Hydro Extrusions Feltre: venti licenziamenti improvvisi, sciopero e presidio permanente davanti allo stabilimento
- piscitellidaniel
- 2 giorni fa
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La crisi esplosa nello stabilimento Hydro Extrusions di Feltre ha generato un’ondata di indignazione, protesta e preoccupazione in tutto il territorio. La decisione dell’azienda di interrompere improvvisamente venti contratti di somministrazione ha colpito al cuore una realtà produttiva da anni punto di riferimento del settore dell’alluminio. La modalità con cui la comunicazione è arrivata ai lavoratori, priva di confronto sindacale e di qualsiasi preavviso, ha provocato tensioni immediate e ha acceso un fronte di mobilitazione che non accenna a spegnersi.
I lavoratori licenziati sono stati informati di non dover più presentarsi in fabbrica da un giorno all’altro. Molti di loro erano impiegati da tempo in turni regolari, integrati all’interno del ciclo produttivo come elementi essenziali della catena industriale. Il ricorso ai contratti in staff leasing li rendeva già una categoria fragile, meno tutelata e più esposta alle oscillazioni delle strategie aziendali. L’assenza di un preavviso, unita alla totale mancanza di confronto preventivo con le rappresentanze sindacali, ha alimentato un senso diffuso di ingiustizia e di abbandono.
In reazione alla decisione, le organizzazioni sindacali hanno proclamato uno sciopero di quattro ore, accompagnato da un presidio permanente davanti ai cancelli dello stabilimento. L’adesione è stata massiccia: lavoratori diretti, somministrati e delegati sindacali si sono ritrovati fianco a fianco per esprimere solidarietà e per denunciare la condotta ritenuta irresponsabile da parte dell’azienda. Il presidio, organizzato inizialmente come iniziativa simbolica, si è trasformato in una presenza continua, segno della determinazione dei lavoratori a ottenere risposte concrete e a non essere trattati come risorse sacrificabili.
Uno dei punti più contestati riguarda la motivazione addotta dall’azienda: un presunto calo degli ordinativi. I sindacati, dopo aver analizzato i volumi di attività recenti, ritengono che l’argomentazione non sia sufficiente a giustificare un taglio così drastico e improvviso. Il sospetto, sempre più diffuso tra i lavoratori, è che la decisione nasconda un ridimensionamento più ampio, forse un piano di ristrutturazione che l’azienda non ha ancora reso pubblico. L’assenza di trasparenza e la rapidità dell’intervento alimentano timori per il futuro dell’intero stabilimento.
Il territorio bellunese vive già una fase di fragilità industriale, con diversi casi di crisi aziendali che negli ultimi anni hanno colpito comparti strategici. La chiusura di fabbriche, le delocalizzazioni e la faticosa tenuta delle produzioni manifatturiere hanno compromesso migliaia di posti di lavoro. La vicenda della Hydro di Feltre si inserisce pienamente in questo quadro: venti licenziamenti improvvisi in un’area che dipende in modo significativo da pochi poli industriali rischiano di generare un impatto sociale ben più ampio. Le ripercussioni non si limitano ai lavoratori coinvolti, ma coinvolgono le loro famiglie e le attività economiche locali che gravitano attorno alla fabbrica.
I sindacati denunciano non solo l’assenza di dialogo, ma anche il mancato rispetto delle relazioni industriali. La gestione della forza lavoro tramite contratti in somministrazione, soprattutto in un settore dove i ritmi di produzione sono intensi e dove la professionalità maturata nel tempo rappresenta un valore reale, è vista come un limite strutturale. Il caso dei venti licenziamenti improvvisi diventa così il simbolo di un modello produttivo che comprime diritti e stabilità in nome della flessibilità, spesso a scapito dei lavoratori più esposti.
Allo stesso tempo, lo stabilimento Hydro Extrusions ricopre un ruolo importante nella filiera dell’alluminio, con produzioni che richiedono competenze specifiche e continuità tecnica. L’uscita repentina di venti addetti rischia di compromettere anche la capacità produttiva interna, in particolare in reparti dove l’esperienza e la conoscenza delle procedure sono fondamentali. Questo aspetto viene evidenziato anche da alcuni lavoratori rimasti in forza, che temono un aggravio dei carichi di lavoro e una possibile riduzione degli standard di sicurezza.
La protesta davanti ai cancelli non si limita a rivendicare il reintegro dei lavoratori o l’apertura di un tavolo di confronto. Molti dipendenti chiedono chiarezza sulle prospettive dello stabilimento, temendo che la decisione sui contratti possa essere solo il primo passo verso un piano più ampio di ridimensionamento. L’atmosfera è carica di incertezza, e il presidio permanente rappresenta un modo per mantenere alta l’attenzione pubblica e politica sulla situazione.
Le istituzioni locali seguono con apprensione l’evolversi degli eventi. La crisi occupazionale in un territorio come quello di Feltre rischia di trasformarsi rapidamente in questione sociale, con ricadute su tutto il tessuto economico circostante. Le amministrazioni sono state sollecitate dai sindacati affinché intervengano, almeno come mediatori, per favorire la riapertura del dialogo e ottenere maggiore trasparenza da parte dell’azienda.
La situazione rimane estremamente fluida. Anche nei giorni successivi alla comunicazione dei licenziamenti, un gruppo di lavoratori ha continuato a presidiare l’ingresso dello stabilimento, alternandosi nei turni e organizzando momenti di informazione e confronto. Le sigle sindacali hanno dichiarato di voler intensificare le iniziative se l’azienda non fornirà risposte concrete e immediate, delineando uno scenario di tensione crescente che può evolvere rapidamente a seconda delle mosse della direzione aziendale.
Il caso Hydro Feltre diventa quindi uno snodo cruciale per comprendere la direzione delle politiche industriali e delle relazioni sindacali nel settore metalmeccanico del Nord-Est, segnando un momento di profonda frattura tra la forza lavoro e un’azienda percepita come distante e poco incline al dialogo, in un contesto economico territoriale già esposto a molteplici criticità.

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