel frattempo, la tregua tra Israele e Hamas è in una fase di stallo. Hamas ha accusato Israele di tentare di far fallire l'accordo di cessate il fuoco, criticando il piano del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu di estendere la prima fase della tregua per evitare negoziati sulla seconda fase, che includerebbe il ritiro israeliano dalla Striscia di Gaza. Israele ha inoltre bloccato l'accesso agli aiuti umanitari destinati a Gaza, suscitando condanne da parte di Egitto, Qatar, Turchia e organizzazioni internazionali, che accusano Israele di utilizzare la fame come arma contro i palestinesi, in violazione del diritto internazionale.
Le sfide future e le prospettive per Gaza
Nonostante l'approvazione del piano egiziano, permangono diverse sfide per la sua attuazione. La questione del disarmo di Hamas e del futuro governo di Gaza rimane un punto critico, con posizioni divergenti tra i Paesi arabi. L'Arabia Saudita sostiene la rimozione della leadership politica e militare di Hamas, mentre gli Emirati Arabi Uniti richiedono una riforma completa dell'ANP prima di impegnare fondi per la ricostruzione.
La comunità internazionale osserva con attenzione gli sviluppi nella regione, consapevole che la stabilità di Gaza è fondamentale per la pace in Medio Oriente. La realizzazione di un piano di ricostruzione efficace, che rispetti i diritti dei palestinesi e promuova lo sviluppo economico, potrebbe rappresentare un passo significativo verso una soluzione duratura del conflitto israelo-palestinese.

Commenti