Grandi ustioni, cura d’avanguardia in pochi Paesi Ue: il divario che condiziona la sopravvivenza e la qualità della vita
- piscitellidaniel
- 6 nov
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L’assistenza alle persone che subiscono gravi ustioni rappresenta uno dei nodi più complessi e critici del sistema sanitario europeo, mettendo in evidenza come la disponibilità di cure d’avanguardia e tecnologie specialistiche sia oggi fortemente disomogenea tra Stati membri. Le «grandi ustioni», che coinvolgono vaste porzioni di superficie corporea o strutture profonde quali vie aeree, muscoli o organi, richiedono un trattamento multidisciplinare, infrastrutture dedicate, personale altamente specializzato, e una catena della cura che va dalla rianimazione alla ricostruzione fino al supporto riabilitativo e psicologico. In alcuni Paesi europei – quelli con sistemi sanitari ben finanziati, centri di riferimento nazionali e una forte rete di collaborazioni cliniche internazionali – è già diffusa una vera eccellenza nella gestione delle ustioni complesse. In altri invece persistono ritardi significativi nella disponibilità di unità specializzate, nell’accesso ai trattamenti più moderni e nella formazione del personale, generando così un vero e proprio gap nell’outcome clinico e nella qualità di vita dei pazienti.
Il trattamento delle grandi ustioni richiede un modello organizzativo articolato: inizialmente la stabilizzazione delle funzioni vitali (vie aeree, ventilazione, circolo, equilibrio idro-elettrolitico e nutrizione), poi la gestione della ferita, la prevenzione delle infezioni, l’escissione chirurgica, gli innesti cutanei o dermici, la copertura biologica e infine la riabilitazione funzionale e psicologica. Le tecnologie emergenti – come innesti sintetici, bioingegneria dermica, sistemi di monitoraggio avanzato, terapia iperbarica nei casi selezionati, e riabilitazione robotica – sono disponibili solo in alcune strutture di eccellenza europee e richiedono elevati investimenti in infrastrutture, formazione e ricerca. Nei Paesi che fanno registrare performance superiori, esistono centri grandi ustioni accreditati con volumi elevati di pazienti, protocolli clinici consolidati e reti di trasferimento che garantiscono che il paziente gravemente ustionato sia trasferito rapidamente verso un centro specializzato. In altri Stati membri, al contrario, le unità dedicate risultano scarse, sparse o non sempre collegate in modo efficiente, con conseguenti ritardi nei trasferimenti, trattamento inadeguato iniziale e peggiori esiti.
Le statistiche globali confermano un quadro di gravità: pur essendo le ustioni uno degli eventi sanitari meno frequenti nei Paesi ad alto reddito, la mortalità e la disabilità post-ustione restano elevate nei contesti con assistenza meno sviluppata. In Europa suscita forte preoccupazione il fatto che pazienti con ustioni estese possano trovarsi a dover affrontare listi di attesa, trasferimenti complessi o mancanza di accesso alle cure più avanzate. Il divario tra Paesi assume una dimensione non solo clinica ma anche geografica e sociale: l’accesso alle cure per grandi ustioni diventa una questione di equità sanitaria, determinando differenze non soltanto nella sopravvivenza ma nella funzionalità residua, nella qualità di vita e nei tempi di recupero. In molte regioni periferiche o meno sviluppate, le principali difficoltà riguardano l’assenza di letti dedicati, la mancanza dei chirurghi plastici e delle unità di terapia intensiva ustionati, la logistica del trasferimento e l’assenza di protocolli strutturati.
Un ulteriore fattore di disparità risiede nei costi associati alle cure altamente specializzate: le giornate di degenza in reparto grandi ustioni, l’uso di dispositivi avanzati, la necessità di multiple interventi chirurgici, riabilitazione estesa e supporto psicologico e sociale rendono questi trattamenti molto onerosi per i sistemi sanitari. Nei Paesi con investimenti limitati o con spesa sanitaria ridotta tali costi gravano sia sui bilanci pubblici sia sui pazienti, talvolta generando rinunce, trattamenti incompleti o lunga permanenza in strutture non specializzate. In contesti dove la cura non è tempestiva o integrata, si assiste a un aumento delle complicanze – infezioni, catabolismo, amputazioni, disabilità permanenti – che oltre a peggiorare l’esito clinico aumentano i costi a lungo termine per l’intera collettività. Le associazioni cliniche europee sottolineano che la centralizzazione delle cure, la standardizzazione dei protocolli, e l’investimento nella formazione e ricerca rappresentano leve fondamentali per migliorare la qualità dell’assistenza in tutti i Paesi membri.
In Italia, pur con centri prestigiosi che offrono cure di altissimo livello, permane la sfida di garantire uniformità territoriale e accesso rapido su tutto il territorio nazionale. Alcune regioni ospitano centri grandi ustioni con tutte le specializzazioni integrate, terapia intensiva, chirurgia plastica, trattamento delle vie aeree da inalazione e programmi riabilitativi strutturati. Altre invece presentano carenze che costringono a trasferimenti interregionali o ritardi clinicamente significativi. Il trasferimento tempestivo del paziente grave verso un centro di riferimento corretto è un fattore chiave di sopravvivenza e di buon esito, come confermano numerosi studi internazionali. Il coordinamento nazionale e regionale, i registri delle ustioni, la formazione continua del personale e l’aggiornamento delle infrastrutture sono elementi che richiedono politiche pubbliche adeguate e dotazioni certe.
Il tema delle grandi ustioni si interseca con diverse dimensioni – clinica, etica, economica e sociale – e richiede una visione integrata. Migliorare l’assistenza significa investire nelle strutture specialistiche, favorire la mobilità e il trasferimento tra centri, implementare protocolli condivisi e monitorare risultati e outcome. È essenziale che in tutta Europa si riducano le differenze tra i sistemi sanitari affinché quel “migliore risultato possibile” non sia un privilegio di pochi ma una garanzia per tutti. Le politiche sanitarie comunitarie e nazionali dovranno quindi sostenere l’equità nell’accesso alle cure, la finanza sostenibile dei centri ad alta complessità e la ricerca clinica in ambito ustioni.

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