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Edmondo Cirielli: il generale che si candida in Campania e raccoglie l’eredità del centrodestra

Il nome di Edmondo Cirielli sta guadagnando spazio come protagonista nello scenario politico campano, dopo che il centrodestra ha indicato la sua candidatura alla presidenza della Regione Campania per le elezioni del 23-24 novembre 2025. La sua figura suscita interesse per il mix tra profilo istituzionale, radicamento territoriale e passato militare, elementi che il centrodestra punta a valorizzare in una regione da tempo guidata dal centrosinistra.


Cirielli nasce a Nocera Inferiore, in provincia di Salerno, e vanta una lunga carriera politica e istituzionale nel territorio. È stato presidente della Provincia di Salerno dal 2009 al 2012, incarico che gli ha permesso di consolidare relazioni e visibilità regionale. In ambito nazionale, Cirielli è stato eletto più volte deputato, e attualmente ha incarichi di rilievo: svolge il ruolo di viceministro degli Esteri. È inoltre coordinatore nazionale di Fratelli d’Italia, partito che lo sostiene nella corsa regionale.


Ma un tratto particolare del suo profilo — spesso richiamato nei media — è il titolo militare che gli viene attribuito: “generale dell’Arma dei Carabinieri” o “generale di brigata”. Questo elemento rafforza la sua immagine di figura autorevole nella composizione politica, conferendo un tratto simbolico significativo in territori in cui la sicurezza, la legalità e la lotta alle infiltrazioni criminali sono temi sensibili.


Il mix di esperienza istituzionale, credenziali militari e radicamento nella provincia salernitana offre un immaginario politico che il centrodestra cerca di tradurre in mobilitazione locale. Il riferimento testuale all’“generalato” non è solo decorativo: nella regione, dove le questioni legate all’ordine pubblico, alla criminalità organizzata, alla gestione delle risorse infrastrutturali e alla trasparenza amministrativa sono temi rilevanti, il richiamo alla figura di un “uomo delle istituzioni” costituisce anche un tentativo di incassare consenso simbolico.


Il sostegno attorno a Cirielli è già forte e trasversale nella coalizione: Fratelli d’Italia lo ha appoggiato come candidato principale, e il suo nome è stato fatto oggetto di trattative tra i partiti del centrodestra — Lega, UDC e Noi Moderati — per ottenere un’intesa unitaria. Le trattative si sono protratte per settimane, con veti incrociati e resistenze interne, ma sembra che finalmente la quadra sia vicina all’ufficializzazione. In molti ambienti politici locali, si parla di una candidatura “blindata” che punta a interrompere la lunga egemonia del centrosinistra nella Regione Campania.


La scelta di Cirielli è anche un messaggio politico verso il territorio e l’elettorato moderato: si tenta di ricomporre un’area centrista che, negli ultimi anni, si è frammentata in molteplici sigle. Portando nel centrodestra una figura con radici locali, si punta a recuperare consenso nelle province dove il partito di De Luca ha consolidato il potere attraverso reti territoriali, clientele politiche e investimenti infrastrutturali.


Alcuni osservatori indicano che la candidatura di Cirielli rappresenti una scommessa: quella di trasformare un profilo “istituzionale-tecnico” in un candidato popolare capace di mobilitare. La sua storia, intrecciata con esperienza amministrativa e presunti titoli militari, cerca di unire autorevolezza e identità territoriale.


Sul piano competitivo la mossa assume ulteriore rilievo: il candidato avversario del centrosinistra è Roberto Fico, scelto come nome unitario. La battaglia in Campania diventa dunque scontro tra due figure nazionali con legami territoriali: Fico contro Cirielli. Il confronto politico si annuncia serrato, su temi economici, infrastrutturali, sociali e di legalità.


Cirielli dovrà affrontare, oltre agli avversari politici, l’arte di trasformare una candidatura “ospite” in presenza radicata. Dovrà dimostrare che la sua figura non è solo un “portabandiera” nazionale, ma che può rappresentare le istanze locali — dalle province interne alle aree costiere — in modo credibile e concreto. Il legame con Salerno potrà essere un vantaggio, ma dovrà essere esteso all’intera Campania per evitare di essere percepito come candidato provinciale.


La mobilitazione attorno al suo nome è già visibile: comitati civici, strutture locali del partito e gruppi di supporto si sono attivati per costruire un progetto organico. La campagna dovrà insistete su temi concreti: infrastrutture, sanità, opportunità occupazionali, rigenerazione urbana e contrasto alle disuguaglianze territoriali, che sono da tempo elementi centrali nella politica regionale.


Nel contesto nazionale, la candidatura di Cirielli offre al centrodestra un profilo “moderato con autorità” da contrapporre a governi locali dominati da figure del centrosinistra. È una strategia di rafforzamento politico e simbolico: innalzare il profilo regionale attraverso nomi che combinano istituzionalità, territorialità e una narrazione di ordine pubblico e legalità.


La complessità del panorama elettorale campano — con dinamiche locali forti, alleanze variabili e un elettorato sensibile a tematiche sociali ed economiche — rende la candidatura di Cirielli una sfida piena di incognite e opportunità. Sta al centrodestra costruire intorno al suo profilo una coalizione funzionale, un progetto capace di raggiungere un’ampia base elettorale e una strategia comunicativa che sappia tradurre autorevolezza in consenso reale.

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