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Elezioni in Toscana: Giani punta al bis con un campo largo dopo le sconfitte del centrosinistra nelle Marche e in Calabria

La Toscana si appresta a tornare alle urne il 12 e 13 ottobre, in un clima politico segnato da tensioni, rimescolamenti di alleanze e il bisogno di recuperare terreno da parte del centrosinistra. A guidare la fase elettorale è il presidente uscente, Eugenio Giani, che si ricandida sostenuto da un “campo largo” — coalizione ampia che unisce il Partito Democratico, il Movimento 5 Stelle e altre forze riformiste — nella speranza che la vittoria toscana possa rappresentare una inversione di tendenza dopo le recenti battute d’arresto subite dal fronte progressista nelle Marche e in Calabria.


Le sconfitte nelle due regioni “minori” hanno acceso un faro sul percorso politico del centrosinistra: in Calabria, le elezioni anticipate dopo le dimissioni del presidente Occhiuto hanno visto un successo della coalizione di centrodestra nonostante le incertezze legate allo scandalo giudiziario che aveva investito la sua figura. Nelle Marche, il risultato elettorale ha certificato la difficoltà del fronte progressista nel mobilitare consenso in un territorio da tempo in bilico. Questi esiti hanno imposto una riflessione interna sulle strategie delle alleanze regionali e sul valore stesso del “campo largo” come formula unificante.


In questo contesto, la Toscana rappresenta una sfida tanto simbolica quanto cruciale. Giani — eletto nel 2020 con un buon margine — si propone come punto di continuità ma anche di innovazione: il suo campo largo incorpora, oltre al Pd, forze civiche, Azione, Italia Viva, Alleanza Verdi e Sinistra, e il contributo determinate del M5S, il cui via libera interno, deciso con un voto online tra iscritti, ha sbloccato tensioni e consentito l’apertura di una coalizione più ampia. Il progetto è che la Toscana diventi il laboratorio nazionale del modello dell’alleanza progressista “inclusiva e competitiva” contro la destra, già testato in altri contesti e manifestatosi come asse centrale della strategia politica per il 2027.


Il campo largo ha però mostrato fragilità. Al suo interno si sono registrate resistenze, incertezze e sparizioni di identità. Il M5S, tradizionalmente distante dal PD in Toscana, ha dovuto mediare tra la propria base e le opzioni strategiche: la scelta del voto interno è stata interpretata come un meccanismo per legittimare la coalizione, ma ha anche evidenziato le spinte divergenti che attraversano il Movimento. Allo stesso modo, forze come Azione o Italia Viva hanno chiesto condizioni chiare di partecipazione e spazi concreti nelle scelte programmatiche. Giani ha dovuto costruire un equilibrio instabile tra mediazione e leadership, annunciando che la coesione del campo largo sarà testata sul programma: sanità, lavoro, infrastrutture, educazione, politiche ambientali e sviluppo delle aree interne sono i pilastri sui quali si giocherà la credibilità della coalizione.


Sul fronte opposto, il centrodestra ha scelto come sfidante Alessandro Tomasi, attuale sindaco di Pistoia, incarnazione della spinta “borghese” e imprenditoriale contro la tradizione politica toscana di sinistra. La sua candidatura punta a capitalizzare il malcontento per alcune scelte regionali giudicate centriste, la percezione di inefficienza o l’eccesso di continuità. Il centrodestra spera di sfruttare anche il ribaltamento di orientamenti elettorali nelle regioni vicine come fattore simile in Toscana. Tuttavia, il fattore identitario rimane nodale: la Toscana ha radici politiche storiche che favoriscono un certo elettorato progressista e “moderato” che tende al centro, e Tomasi dovrà dimostrare di riuscire a aggregare consensi al di là delle aree tradizionali del centrodestra.


Il livello dei sondaggi indica una forbice favorevole a Giani: alcune rilevazioni collocano il presidente in netta avanti rispetto al rivale, con valori che oscillano intorno al 55-58% contro il 38-42% per Tomasi. Tali cifre, se confermate, darebbero al campo largo una base solida per governare la regione. Ma esistono margini d’incertezza: il tasso d’astensione, l’irrilevanza di liste minori, il possibile voto disgiunto possono alterare la previsione. Inoltre, la pressione di scenari nazionali e il confronto sulle politiche di bilancio, migrazione, sanità e infrastrutture possono influenzare l’orientamento indeciso dell’elettorato.


Un elemento di attenzione riguarda le ripercussioni che la riuscita del campo largo toscano potrebbe avere fuori regione. Se la coalizione dovesse prevalere con un margine netto, la sua dottrina potrebbe essere replicata in regioni prossime al voto come Campania, Puglia e Veneto, e diventare riferimento per la campagna politica nazionale del centrosinistra. Al contrario, una sconfitta per poco o una vittoria risicata consegnerebbe un rafforzamento dell’argomento secondo cui il modello “campo largo” è un’operazione fragile e poco radicata localmente.


Infine, la campagna in Toscana si svolge in un contesto elettorale complesso: simultaneità di più elezioni regionali, crescente polarizzazione, influenza dei social media e della comunicazione digitale, capacità di mobilitazione territoriale e vantaggio degli apparati. Giani e il campo largo dovranno dimostrare di saper governare non solo la coalizione, ma anche le aspettative: se vinceranno, dovranno dare prova di efficienza e rinnovamento; se perderanno, rischieranno di comprometterne la legittimità futura.


La tornata in Toscana è dunque molto più che un voto regionale: è un test per le strategie politiche, un banco di prova per il campo largo, un crocevia che potrà influenzare le traiettorie politiche dei prossimi anni. Le sconfitte nelle Marche e in Calabria sono moniti e pressioni che pesano, ma la Toscana rappresenta l'occasione per invertire la rotta — e il voto in queste settimane deciderà se il centrosinistra potrà ricostruire un percorso di speranza e credibilità oppure confermare l’idea che il modello della coalizione ampia non basta quando non riesce a radicarsi davvero nei territori.

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