Giorgetti propone aumenti graduali delle tasse sul tabacco: una strategia politica per contenere l’impatto sul prezzo delle sigarette e placare le tensioni sociali
- piscitellidaniel
- 10 ott
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Nei giorni scorsi il ministro Giancarlo Giorgetti ha avanzato una richiesta all’Unione Europea: modulare con maggiore gradualità gli aumenti delle accise sui prodotti del tabacco, per evitare scossoni troppo rapidi nel prezzo delle sigarette. L’obiettivo proclamato è duplice: da un lato tutelare il gettito fiscale necessario allo Stato, dall’altro limitare gli effetti sociali e politici di rincari bruschi che possono colpire soprattutto i consumatori più vulnerabili. La proposta è emersa in un momento critico per il bilancio pubblico, mentre il Governo è sotto pressione per coniugare rigore fiscale e sostenibilità sociale.
Il ragionamento di Giorgetti si fonda su una visione pragmatica: gli aumenti delle accise sul tabacco negli ultimi anni sono stati spesso percepiti come “colpi d’imposta” che si scaricano immediatamente sul prezzo finale al consumatore, generando proteste e maggiore propensione al contrabbando. Una progressione troppo rapida dei balzelli rischia di alimentare mercati paralleli, far crescere il consumo di sigarette illegali e gravare sulle fasce a basso reddito più di quanto non suggeriscano le analisi evocative di salute pubblica.
Secondo il ministro, la gradualità avrebbe anche il vantaggio di rendere più prevedibile il percorso fiscale dei tabacchi per le industrie, consentendo adeguamenti industriali graduali e evitando salti competitivi impropri. Le aziende produttrici, che operano in un mercato già molto regolamentato, soffrono di margini compressi e pressioni normative, e chiedono misure di “stabilità fiscale” – ovvero che ogni incremento tributario sia annunciato con largo anticipo e distribuito su più anni.
La posizione del Governo italiano non si presenta come un rifiuto dell’aumento delle tasse sul tabacco, ma come una proposta di metodo: intervenire sì, ma con moderazione e programma pluriennale. Si tratta di una linea che cerca di evitare “sorprese” fiscali che, nel contesto sociale italiano, possono tradursi rapidamente in tensioni politiche, proteste di categoria o spinte anti-regolatorie. In questa chiave, l’attenzione è anche rivolta ai dati sul contrabbando e sull’evasione fiscale: rincari troppo pronunciati, sostengono alcuni analisti, possono incrementare il ricorso alla filiera non ufficiale, erodendo il gettito atteso e minando la fiducia nel sistema fiscale.
Non mancano tuttavia obiezioni e tensioni sul piano sanitario e regolatorio. Le associazioni per la lotta al tabagismo e le organizzazioni sanitarie avvertono che ogni ritardo nei rincari è una perdita di opportunità nella prevenzione delle malattie correlate al fumo. Secondo questi attori, il prezzo è uno dei deterrenti più efficaci per ridurre il consumo, soprattutto fra i giovani, e un “congelamento” della salassazione fiscale rischia di attenuare l’efficacia delle politiche di disincentivo.
All’interno della maggioranza di governo emergono voci divergenti. Alcuni ministri della parte “rigorista” temono che la proposta di Giorgetti possa equivarre a una “deroga” al rigore fiscale, in un momento in cui lo Stato italiano ha bisogno di ogni euro per finanziare le politiche sociali, infrastrutturali e di crescita. Altri, soprattutto nel centrodestra, vedono nella gradualità un modo per mediare le tensioni sociali e mantenere una linea di equità redistributiva: più l’aumento è spalmato, meno colpisce all’improvviso.
Sul piano comunitario, la proposta italiana apre margini di dibattito: l’UE ha indicato che gli aumenti delle accise sui prodotti nocivi (alcol, tabacco) possono concorrere ai obiettivi di salute pubblica e bilancio, ma negli ultimi anni ha premuto affinché tali aumenti siano coordinati e non causino distorsioni competitive fra Stati membri. L’Italia chiede ora che Bruxelles tenga conto delle specificità del mercato nazionale, della prevalenza del contrabbando in alcune aree e della necessità di gradualità nei percorsi fiscali.
In termini pratici, l’applicazione della proposta richiederebbe un piano pluriennale con scadenze definite: ogni anno un piccolo incremento, con monitoraggio del gettito, del consumo legale e dei fenomeni illegali, e verifica dei risultati sotto il profilo sanitario. Il rischio che i rincari vengano “taroccati” o bloccati a metà strada, o che le industrie spingano su contenziosi, è reale. Servirà inoltre un sistema di governance fiscale capace di correzioni automatiche in caso il gettito atteso non si materializzi.
Il tema del prezzo delle sigarette diventa così un terreno di negoziazione politica, fiscale e sanitaria che riflette il difficile equilibrio che l’Italia è chiamata a trovare: finanziare lo Stato, tutelare la salute pubblica, evitare shock sociali e contrastare il mercato nero. In questo contesto, la proposta di Giorgetti non rappresenta una “resistenza” all’aumento delle tasse, ma un approccio mitigato che punta a contenere gli urti nel breve termine, mantenendo però l’orizzonte di un adeguamento fiscale che continui a perseguire obiettivi di sostenibilità e disincentivo del consumo nocivo.

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