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HP Inc.: fino a 6.000 tagli di posti di lavoro entro il 2028 per spingere sull’adozione dell’Intelligenza artificiale – quali risvolti per il settore e per l’occupazione tecnologica

L’azienda statunitense di computer e stampanti annuncia un piano di ristrutturazione globale che prevede la riduzione della forza lavoro di circa 4.000–6.000 unità entro il bilancio fiscale 2028, motivando la decisione con la sempre maggiore integrazione dell’intelligenza artificiale nei processi produttivi, nello sviluppo di prodotti e nella assistenza clienti.


Il vertice di HP indica che il ricorso all’IA consentirà di accelerare l’innovazione, migliorare la produttività e innovare l’offerta di prodotti e servizi, con un obiettivo di risparmio lordo stimato in circa un miliardo di dollari all’anno. I tagli riguarderanno soprattutto aree come lo sviluppo di prodotto, le operazioni interne e l’assistenza clienti, ovvero funzioni che, secondo la società, possono essere rese più efficienti attraverso l’automazione e strumenti digitali avanzati. La comunicazione del taglio si inserisce in una fase di rallentamento del mercato dei personal computer e della domanda tradizionale, insieme a una spinta decisa verso soluzioni “AI-enabled”, ovvero dispositivi e servizi che integrano funzioni di intelligenza artificiale per rispondere alle nuove esigenze del lavoro e del consumo tecnologico.


Il percorso intrapreso da HP riflette una tendenza ormai consolidata nel mondo della tecnologia: l’adozione dell’IA non è più vista soltanto come un elemento di innovazione, ma come leva strategica per ridurre costi, aumentare efficienza e rivisitare l’intero modello aziendale. Tuttavia, questa trasformazione ha un impatto immediato e tangibile sul mercato del lavoro: le funzioni tradizionali che per anni hanno sostenuto l’attività dell’azienda vengono riconsiderate, ridisegnate o eliminate, con ripercussioni su migliaia di dipendenti.


In un contesto in cui molte imprese tech riducono la loro forza lavoro a fronte di riorganizzazioni legate all’IA, emerge un interrogativo di più ampio respiro: quanto sarà capace il mercato del lavoro di assorbire questi cambiamenti, in termini di riconversione delle competenze, riqualificazione, nuovi ruoli specializzati? Alcuni studi recenti sottolineano come l’intelligenza artificiale stia ridefinendo il profilo della domanda di lavoro, riducendo la necessità di ruoli amministrativi o di supporto, ma allo stesso tempo generando opportunità in settori ad alto contenuto tecnico, nella cyber-security, nella gestione e sviluppo di sistemi basati su IA, nella manutenzione software e hardware e nelle soft-skill collegate alla cooperazione uomo-macchina.


La strategia di HP evidenzia anche alcune contraddizioni tipiche del passaggio verso modelli produttivi basati sull’IA. Da un lato, l’azienda annuncia l’espansione di soluzioni “AI-ready”, con apparecchiature e strumenti progettati per ambienti di lavoro ibridi e tecnologicamente avanzati. Dall’altro, la riduzione del personale genera disoccupazione, precarietà e incertezza per migliaia di lavoratori. Ciò pone una questione morale e sociale: la rapidità con cui la tecnologia sostituisce il lavoro umano impone una riflessione su tutela del lavoro, formazione, welfare e politiche attive per accompagnare la transizione.


A livello industriale, il piano di HP rappresenta un tentativo di adattarsi a un mercato che cambia profondamente: il calo delle vendite tradizionali, la pressione sui margini, l’aumento dei costi delle componenti elettroniche e l’evoluzione delle esigenze dei clienti — che sempre più richiedono dispositivi integrati con IA — rendono necessaria una revisione del modello di business. L’azienda sembra puntare su prodotti e servizi di nuova generazione come leva competitiva, convinta che l’innovazione tecnologica compensi la perdita in termini di occupazione.


Dal punto di vista economico, la decisione di tagliare posti di lavoro per ridurre i costi e investire nell’IA potrebbe risultare vantaggiosa per HP nel medio termine, soprattutto se l’adozione di strumenti e dispositivi performanti consentirà di consolidare la domanda e garantire margini di profitto. Ma per i lavoratori coinvolti e per il mercato complessivo dell’IT, il cambiamento rischia di essere traumatico: la riduzione di posti di lavoro a basso o medio contenuto tecnico potrebbe accentuare la polarizzazione delle competenze, premiando solo chi possiede qualifiche elevate o è in grado di adattarsi rapidamente.


In tale scenario, la ristrutturazione annunciata da HP va letta come un indicatore del cambiamento strutturale in atto nel mondo della tecnologia: l’intelligenza artificiale non rappresenta più un complemento, ma un elemento centripeto di strategia aziendale, con effetti materiali sull’organizzazione, sull’occupazione e sulla struttura del lavoro.


La trasformazione imposta dall’emergere dell’IA appare quindi contraddittoria: da un lato favorisce innovazione, efficienza e nuovi servizi, dall’altro comporta costi sociali e rischi occupazionali. Il vero banco di prova per l’intero comparto sarà la capacità di accompagnare con politiche attive di formazione e riconversione professionale la grande mole di lavoratori che verranno espulsi da funzioni ormai considerate obsolescenti.


Lo scenario disegnato da HP può diventare paradigmatico per molte altre aziende tecnologiche e non: la logica della riduzione della forza lavoro in favore dell’automazione e dell’IA è destinata a diffondersi, trasformando non solo l’industria dell’high-tech ma anche interi settori tradizionali.


Il dato riportato da HP conferma come la sfida dell’intelligenza artificiale non sia solo tecnologica, ma anche economica e sociale: il modo in cui le imprese gestiranno la transizione e il contesto in cui i lavoratori dovranno reinventarsi determineranno l’impatto reale di questa trasformazione sul tessuto produttivo e sul mercato del lavoro globale.

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