Ex Ilva, il gruppo dell’acciaio attrae solo due fondi: Bedrock e Flacks in trattativa mentre lo Stato valuta una permanenza nel capitale
- piscitellidaniel
- 12 dic 2025
- Tempo di lettura: 3 min
La procedura per individuare nuovi investitori interessati al rilancio dell’ex Ilva prosegue con una drastica selezione naturale: solo due fondi hanno manifestato un interesse concreto verso il gruppo siderurgico, confermando la complessità dell’operazione e le incertezze che ancora pesano sul futuro dell’acciaieria. I soggetti rimasti in campo sono Bedrock e Flacks, due realtà finanziarie internazionali che hanno avviato verifiche approfondite sui conti e sulle prospettive industriali del polo di Taranto e degli altri stabilimenti. La limitata partecipazione segnala quanto la situazione dell’impianto, aggravata da anni di crisi, investimenti insufficienti e tensioni gestionali, sia considerata ad alto rischio dai potenziali acquirenti.
Il governo segue con attenzione le trattative, consapevole della rilevanza strategica del sito per l’intero settore manifatturiero italiano. La siderurgia rappresenta un anello fondamentale della filiera industriale, e il suo indebolimento si riflette in modo diretto sulla competitività nazionale. Per questo motivo, l’ipotesi di un disimpegno totale dello Stato non appare allo stato attuale percorribile. Le valutazioni in corso indicano che la presenza pubblica nel capitale potrebbe essere mantenuta anche in una fase successiva all’ingresso di un nuovo partner, con l’obiettivo di garantire stabilità, supporto agli investimenti e un controllo più diretto sulle scelte strategiche.
Le difficoltà dell’ex Ilva sono note da tempo, ma negli ultimi mesi la situazione è diventata ancora più delicata a causa della contrazione della produzione, dei problemi di liquidità e del necessario adeguamento degli impianti alle normative ambientali. La ricerca di nuovi investitori è stata avviata per individuare soggetti in grado di sostenere un piano industriale credibile, basato sia sulla modernizzazione tecnologica sia sulla graduale riconversione verso processi più sostenibili. La transizione verso l’acciaio verde richiede capitali ingenti e tempi lunghi, elementi che hanno probabilmente scoraggiato molti potenziali candidati.
Bedrock e Flacks rappresentano due profili differenti all’interno del panorama dei fondi internazionali. Il primo è noto per interventi in aziende industriali con forti esigenze di ristrutturazione e una visione orientata al lungo periodo. Il secondo, invece, lavora spesso su processi di valorizzazione di asset complessi attraverso strategie operative e finanziarie più rapide. Entrambi stanno analizzando nel dettaglio costi, passività, necessità di investimento e scenari di mercato, consapevoli che un piano efficace deve affrontare simultaneamente criticità produttive, ambientali e occupazionali.
La dimensione sociale dell’operazione è uno degli aspetti più sensibili. Lo stabilimento di Taranto rimane uno dei principali poli occupazionali del Mezzogiorno, e qualunque decisione avrà ripercussioni significative per la città e per l’intero territorio. Il governo ha più volte ribadito che la tutela dei lavoratori rappresenta una priorità e che la scelta del partner dovrà essere coerente con la necessità di assicurare continuità produttiva e salvaguardia dei livelli occupazionali. L’eventuale ingresso di un fondo privato non potrà prescindere da un quadro chiaro di garanzie e da impegni verificabili sulla durata degli investimenti.
Un altro elemento decisivo riguarda gli impegni ambientali. Gli impianti necessitano di interventi strutturali che comportano costi molto elevati, e la realizzazione delle opere previste per ridurre le emissioni e migliorare la qualità dell’aria richiede una programmazione pluriennale. Bedrock e Flacks stanno valutando questi aspetti con particolare attenzione, poiché il rispetto delle normative e la sostenibilità del piano industriale rappresentano condizioni imprescindibili per qualunque rilancio credibile del sito.
La presenza dello Stato nel capitale, pur ridimensionata rispetto al passato, rimane quindi un fattore di equilibrio. Il governo valuta una partecipazione che affianchi il nuovo investitore e garantisca la supervisione delle fasi cruciali del piano industriale, evitando il rischio di operazioni speculative o di interventi insufficienti alla portata delle sfide. In questo quadro, la scelta tra i due fondi rimasti in corsa non si baserà soltanto sulla disponibilità economica, ma anche sulla qualità dei progetti presentati e sulla coerenza con gli obiettivi industriali e ambientali fissati.
Nelle prossime settimane verranno approfonditi gli aspetti economici delle offerte e la sostenibilità dei piani presentati. Il futuro dell’ex Ilva dipenderà dalla capacità di individuare un investitore disposto a impegnarsi in un percorso lungo e complesso, sostenuto da una presenza statale stabile e da un quadro normativo che accompagni gli investimenti necessari alla trasformazione della siderurgia italiana. La riduzione dei soggetti interessati semplifica la procedura, ma conferma anche l’elevato livello di sfida che questa operazione rappresenta per il mercato e per il Paese.

Commenti