Giansanti (Confagricoltura) lancia la sfida all’Europa su Pac e accordi commerciali in un’agricoltura che cambia
- piscitellidaniel
- 5 dic 2025
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Il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, rilancia con forza il tema della competitività del settore primario, sollecitando l’Europa a rivedere in modo strutturale la Politica agricola comune e la gestione degli accordi commerciali. L’agricoltura europea, osserva Giansanti, sta attraversando una fase caratterizzata da rincari nei costi di produzione, instabilità dei mercati e crescente concorrenza internazionale che mette sotto pressione le imprese del continente. La Pac, così come concepita negli ultimi anni, non sarebbe più adeguata a sostenere le aziende nell’attuale scenario produttivo, segnato da margini ridotti e da una transizione ambientale che richiede investimenti rilevanti e tempi di adattamento più lunghi.
Le critiche partono dalla constatazione che molte regole europee risultano troppo complesse e poco coerenti con le esigenze concrete delle imprese agricole, specialmente in un momento in cui gli agricoltori devono fronteggiare eventi climatici estremi, volatilità dei prezzi e un incremento significativo dei costi energetici e dei fertilizzanti. Le misure della Pac legate al greening, alla gestione delle superfici e ai vincoli ecologici vengono ritenute fondamentali sotto il profilo ambientale, ma spesso penalizzanti quando applicate in modo uniforme a territori profondamente diversi tra loro. Giansanti sottolinea la necessità di una maggiore flessibilità e di strumenti che consentano alle imprese di investire in tecnologie, irrigazione efficiente, agricoltura di precisione e sistemi di riduzione dell’impatto che richiedono risorse non sempre disponibili.
Accanto alla revisione della Pac, Confagricoltura pone al centro della discussione il tema degli accordi commerciali internazionali. La concorrenza proveniente da Paesi extraeuropei, dove i costi di produzione sono inferiori e gli standard spesso meno restrittivi, rischia infatti di compromettere la sostenibilità economica delle filiere continentali. L’organizzazione agricola chiede che l’Europa adotti un approccio più equilibrato, introducendo clausole che garantiscano condizioni di reciprocità reale sui requisiti ambientali, sanitari e sociali. La tutela del mercato interno diventa cruciale non per ostacolare gli scambi, ma per evitare che prodotti ottenuti con regole meno stringenti entrino in concorrenza diretta con quelli europei, generando distorsioni difficili da compensare.
Il dibattito riguarda anche il ruolo strategico dell’agricoltura nella sicurezza alimentare europea. Gli shock recenti hanno dimostrato l’importanza di garantire una produzione interna stabile e diversificata, capace di ridurre dipendenze esterne e assicurare continuità delle forniture. In quest’ottica, Giansanti richiama la necessità di una politica agricola che non sia solo orientata alla sostenibilità ambientale, ma anche alla redditività delle imprese e alla difesa del tessuto produttivo. La tenuta delle aziende agricole, soprattutto di quelle a conduzione familiare, rappresenta infatti un presidio indispensabile per la gestione del territorio, la prevenzione del dissesto idrogeologico e il mantenimento delle aree rurali.
Confagricoltura richiama inoltre l’urgenza di affrontare la questione dei ritardi infrastrutturali che penalizzano il settore. La logistica continua a essere uno dei punti critici della competitività italiana, con costi superiori rispetto ad altri Paesi europei e difficoltà legate al trasporto delle merci verso i mercati esteri. Modernizzare le reti, potenziare i collegamenti e investire in piattaforme digitali dedicate alle filiere agroalimentari diventano condizioni imprescindibili per sostenere le esportazioni, che rappresentano uno dei motori principali della crescita del comparto.
La transizione verde e digitale, pur rappresentando un’opportunità, richiede infine una strategia coordinata. Giansanti evidenzia come molte aziende agricole abbiano già avviato percorsi di innovazione, ma rimangano frenate da incertezze normative, costi elevati e accesso limitato al credito. In questo scenario, il ruolo delle istituzioni europee e nazionali appare decisivo per garantire strumenti finanziari adeguati, semplificazioni e una maggiore chiarezza degli obiettivi da raggiungere.
La posizione di Confagricoltura si inserisce dunque in un quadro più ampio che riguarda la futura architettura delle politiche europee. La richiesta è quella di un’agricoltura al centro dell’agenda comunitaria, dotata di strumenti moderni e flessibili, in grado di competere sui mercati globali senza rinunciare alla sostenibilità e alla qualità che caratterizzano il modello produttivo europeo. L’avvio del confronto nelle istituzioni Ue sarà cruciale per definire una nuova stagione della Pac e per ridefinire la postura commerciale dell’Europa di fronte a un contesto economico internazionale sempre più instabile.

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