Francia: il Parlamento approva il bilancio della Sécurité sociale tra tensioni politiche e allarme sui conti
- piscitellidaniel
- 10 dic 2025
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L’Assemblea nazionale francese ha approvato il bilancio della Sécurité sociale dopo una votazione particolarmente delicata che ha richiesto al governo un intenso lavoro di mediazione. La maggioranza, non autosufficiente e frammentata, ha potuto contare sul sostegno di parte dei socialisti, che hanno garantito i voti necessari affinché il testo non venisse respinto. Il passaggio parlamentare era considerato decisivo: un’eventuale bocciatura avrebbe aperto la strada a una crisi istituzionale, mettendo in discussione la capacità dell’esecutivo di portare avanti la propria agenda in un contesto politico già segnato da forte instabilità.
Il bilancio approvato conferma alcune scelte rilevanti per la politica sociale francese. È prevista la sospensione delle riforme sulle pensioni introdotte nel 2023, misura che ha rappresentato uno dei nodi più controversi degli ultimi anni. Viene inoltre eliminato l’aumento dei ticket sanitari a carico dei pazienti, proposta che aveva suscitato dure critiche da parte delle opposizioni e delle associazioni dei consumatori. Il testo garantisce anche che pensioni e assegni sociali continueranno ad aumentare in linea con l’inflazione, evitando un peggioramento del potere d’acquisto in un contesto economico caratterizzato da costi elevati e crescita incerta.
Sul piano finanziario, il documento mette in evidenza un quadro segnato da squilibri profondi. Per il 2025 la Sécurité sociale prevede più di 666 miliardi di euro di spesa, a fronte di entrate insufficienti a coprire l’intero fabbisogno. Il deficit atteso supera i 22 miliardi, evidenziando una dinamica di progressivo deterioramento rispetto all’anno precedente. L’aumento dei costi sanitari, la pressione demografica sul sistema pensionistico e la difficoltà di generare entrate adeguate attraverso contributi e fiscalità rendono sempre più complesso mantenere l’equilibrio di un modello che rappresenta uno dei pilastri dello Stato sociale francese.
La corte dei conti ha più volte segnalato il rischio che l’intero sistema possa trovarsi in una condizione di forte vulnerabilità finanziaria nei prossimi anni. L’analisi degli organismi indipendenti sottolinea che, senza interventi strutturali e senza una riforma mirata alla razionalizzazione della spesa, la Sécurité sociale potrebbe arrivare a non riuscire a sostenere l’insieme delle prestazioni che garantisce oggi. Le criticità emergono con particolare intensità nella sanità, dove il costo dei servizi e della tecnologia cresce più rapidamente delle risorse disponibili, e nelle pensioni, in un contesto di invecchiamento della popolazione che genera un fabbisogno crescente.
Il passaggio parlamentare è stato seguito con attenzione anche per le implicazioni politiche. Il governo del primo ministro Sébastien Lecornu ha dimostrato di saper ottenere una maggioranza su un provvedimento chiave, ma la dinamica che ha condotto al voto evidenzia la fragilità del quadro complessivo. Le opposizioni hanno denunciato la mancanza di una strategia di lungo periodo, accusando l’esecutivo di rinviare le riforme più delicate e di limitarsi a interventi di natura emergenziale. Il sostegno socialista, pur decisivo, non è garanzia di accordi futuri: il fronte parlamentare che ha votato a favore appare eterogeneo e difficilmente replicabile su altri temi sensibili.
Nel dibattito pubblico ha assunto rilievo anche il tema della sostenibilità complessiva del sistema francese di welfare. La Sécurité sociale è considerata un modello storico, nato per assicurare protezione universale in ambito sanitario, previdenziale e assistenziale. Tuttavia, l’aumento dei costi, l’evoluzione demografica e il rallentamento della crescita economica stanno mettendo alla prova un equilibrio che per decenni è stato considerato stabile. I prossimi mesi saranno determinanti per verificare se il governo riuscirà a proporre misure più profonde, capaci di incidere su spesa, entrate e governance, oppure se continuerà a basarsi su compromessi parlamentari che garantiscono risultati immediati ma non risolvono le criticità strutturali.
La legge appena approvata consente alla macchina dello Stato sociale di proseguire il suo funzionamento in un momento politicamente delicato, preservando le prestazioni principali e scongiurando un blocco istituzionale che avrebbe avuto ripercussioni significative sulla vita quotidiana dei cittadini e sugli equilibri del governo.

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