Gaza, l’UNRWA denuncia il blocco dei mezzi pesanti per la ricerca dei corpi sotto le macerie
- piscitellidaniel
- 27 ott
- Tempo di lettura: 3 min
Nella Striscia di Gaza la situazione umanitaria continua a peggiorare. L’UNRWA, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi, ha lanciato un nuovo allarme chiedendo di poter far entrare dodici mezzi pesanti indispensabili per le operazioni di ricerca dei corpi rimasti sepolti sotto le macerie. Si tratta di escavatori, camion e attrezzature industriali necessarie per liberare interi quartieri ridotti in rovina dopo mesi di bombardamenti. Israele, secondo quanto denunciato dall’agenzia, continua però a bloccare l’autorizzazione all’ingresso dei mezzi, sostenendo motivi di sicurezza e di controllo sull’uso effettivo delle attrezzature.
Le macerie rappresentano oggi uno dei problemi più drammatici della Striscia. Migliaia di edifici crollati coprono corpi che non sono mai stati recuperati, creando non solo una questione umanitaria ma anche sanitaria. L’assenza di mezzi adeguati rallenta in modo decisivo il lavoro delle squadre di soccorso, che operano quasi esclusivamente con strumenti manuali o con piccole ruspe. La UNRWA sottolinea che senza macchinari di grande capacità è impossibile procedere con il recupero sistematico dei resti, e che le famiglie continuano a vivere l’incertezza e il dolore di non sapere dove si trovano i propri cari.
Israele ha finora mantenuto una linea di chiusura quasi totale rispetto all’ingresso di macchinari pesanti nella Striscia, ritenendo che possano essere utilizzati dai gruppi armati per scopi non umanitari. Le autorità israeliane hanno dichiarato in più occasioni che ogni richiesta viene esaminata in base ai rischi di sicurezza e che la priorità rimane impedire il trasferimento di materiali che potrebbero rafforzare Hamas. Tuttavia, per le organizzazioni internazionali si tratta di una posizione che impedisce qualsiasi intervento efficace in un’area dove la distruzione è talmente estesa da richiedere mezzi di sollevamento e scavo di grande portata.
L’UNRWA e altre agenzie delle Nazioni Unite presenti sul territorio segnalano che la mancanza di accesso non riguarda solo i mezzi di soccorso, ma anche i camion carichi di generi di prima necessità e carburante. L’interruzione dei flussi logistici ha bloccato gran parte delle operazioni di recupero e smaltimento delle macerie, creando nuove aree di rischio per la popolazione civile. In molti casi, i resti umani sono stati ritrovati solo settimane dopo, in condizioni di forte deterioramento, aggravando ulteriormente la crisi igienico-sanitaria.
Gli operatori umanitari denunciano che, nei quartieri più colpiti, i cumuli di detriti raggiungono altezze di diversi metri e si estendono per centinaia di metri quadrati. Per rimuoverli servono macchinari con capacità di sollevamento elevata, personale addestrato e corridoi sicuri di accesso. La mancanza di questi strumenti obbliga le squadre locali a lavorare manualmente, con tempi di intervento estremamente lunghi e rischi elevati per gli stessi soccorritori. L’agenzia delle Nazioni Unite chiede quindi che Israele autorizzi in modo stabile l’ingresso di mezzi tecnici e che venga creato un meccanismo di coordinamento internazionale per garantire il monitoraggio dell’utilizzo delle attrezzature.
Parallelamente, la situazione politica e diplomatica rimane tesa. L’ostruzione dei valichi è diventata uno dei punti più controversi del dibattito tra Israele e le organizzazioni umanitarie. Gli Stati Uniti e l’Unione Europea hanno più volte sollecitato un’apertura dei passaggi per i convogli umanitari, ma finora non si è arrivati a un accordo stabile. Israele mantiene il controllo dei valichi terrestri e stabilisce le liste di ciò che può entrare nella Striscia, determinando di fatto la portata e la frequenza degli aiuti. L’ONU sostiene che questo sistema rallenta ogni intervento e impedisce la gestione efficace dell’emergenza.
Nel frattempo, i sopravvissuti vivono in condizioni di estrema precarietà. La mancanza di servizi essenziali, la scarsità di acqua potabile e la diffusione di malattie dovute alla decomposizione dei corpi non ancora recuperati aggravano il quadro complessivo. Le famiglie si riuniscono ogni giorno nelle aree più devastate sperando di ottenere il permesso di cercare tra le macerie. Le autorità locali hanno predisposto alcune squadre di ricerca, ma le risorse sono minime e i risultati limitati. L’assenza di un coordinamento internazionale e di attrezzature idonee ha trasformato quella che dovrebbe essere un’operazione di soccorso in un dramma collettivo senza precedenti.
Per la UNRWA la questione non è solo logistica ma anche morale. Il recupero dei corpi rappresenta un obbligo previsto dalle convenzioni internazionali sul diritto umanitario e deve essere garantito indipendentemente dal contesto politico. Gli operatori dell’agenzia continuano a chiedere il sostegno della comunità internazionale affinché venga esercitata una pressione diplomatica su Israele per consentire l’ingresso dei mezzi necessari. La speranza è quella di poter almeno restituire i corpi alle famiglie, riducendo il numero dei dispersi e ristabilendo, per quanto possibile, un minimo di umanità in un territorio segnato dalla distruzione totale.

Commenti