Fmi: economia italiana resiliente ma serve che cresca la produttività e si cancelli la flat tax su autonomi
- piscitellidaniel
- 16 set
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Secondo l’ultimo rapporto dell’Fondo Monetario Internazionale, l’Italia sta mostrando una solidità inattesa in un contesto globale incerto, ma le luci si accompagnano a ombre che rischiano di frenare il futuro se non si interviene su alcuni nodi strutturali. Il Pil italiano è cresciuto dello 0,7 % nel 2024, cresce moderatamente nel 2025 con attese dello 0,5 %, e si prevede un’accelerazione per il 2026 fino allo 0,8 %. Tali numeri riflettono un’economia che resiste bene agli shock esterni, ma che non è riuscita ormai da tempo a generare scatti significativi in termini di produttività e competitività.
Uno dei fattori che spinge l’Fmi a richiedere misure correttive riguarda la produttività: il rapporto evidenzia che, pur con segnali positivi dal mercato del lavoro e da alcune fabbriche d’innovazione, la produttività del lavoro resta troppo bassa rispetto ai partner europei; la crescita continua ma insufficiente a colmare gap storici in innovazione, investimenti in capitale umano, digitalizzazione e infrastrutture. Il rischio è che si resti intrappolati in un’economia a crescita lenta, incapace di spremerne il potenziale, con ricadute negative su salari reali, investimenti privati e sulle possibilità di riduzione del debito pubblico.
Sul fronte fiscale, il Fondo mette nel mirino la flat tax applicata al lavoro autonomo: viene ritenuta dal Fmi una misura che limita la base imponibile, che favorisce disuguaglianze e che può costare gettito fiscale importante. L’abolizione o la revisione della flat tax per gli autonomi è considerata una delle riforme potenziali per ampliare la base imponibile, migliorare l’equità del sistema tributario e dare maggiore spazio fiscale per il sostegno agli investimenti e alla spesa pubblica efficiente.
Il rapporto sottolinea come la condizione del debito pubblico italiano resti una vulnerabilità: nonostante il ritorno a un avanzo primario nel bilancio 2024, le autorità devono mantenere la rotta di disciplina fiscale per riportare il debito su una traiettoria discendente. Serve un piano fiscale a medio termine che non solo mantenga il bilancio in equilibrio, ma che permetta spazi per gli investimenti necessari a sostenere la crescita, soprattutto in settori dove il ritardo italiano è significativo: infrastrutture, formazione, ricerca, digitalizzazione.
Un elemento che appare chiave è il mercato del lavoro: il rapporto dell’Fmi riconosce che esso è uno dei pilastri della tenuta economica, grazie all’aumento dell’occupazione, al sostegno grazie a politiche di incentivo e strutture regionali che sono riuscite a reggere meglio gli shock. Ma per tradurre occupazione in crescita sostenuta, è necessario che venga migliorata la produttività per addetto, che si favoriscano le imprese che investono in capitale tecnologico, che vengano ridotte le rigidità normative, che si acceleri la transizione verso forme più digitali e automatizzate di produzione.
L’analisi evidenzia anche il peso dell’invecchiamento della popolazione, che in Italia è tra i più avanzati d’Europa, e delle sfide demografiche che riducono il numero di lavoratori in età produttiva, obbligano il sistema pensionistico a regole più rigide, impongono spese maggiori per la salute, con conseguente minore capacità fiscale. In tale quadro, espandere la base imponibile con più lavoratori, inclusi gli immigrati, migliorare l’efficienza del welfare, ridurre gli incentivi fiscali inefficienti diventa non solo una scelta tecnica ma una questione di sostenibilità intergenerazionale.
Tra le riforme auspicabili secondo il Fmi ci sono anche quelle relative alle spese pubbliche: ridurre le sovvenzioni inefficienti, rendere più trasparenti e selettive le detrazioni e deduzioni fiscali, aggiornare il valore catastale degli immobili per rendere più equa la tassazione. Queste misure consentirebbero di liberare risorse per priorità come l’istruzione, la sanità, le infrastrutture, che oggi richiedono rinnovamento e capacità di risposta tempestiva anche a sfide esterne come cambiamenti climatici, emergenze sanitarie, crisi energetiche.
Un’attenzione specifica è dedicata agli investimenti: quelli pubblici del Pnrr, gli investimenti privati in tecnologie verdi e digitali, le infrastrutture di trasporto e logistica vengono definiti positivamente nel rapporto come fattori che hanno contribuito a sostenere la resilienza. Ma per avere effetti duraturi serve che gli investimenti siano accompagnati da buone regole, tempi certi, procedure più snelle, certezza normativa, forza lavoro qualificata.

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