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Emergenza umanitaria nella Striscia di Gaza: l’Organizzazione Mondiale della Sanità chiede l’evacuazione di 16.500 pazienti mentre continuano le vittime tra i civili

Nel contesto di un conflitto che entra in una fase sempre più gravata da conseguenze umanitarie profonde, la Striscia di Gaza si trova di fronte a un’emergenza sanitaria e civile senza precedenti: l’Oms ha lanciato un appello urgente affinché siano evacuati circa 16.500 pazienti attualmente ricoverati, mentre le forze militari israeliane hanno ucciso tre civili palestinesi nelle ultime ore. L’interconnessione tra scontro armato, crisi umanitaria, danno alle infrastrutture sanitarie e difficoltà logistiche rende la situazione estremamente critica.


L’Oms ha rilevato che molte strutture ospedaliere all’interno della Striscia sono danneggiate, con gravi interruzioni nell’erogazione di cure, nella disponibilità di medicinali, ossigeno e attrezzature diagnostiche. Il personale medico opera in condizioni di stress elevato, con carenza di energia elettrica, acqua potabile e accesso limitato ai rifornimenti. La richiesta di evacuare 16.500 pazienti si basa sull’analisi delle condizioni ospedaliere e sulla valutazione del rischio concreto che la mancata assistenza comporti un’escalation di decessi evitabili. Le categorie più vulnerabili sono quelle dei neonati prematuri, dei malati oncologici, dei dializzati e delle persone gravemente ferite o con patologie croniche. L’Oms sottolinea che la mobilità all’interno della Striscia è ostacolata, le vie di accesso agli ospedali risultano spezzate o controllate militarmente, e l’evacuazione verso strutture esterne è gravata da ostacoli logistici, burocratici e di sicurezza.


Le forze israeliane, da parte loro, continuano le operazioni militari nella Striscia: nell’ultima tornata dei combattimenti sono stati segnalati tre civili palestinesi uccisi durante raid su aree densamente popolate o zone con forte presenza abitativa. Gli attacchi sulle infrastrutture residenziali e sanitarie sono documentati da organizzazioni indipendenti, che segnalano anche che ospedali e unità di pronto soccorso sono diventati “zone di combattimento”, esposti a bombardamenti, interruzioni e infiltrazioni di combattenti. L’azione militare, secondo l’analisi internazionale, sta aggravando la crisi sanitaria, perché le strutture ospedaliere colpite vedono diminuire ulteriormente la loro capacità operativa, generando un circuito di difficoltà che alimenta la tragedia umanitaria.


Il problema della evacuazione dei pazienti è stringente: spostare migliaia di persone con gravi condizioni mediche richiede non solo mezzi adeguati ma anche autorizzazioni, corridoi sicuri, disponibilità di accoglienza in strutture esterne e coordinamento internazionale. La logistica è complessa: in condizioni normali il trasferimento di pazienti gravi richiede ambulanze speciali, personale qualificato, attrezzature mobili e collegamenti tra ospedali. In una zona di guerra, con bombardamenti in corso, viabilità interrotta, blackout frequenti e rischio di ulteriori attacchi, ogni trasferimento si trasforma in operazione rischiosa. Le organizzazioni umanitarie segnalano che alcuni bambini ricoverati in incubatrice, pazienti in ventilazione assistita o con gravi patologie croniche, non possono aspettare e necessitano di interventi rapidi. Le evacuazioni programmabili, che riguardano meno categorie, oggi sono ostacolate da condizioni estreme, mentre le emergenze stanno aumentando.


Dal lato delle infrastrutture sanitarie, la distruzione sistematica o l’interruzione operativa di ospedali sta erodendo progressivamente la capacità di risposta della sanità nella Striscia. Più ostacoli si aggiungono: interruzioni dell’elettricità e dei combustibili che rendono inutilizzabili ventilatori, pompe, macchine di terapia intensiva; carenza di medicinali, antibiotici, materiali monouso; flussi di rifiuti ospedalieri non gestiti correttamente; il tutto in una situazione in cui l’accesso all’acqua potabile è limitato e le condizioni igieniche peggiorano. Le organizzazioni internazionali avvertono che la situazione potrebbe peggiorare rapidamente se non si interviene con urgenza e su scala.


La situazione sanitaria è inoltre aggravata dalle restrizioni sull’ingresso di beni medici, sul transito dei mezzi umanitari e sui corridoi umanitari. Le agenzie umanitarie riferiscono che la chiusura parziale dei varchi, la verifica delle spedizioni, i controlli militari e i danni alle infrastrutture logistiche rallentano l’arrivo degli aiuti. Questo ritardo compromette la possibilità di potenziare le unità mobili di terapia intensiva, le cliniche temporanee e il trasferimento dei pazienti in condizioni critiche verso strutture nei Paesi vicini. La misura dell’evacuazione richiesta dall’Oms – 16.500 pazienti – include anche l’ipotesi di ricoveri in strutture fuori dalla Striscia, purché siano garantite condizioni di sicurezza e trasporto.


Il contesto internazionale osserva con preoccupazione: la guerra a Gaza continua da mesi, con cicli di intensificazione che producono vittime civili, distruzione di abitazioni e infrastrutture civili, e un impatto duraturo sulla popolazione palestinese. La perdita di vite civili, incluse quelle dei pazienti e degli operatori sanitari, rappresenta una sfida morale e politica per l’intera comunità internazionale. La richiesta dell’Oms fa emergere la dimensione sanitaria come parte integrante della crisi, non solo come effetto collaterale. I pazienti in condizioni critiche che si trovano all’interno della Striscia costituiscono un indicatore della gravità della crisi: la loro evacuazione diventa simbolo della priorità umanitaria ma anche di un fallimento dell’infrastruttura sanitaria in tempo di guerra.


In questo scenario la protezione dei civili assume un ruolo centrale nella narrativa del conflitto. Il diritto internazionale umanitario prevede che le strutture sanitarie, i pazienti e gli operatori medici debbano essere protetti in condizioni di guerra. Tuttavia, le segnalazioni delle organizzazioni internazionali indicano che tanto le infrastrutture quanto il personale medico nella Striscia sono stati esposti in modo ripetuto ad attacchi, interruzioni e ostacoli operativi. La richiesta dell’Oms evidenzia che la situazione ha superato la soglia della semplice emergenza sanitaria; rappresenta una crisi sistemica che richiede interventi su più fronti: sanitario, logistico, politico e diplomatico.


La perdita di vite e la distruzione progressiva delle capacità sanitarie nella Striscia di Gaza rendono urgente una mobilitazione più ampia. Con migliaia di pazienti in condizioni critiche, la richiesta dell’Oms di evacuazione di 16.500 persone diventa un campanello d’allarme su quanto la crisi stia toccando il cuore dell’esperienza umana: il diritto alla cura, alla salute, alla vita. Il conflitto, nella sua dimensione più dura, si manifesta non solo come scontro militare, ma come dramma umanitario che investe direttamente gli ospedali, le corsie, i letti degli ospedali e le vite dei più vulnerabili.

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