Entrate fiscali in crescita: nei primi sette mesi del 2024 aumento di 8,4 miliardi
- piscitellidaniel
- 5 set
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Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha diffuso i dati relativi alle entrate fiscali nei primi sette mesi del 2024, registrando un incremento complessivo di 8,4 miliardi di euro rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Si tratta di un risultato che testimonia la solidità della riscossione e che riflette, da un lato, l’andamento positivo di alcune imposte, dall’altro, l’effetto delle misure di contrasto all’evasione e di razionalizzazione dei flussi tributari introdotte negli ultimi mesi.
Secondo i dati, il gettito complessivo ha superato i 307 miliardi di euro, con una crescita del 2,8 per cento rispetto al 2023. L’incremento riguarda in particolare l’Irpef, che resta la principale fonte di entrata per le casse dello Stato, sostenuta dall’aumento delle ritenute da lavoro dipendente e pensioni. Anche l’Iva ha segnato una crescita, seppur più contenuta, grazie all’andamento dei consumi e all’effetto del controllo più stringente sulle transazioni elettroniche.
Una dinamica significativa si registra anche per l’Ires, l’imposta sul reddito delle società, che ha beneficiato della buona performance di alcuni comparti industriali e dell’export. Tuttavia, il rallentamento della congiuntura economica in Europa e la contrazione della domanda internazionale hanno reso la crescita meno accentuata rispetto al passato. Nonostante ciò, la tenuta delle entrate dalle imprese è considerata un segnale positivo in una fase di incertezza.
Tra le voci in aumento si segnalano anche le accise, in particolare quelle sui carburanti, che hanno registrato un gettito superiore grazie al rialzo dei prezzi e alla maggiore domanda nei mesi estivi. Parallelamente, il settore del gioco legale e delle lotterie ha contribuito in misura non trascurabile alla crescita complessiva, consolidando il ruolo delle entrate extratributarie come componente stabile del bilancio statale.
Il ministero ha sottolineato l’impatto delle misure di digitalizzazione dei pagamenti e di incrocio delle banche dati, che hanno consentito di ridurre gli spazi per l’evasione e di ampliare la base imponibile. L’uso crescente della fatturazione elettronica e i controlli automatizzati hanno portato a un recupero di gettito significativo, destinato a rafforzarsi ulteriormente con l’estensione degli strumenti di compliance nei prossimi mesi.
Dal punto di vista territoriale, le regioni del Nord hanno contribuito in misura maggiore all’aumento delle entrate, grazie alla concentrazione di imprese e alla maggiore dinamica occupazionale. Nel Mezzogiorno, pur con dati più contenuti, si registra comunque un incremento, sostenuto in parte dall’uso degli incentivi fiscali e dalle misure a favore delle assunzioni.
Il miglioramento delle entrate fiscali rappresenta un elemento importante per la gestione della finanza pubblica. Il governo conta su queste risorse per finanziare gli impegni di bilancio, sostenere le politiche sociali e ridurre gradualmente il debito. Tuttavia, resta il nodo della sostenibilità a lungo termine: l’aumento del gettito non è sufficiente da solo a coprire le esigenze di spesa, in particolare quelle legate al welfare, alla sanità e agli investimenti infrastrutturali.
Gli analisti sottolineano come la crescita delle entrate fiscali non sia omogenea e dipenda in larga parte da fattori congiunturali, come l’andamento dei prezzi e dei consumi. L’aumento dell’Irpef riflette anche l’effetto dell’inflazione, che ha spinto verso l’alto le retribuzioni nominali e quindi le ritenute fiscali, senza però corrispondere a un reale miglioramento del potere d’acquisto delle famiglie. Analogamente, il gettito Iva ha beneficiato di prezzi più alti, ma i volumi dei consumi restano sotto osservazione.
Sul piano politico, i dati vengono letti come un segnale positivo per il governo, che può rivendicare i risultati ottenuti nella lotta all’evasione e nella modernizzazione del sistema fiscale. Al tempo stesso, l’opposizione sottolinea che l’aumento delle entrate grava soprattutto sui contribuenti regolari e che la pressione fiscale complessiva resta elevata, scoraggiando investimenti e crescita.
Il dibattito pubblico si concentra anche sulla destinazione delle maggiori entrate. Una parte delle risorse potrebbe essere utilizzata per ridurre il cuneo fiscale e sostenere il reddito dei lavoratori, mentre altre voci del bilancio richiedono coperture urgenti, come gli interventi per la sanità, la scuola e il rinnovo dei contratti pubblici. Non manca poi la necessità di rafforzare gli investimenti legati al Pnrr, che rappresentano una delle sfide decisive per il rilancio dell’economia italiana.
Le prospettive per i prossimi mesi restano incerte. L’andamento delle entrate fiscali dipenderà dall’evoluzione del quadro economico generale, dalle decisioni di politica monetaria della Banca centrale europea e dall’impatto delle misure governative in materia di crescita e occupazione. Se il rallentamento internazionale dovesse accentuarsi, anche il gettito potrebbe risentirne, mettendo sotto pressione i conti pubblici.

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