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Francesco Acquaroli, il governatore meloniano al bis dopo aver strappato le Marche alla sinistra

Francesco Acquaroli si conferma figura centrale del centrodestra nelle dinamiche regionali italiane, dopo aver ottenuto il bis alla guida delle Marche. La sua vittoria rappresenta la prosecuzione di un percorso che aveva già avuto un forte valore simbolico nel 2020, quando riuscì a strappare la Regione a una tradizione politica di lungo corso, segnata dal predominio del centrosinistra. L’esperienza marchigiana è oggi uno dei punti di riferimento del modello amministrativo promosso da Fratelli d’Italia e, più in generale, dal blocco di governo guidato da Giorgia Meloni.


Acquaroli, classe 1974, originario di Macerata, si è affermato come uno degli amministratori più vicini alla leader di Fratelli d’Italia, al punto da essere indicato spesso come il volto territoriale della strategia meloniana. Già sindaco di Potenza Picena e deputato, ha costruito una carriera politica scandita da una costante presenza nel territorio, con una particolare attenzione ai temi della ricostruzione post-sisma, dello sviluppo industriale e turistico e della sanità regionale. La sua capacità di dialogare con gli amministratori locali e di costruire reti di consenso ha permesso al centrodestra di consolidarsi in una regione considerata fino a pochi anni fa una roccaforte progressista.


La sua rielezione è stata ottenuta in un contesto competitivo e con uno sfidante autorevole come Matteo Ricci, sindaco di Pesaro e figura di punta del Partito Democratico. Lo scontro elettorale ha messo in evidenza due visioni diverse: da una parte, la promessa di continuità, stabilità e rafforzamento delle politiche messe in campo dal centrodestra; dall’altra, il tentativo di rilanciare un’offerta di centrosinistra basata sull’innovazione sociale, l’investimento in cultura e una maggiore attenzione alle fasce più fragili della popolazione. Il risultato finale, con la conferma di Acquaroli, ha ribadito come le Marche siano ormai entrate stabilmente nell’orbita del centrodestra.


Durante il suo primo mandato, Acquaroli ha gestito passaggi complessi come la campagna vaccinale contro il Covid-19, la fase di ricostruzione delle aree colpite dal terremoto del 2016, le politiche per la ripresa economica post-pandemica e la gestione delle crisi industriali che hanno colpito il tessuto produttivo marchigiano, storicamente caratterizzato da piccole e medie imprese. Le sue scelte, spesso in linea con le indicazioni del governo centrale, hanno contribuito a rafforzare l’immagine di un’amministrazione regionale strettamente integrata con il progetto politico nazionale di Fratelli d’Italia.


Uno degli elementi che più hanno caratterizzato la sua leadership è stata l’attenzione al tema dell’identità territoriale. Acquaroli ha insistito molto sulla valorizzazione del marchio “Marche” come leva per il turismo, l’enogastronomia e la promozione culturale. Questo approccio, accompagnato da investimenti in promozione internazionale e in eventi di richiamo, ha trovato consenso non solo tra gli elettori di centrodestra, ma anche in settori tradizionalmente più vicini al centrosinistra, consolidando un bacino di sostegno trasversale.


Non sono mancati, tuttavia, momenti di frizione. Le opposizioni hanno spesso accusato la giunta di scarsa trasparenza nella gestione dei fondi europei e di lentezza nei progetti di ricostruzione post-sisma. Anche la sanità regionale, con carenze di personale e liste di attesa, è stata uno dei punti più criticati. Nonostante ciò, il governatore è riuscito a mantenere una solida base di consenso, puntando su messaggi di concretezza e continuità, accompagnati dall’immagine di amministratore vicino ai cittadini.


Acquaroli rappresenta per Giorgia Meloni una pedina fondamentale nello scacchiere politico nazionale. La sua figura viene spesso richiamata come esempio di come Fratelli d’Italia sia riuscito a radicarsi nelle regioni, costruendo una governance che non si limita a un ruolo di opposizione ma che interpreta concretamente il governo dei territori. La sua rielezione, inoltre, assume un valore simbolico in un momento in cui il centrodestra è chiamato a difendere e consolidare i propri risultati a livello locale per rafforzare la stabilità complessiva del governo nazionale.


Sul piano personale, il governatore ha costruito la sua immagine pubblica intorno a un profilo sobrio, distante da eccessi mediatici, ma capace di entrare nel vivo delle questioni concrete. L’attenzione alle aree interne, alle difficoltà dei piccoli comuni, alla connessione tra costa e zone montane, sono stati temi costanti della sua narrazione politica. Questo approccio territoriale ha rappresentato uno dei fattori determinanti della sua ascesa e del consolidamento del consenso nelle Marche.


Il bis ottenuto da Acquaroli apre ora una nuova fase: da un lato la necessità di dare continuità alle politiche avviate, dall’altro la sfida di affrontare problemi strutturali che ancora affliggono la regione, come il calo demografico, l’invecchiamento della popolazione, la tenuta del sistema sanitario e la competitività internazionale delle imprese. La capacità del governatore di conciliare identità territoriale e apertura verso il progetto nazionale del centrodestra sarà messa alla prova nei prossimi anni, con ricadute non solo regionali ma anche sul più ampio quadro politico italiano.

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