Francia: Lecornu riapre il dibattito sulle leggi finanziarie, pressione sui conti pubblici e caos politico
- piscitellidaniel
- 5 giorni fa
- Tempo di lettura: 4 min
In Francia si assiste a una nuova fase di profondità istituzionale: il primo ministro Sébastien Lecornu, nominato in un contesto di forte incertezza, ha annunciato la riapertura del dibattito parlamentare sulle leggi finanziarie, segnando una svolta nel rapporto tra esecutivo e Assemblea Nazionale. Dopo settimane di tensioni e dimissioni lampo del suo primo governo, Lecornu ha ricevuto la fiducia a malapena e si prepara ora ad affrontare l’approvazione di un disegno di legge di bilancio che dovrà restituire credibilità all’esecutivo ma che si troverà a navigare in un parlamento diviso e ostile. Il dossier conti pubblici si fa sempre più pesante, con il deficit ancora elevato, i costi della riforma pensionistica da rivedere e la necessità di rassicurare i mercati finanziari europei. In questo quadro, la mossa strategica di governare tramite un dibattito più aperto piuttosto che tramite strumenti d’urgenza appare come un tentativo di recuperare legittimità — ma rappresenta anche un rischio elevato: maggiore esposizione per il governo, possibilità di inflazione normativa e compromessi obbligati. La riapertura del dibattito finanziario da parte di Lecornu ha implicazioni dirette per la stabilità politica della Francia e per il contesto europeo più ampio.
Lecornu ha dichiarato che presenterà il progetto di bilancio entro i tempi costituzionali, rinunciando all’uso dell’articolo 49.3, che consente al governo di far approvare leggi senza voto a articolo per articolo, aprendo così la porta a un esame parlamentare pieno. Questa scelta rappresenta una rottura rispetto alle prassi recenti dei governi francesi, che hanno spesso utilizzato strumenti d’urgenza per superare la frammentazione dell’aula. Decide dunque di mettere in campo un metodo più trasparente, seppure in un contesto dove la maggioranza è fragile e l’opposizione potente. La scadenza per l’approvazione del bilancio è stretta: secondo il calendario costituzionale il testo deve essere presentato con largo anticipo, e l’iter parlamentare richiede diverse settimane tra commissioni e aula. La pressione è elevata, dato che il mancato varo della legge finanziaria potrebbe portare al ricorso a misure d’urgenza o all’approvazione con decorrenza posticipata, limitando i margini d’intervento del governo e erodendo la fiducia internazionale.
Le problematiche strutturali che gravano sui conti pubblici francesi sono notevoli: deficit elevato, rapporto debito/Pil in crescita, spesa pubblica tra le più alte tra i grandi paesi europei, rigidità del sistema pensionistico e aumento delle spese sociali che pesano sull’insieme delle finanze statali. La riforma delle pensioni, in particolare, rappresenta una ferita aperta dal punto di vista politico ed economico. Lecornu ha annunciato la sospensione della riforma fino alle prossime elezioni presidenziali del 2027, e questa scelta ha provocato reazioni immediate nella classe politica. Il costo di tale sospensione è stimato nell’ordine delle centinaia di milioni già dai prossimi mesi, con conseguenti pressioni per compensazioni tramite aumento della pressione fiscale o tagli alla spesa, in un contesto in cui la crescita economica è debole e le condizioni del mercato globale non favorevoli. La Francia dunque si trova a dover bilanciare un’esigenza di rigore fiscale con la domanda sociale di protezione e stabilità.
La dimensione politica della riapertura del dibattito sulle leggi finanziarie appare cruciale. All’Assemblea Nazionale il panorama è altamente frammentato: il partito del presidente Emmanuel Macron non dispone di una chiara maggioranza e deve ottenere il sostegno di altre forze, tra cui i socialisti che hanno ottenuto alcune concessioni. Lecornu, nel tentativo di evitare una mozione di censura, ha ceduto su alcuni temi sensibili come l’articolo 49.3 per far approvare il governo e ha responsabilizzato il Parlamento, affermando che «d’ora in poi spetterà a voi discutere, proporre e votare». Questo messaggio segna un cambio di paradigma: l’esecutivo non vuole più governare con decreti, ma vuole essere costretto a discutere. Tuttavia, questo allarga anche il campo delle incognite: il processo diventa meno controllato, gli emendamenti si moltiplicano, le richieste delle opposizioni aumentano e il rischio di perdita di coesione interna cresce. In un contesto di emergenza economica e sociale, la scelta di un metodo più aperto può trasformarsi in un’arma a doppio taglio.
Le reazioni dell’opinione pubblica e dei mercati non sono tardate: gli analisti avvertono che in un contesto in cui la stabilità politica è un fattore chiave per il rating sovrano e per la fiducia degli investitori internazionali, ogni segnale di indecisione o blocco è amplificato. Secondo fonti economiche, la Francia registra un maggiore livello di rischio paese tra le grandi economie dell’eurozona, con rendimenti obbligazionari che si allargano e una crescente preoccupazione circa la capacità del governo di controllare il debito. La scelta del dibattito aperto è stata interpretata positivamente da alcuni come segno di trasparenza e rinnovamento democratico; da altri come una conseguenza della debolezza dell’esecutivo che non può più imporre la propria agenda senza mediazioni. In questo senso, l’approvazione della manovra e l’esito della discussione parlamentare diventano una prova di resilienza istituzionale per la Francia.
La riapertura del dibattito sulle leggi finanziarie, in sintesi, si inscrive in un passaggio cruciale della Quinta Repubblica: un governo fragilissimo, un Parlamento variegato e una situazione economica critica mettono in evidenza che la direzione della politica francese è oggi in bilico. Lecornu ha scelto una strada che privilegia il dialogo e la responsabilizzazione parlamentare, ma lo ha fatto in un momento in cui il margine di manovra è ridottissimo e i tempi stretti. Il nuovo corso rappresenta una scommessa sulla capacità della Francia di rinnovare il proprio equilibrio istituzionale e finanziario, in un contesto europeo che non tollera ritardi o deviazioni rispetto agli impegni fiscali.

Commenti