Gli Stati Uniti lanciano l’operazione “Operation Southern Spear” contro il narcotraffico: Venezuela nel mirino, tensioni in aumento
- piscitellidaniel
- 14 nov 2025
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Gli Stati Uniti hanno annunciato l’avvio dell’operazione denominata Operation Southern Spear, una missione congiunta del US Southern Command (SOUTHCOM) e di una task-force speciale dedicata alla lotta al narcotraffico e al cosiddetto “narco-terrorismo” nell’emisfero occidentale. La dichiarazione ufficiale del segretario alla Difesa statunitense ha sottolineato che “il nostro emisfero è il quartiere degli Stati Uniti” e che l’operazione ha tra i suoi obiettivi principali la protezione del territorio nazionale americano dall’importazione di droghe illegali, in particolare cocaina e fentanyl. L’annuncio è arrivato in un momento di forte escalation degli interventi navali e aerei statunitensi al largo della costa venezuelana e nelle acque caraibiche, dove secondo Washington opererebbero reti di traffico che partono dal Venezuela e si dirigono verso il Nord-America.
Il Venezuela, nel frattempo, ha reagito con fermezza all’annuncio: il presidente venezuelano ha definito l’operazione come una minaccia alla sovranità del Paese e ha avvertito che ogni intervento militare “avrà effetti devastanti” per la regione caraibica. Le forze navali statunitensi stanno da mesi incrementando la presenza nelle acque internazionali adiacenti al Venezuela e nei Caraibi, con navi da guerra, sottomarini e pattugliamenti intensificati per contrastare imbarcazioni sospettate di traffico di droga. Anche se i confini delle operazioni non sono stati chiariti nei dettagli da parte degli Stati Uniti, l’uso del termine “narcoterroristi” suggerisce che la missione vada oltre la semplice interdizione navale, potenzialmente includendo l’identificazione e neutralizzazione di cellule criminali integrate con potenti istituzioni dello Stato venezuelano.
La strategia statunitense si basa su una serie di assunti: che il Venezuela funzioni come stato transito, se non produttore occulto, per strumenti del narcotraffico internazionale; che le alleanze tra gruppi armati, militari internazionali e istituzioni venezuelane forniscano un terreno favorevole al traffico illecito; e che la riduzione della droga in arrivo negli Stati Uniti dipenda soprattutto da azioni offshore e marittime che interrompono le rotte di transito. L’operazione è stata presentata come un passo indispensabile dopo diversi attacchi statunitensi a imbarcazioni sospette partite dal Venezuela, in cui si sono registrati morti e navi affondate. Dal versante venezuelano, la lettura è invece diametralmente opposta: si parla di tentativo di regime change camuffato da guerra alla droga, di violazione della sovranità nazionale e di destabilizzazione programmata dell’ordine interno. Oltre ai traffici di stupefacenti, entrano nella disputa asset strategici come il petrolio, il controllo delle risorse naturali, l’influenza geopolitica e la presenza di alleanze con Russia, Cina e Iran che guardano con attenzione all’evoluzione della vicenda.
La portata dell’operazione, pur non ancora ufficialmente dettagliata, appare ampia: rilevamenti di droni e sistemi autonomi per la sorveglianza marittima, pattugliamenti intensificati nel Golfo del Venezuela e nelle acque caraibiche, e la presenza di gruppi navali d’assalto statunitensi nei pressi della costa venezuelana. Le autorità americane parlano di una “campagna continua” e non episodica, con possibilità incrementate di operazioni coordinate con Paesi alleati della regione. Si pone tuttavia la questione sulla legittimità internazionale di attacchi condotti al largo delle acque territoriali, sulla definizione di “narco-terrorista” e sull’equilibrio tra lotta al traffico illecito e rispetto del diritto internazionale. In parallelo, le autorità venezuelane hanno annunciato esercitazioni navali e mobilitazione della milizia bolivariana, segnalando che il Paese è pronto a difendere la propria sovranità e ad attivare coalizioni con altri Stati dell’America Latina.
Dal punto di vista operativo, l’azione statunitense richiede una logistica complessa: identificazione e monitoraggio delle rotte navali, intercettazione di imbarcazioni ad alta velocità, controllo del traffico via mare e potenzialmente via terra, e la cooperazione con intelligence regionale. Il traffico marittimo dal Venezuela e dal Nord della Colombia verso Caraibi e Stati Uniti è stato indicato dalla Casa Bianca come una delle principali vie di transito della cocaina, anche se alcuni analisti mettono in dubbio che tale traffico sia la principale fonte di fentanyl che arriva negli Usa, per la quale invece viene indicato il Messico. Ciononostante, la zona caraibica assume oggi una centralità strategica nella pianificazione antinarcotici statunitense, e l’operazione Southern Spear ne sottolinea l’importanza. La coordinazione tra comando navale, droni e forze terrestri rappresenta un ampliamento rispetto alle missioni precedenti, che pure avevano visto navi d’assalto statunitensi impegnate in attacchi contro imbarcazioni sospette, con già decine di morti registrati secondo fonti indipendenti.
L’annuncio dell’operazione ha provocato reazioni immediate nella comunità internazionale: alcuni Paesi dell’America Latina hanno manifestato preoccupazione per una possibile escalation militare nella regione, temendo che la lotta al narcotraffico diventi pretesto per interventi più ampi o per l’instaurazione di basi navali statunitensi permanenti nel mar dei Caraibi. Le organizzazioni per i diritti umani hanno sollevato dubbi sulle condizioni in cui sono state condotte intercettazioni e attacchi precedenti, segnalando che alcuni civili — pescatori o migranti — potrebbero essere rimasti coinvolti negli scontri. Inoltre, il Venezuela ha chiesto sostegno diplomatico da Russia, Cina e Iran, sottolineando che ogni attacco alle proprie coste sarebbe considerato una violazione dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite. Il contesto regionale si fa quindi sempre più complesso, con l’America Latina che ritorna al centro dello scontro geopolitico tra grandi potenze, e la lotta al narcotraffico che assume dimensioni più ampie rispetto alla semplice repressione criminale.
L’operazione Southern Spear e la risposta venezuelana aprono uno scenario in cui la strategia antinarcotici statunitense si intreccia con la dinamica geopolitica, il diritto internazionale e la sovranità regionale. La posta in gioco non è solo la quantità di droga intercettata o distrutta, ma la definizione del rapporto tra Stati Uniti e America Latina, la configurazione delle rotte nel traffico illecito, e la capacità di assistere le comunità locali colpite sia dal narcotraffico sia dalla militarizzazione delle acque. L’azione in corso non riguarda soltanto il contrasto alla criminalità, ma anche la ridefinizione di equilibri che sembravano consolidati.

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