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Gaza, accuse della Mezzaluna Rossa: ambulanze colpite dall’esercito israeliano. A Jabalia ordinata l’evacuazione dei civili

Nel quadro dell’escalation militare in corso nella Striscia di Gaza, la Mezzaluna Rossa Palestinese ha denunciato un attacco diretto alle proprie ambulanze da parte delle Forze di Difesa Israeliane (IDF). Secondo quanto riferito dall’organizzazione umanitaria, almeno due ambulanze sarebbero state colpite intenzionalmente da bombardamenti israeliani mentre erano impegnate in missioni di soccorso a sud dell’enclave. L’episodio si inserisce in una fase di forte intensificazione delle ostilità, con operazioni militari che si susseguono da settimane e che continuano a generare gravi conseguenze per la popolazione civile.


Le accuse della Mezzaluna Rossa, rilanciate anche attraverso i propri canali ufficiali e confermate da alcune agenzie stampa internazionali presenti nell’area, parlano di una “sistematica violazione del diritto internazionale umanitario” e di “attacchi deliberati contro mezzi di soccorso chiaramente identificabili”. Secondo i soccorritori, l’attacco avrebbe causato danni gravi ai veicoli e messo a rischio la vita di medici e paramedici, che sarebbero rimasti feriti nel corso del bombardamento. L'organizzazione ha chiesto l'apertura urgente di un'indagine internazionale indipendente per accertare eventuali responsabilità da parte dell'esercito israeliano e garantire la protezione degli operatori umanitari.


Il portavoce dell’IDF non ha rilasciato commenti ufficiali in merito, ma in precedenti comunicazioni l’esercito israeliano ha sostenuto che Hamas utilizzerebbe ambulanze e infrastrutture mediche come copertura per operazioni militari. Questa giustificazione è stata più volte respinta dalle organizzazioni umanitarie attive sul territorio, che denunciano un crescente numero di attacchi alle strutture sanitarie, comprese ambulanze, ospedali da campo e punti di primo soccorso.


A rendere ancora più drammatica la situazione è giunto, nelle stesse ore, un nuovo ordine di evacuazione rivolto alla popolazione civile di Jabalia, uno dei quartieri più popolosi e densamente abitati del nord della Striscia. L’avviso, pubblicato su X dal portavoce in lingua araba dell’IDF, impone ai residenti l’immediato abbandono dell’area in vista di una nuova offensiva militare. Le autorità israeliane giustificano l’evacuazione con il recente lancio di razzi da parte di miliziani palestinesi verso il sud di Israele. Alcuni dei razzi sarebbero stati intercettati dal sistema Iron Dome, ma altri avrebbero raggiunto aree abitate provocando danni e feriti lievi.


Le operazioni militari israeliane a Jabalia si preannunciano quindi particolarmente intense, e numerosi analisti prevedono una possibile incursione via terra nelle prossime ore. Jabalia è da tempo considerata una delle roccaforti urbane di Hamas, e già in passato è stata teatro di pesanti combattimenti. Il nuovo ordine di evacuazione riguarda decine di migliaia di civili, molti dei quali sono già sfollati interni, costretti a spostarsi più volte in cerca di aree più sicure che però, nella realtà della Striscia, faticano a esistere.


Secondo i dati forniti dalle Nazioni Unite, oltre il 75% della popolazione di Gaza è oggi sfollata, mentre le condizioni sanitarie e igieniche continuano a peggiorare rapidamente. La carenza di elettricità, carburante, acqua potabile e medicinali rende sempre più difficile l’assistenza alla popolazione. I valichi di frontiera restano chiusi o fortemente limitati, e la possibilità di organizzare corridoi umanitari è sempre più remota.


L’Unrwa, agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi, ha lanciato un nuovo appello urgente affinché siano rispettate le convenzioni internazionali e venga garantita la protezione dei civili e degli operatori umanitari. L’Alto commissariato ONU per i diritti umani ha chiesto a tutte le parti coinvolte di rispettare i principi di proporzionalità e distinzione, evitando attacchi contro obiettivi non militari.


Nel frattempo, la comunità internazionale continua a osservare con crescente preoccupazione l’evoluzione del conflitto. Nonostante i tentativi di mediazione portati avanti da Egitto, Qatar e Nazioni Unite, nessuna delle due parti sembra voler allentare la pressione militare. Hamas ha accusato Israele di crimini di guerra, mentre Tel Aviv insiste sulla necessità di neutralizzare tutte le infrastrutture militari dei gruppi armati presenti a Gaza. In questo contesto, le ambulanze colpite e le evacuazioni forzate si trasformano in simboli di un conflitto che continua a colpire in maniera sempre più dura la popolazione civile.

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