Gli Stati Uniti vogliono allontanare l’Italia e altri paesi Ue dai rapporti con la Cina: nuove pressioni su tecnologia, sicurezza e strategie industriali europee
- piscitellidaniel
- 11 dic 2025
- Tempo di lettura: 3 min
Gli Stati Uniti hanno intensificato le pressioni diplomatiche per spingere l’Italia e altri paesi dell’Unione Europea a riconsiderare i rapporti economici e tecnologici con la Cina, soprattutto nei settori strategici legati alla sicurezza nazionale, alla manifattura avanzata e alle infrastrutture digitali. Le interlocuzioni più recenti evidenziano una linea sempre più netta da parte di Washington, che mira a creare un fronte occidentale compatto nella gestione delle relazioni con Pechino. La questione riguarda non soltanto i dossier più sensibili, come le tecnologie 5G, l’intelligenza artificiale e la produzione di semiconduttori, ma anche gli investimenti industriali, le catene di fornitura e l’accesso ai capitali nei settori ad alto valore aggiunto.
Secondo le valutazioni americane, l’Europa dovrebbe assumere una posizione più cauta rispetto alla crescente presenza cinese all’interno delle economie occidentali. Le autorità statunitensi ritengono che il rischio di dipendenza tecnologica e industriale sia aumentato negli ultimi anni, spingendo Washington a rafforzare il proprio ruolo di guida nel definire gli standard di sicurezza e le priorità geopolitiche del blocco occidentale. Gli Stati Uniti stanno quindi intensificando il dialogo con i governi europei per limitare l’ingresso di aziende cinesi nelle infrastrutture critiche e nei progetti sensibili, sottolineando i potenziali rischi per la protezione dei dati, la resilienza industriale e l’autonomia strategica.
L’Italia rappresenta un caso particolare in questa dinamica internazionale. L’uscita dal memorandum sulla Nuova Via della Seta ha confermato l’orientamento del governo verso un riavvicinamento alle posizioni di Washington, ma rimangono aperti molti dossier sui quali gli Stati Uniti chiedono ulteriori passi avanti. L’attenzione si concentra soprattutto sulla rete di fornitori nei settori energia, telecomunicazioni e componentistica avanzata, ambiti in cui la presenza cinese è considerata significativa. Le pressioni americane riguardano anche gli investimenti nei porti, nella logistica e nei centri di ricerca, ritenuti strategici in un contesto geopolitico caratterizzato da crescente competizione.
L’Unione Europea, dal canto suo, si trova in una posizione complessa. I rapporti con la Cina rimangono essenziali per molti settori industriali europei, dalla transizione energetica alla produzione automobilistica, passando per l’elettronica e i materiali critici. Tuttavia, Bruxelles ha introdotto nuovi strumenti di controllo sugli investimenti esteri e sulle distorsioni di mercato, segnale di una crescente volontà di riequilibrare le relazioni commerciali. Il dibattito interno all’Unione riguarda l’equilibrio tra autonomia strategica e cooperazione internazionale, consapevole che un disaccoppiamento radicale sarebbe costoso e difficilmente sostenibile nel breve periodo.
La pressione statunitense aumenta mentre la competizione tecnologica globale si intensifica. Il controllo delle catene di fornitura dei semiconduttori, la produzione di batterie e materiali critici e lo sviluppo dell’intelligenza artificiale sono diventati elementi centrali nella definizione degli equilibri geopolitici. Gli Stati Uniti temono che una posizione europea troppo morbida nei confronti di Pechino possa indebolire il fronte occidentale in questa competizione, riducendo la capacità collettiva di mantenere standard tecnologici e industriali indipendenti. Washington insiste su una maggiore convergenza, soprattutto in vista delle prossime decisioni europee riguardanti la regolamentazione del settore digitale e dell’high-tech.
Per l’Italia, la questione è particolarmente rilevante in termini economici. Le imprese italiane sono fortemente integrate in filiere globali che includono la Cina come partner produttivo e commerciale. Una revisione dei rapporti bilaterali richiede quindi un’attenta valutazione degli impatti su export, investimenti e competitività tecnologica. La strategia nazionale dovrà tenere insieme le esigenze di sicurezza e l’interesse economico, con un coinvolgimento crescente del settore privato nella definizione delle priorità industriali e nella diversificazione delle catene di fornitura.
Il quadro che emerge è quello di un’Europa sospesa tra due pressioni: da un lato la necessità di preservare rapporti economici vitali con la Cina, dall’altro il crescente allineamento con le strategie americane in materia di sicurezza e tecnologia. Gli Stati Uniti intendono accelerare questo processo, consapevoli che le prossime scelte dei governi europei saranno determinanti nel configurare i nuovi rapporti di forza globali. Per l’Italia e per l’Unione Europea, la sfida sarà costruire una posizione autonoma ma compatibile con le alleanze storiche, in un equilibrio sempre più difficile da mantenere in un mondo segnato da rivalità tecnologiche e competizione strategica.

Commenti