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DPFP e Bankitalia: miglioramento dei conti pubblici ma allarme sui tagli che colpiscono i redditi

Il Documento Programmatico di Finanza Pubblica, approvato dal governo e ora all’esame delle Camere, segna una fase decisiva nella definizione della politica economica italiana per il 2026. Bankitalia, intervenuta in audizione, riconosce i segnali di miglioramento dei conti e una traiettoria di consolidamento finanziario più solida, ma allo stesso tempo mette in guardia contro l’eccessivo affidamento ai tagli lineari e contro misure che potrebbero penalizzare la crescita e ridurre il reddito disponibile delle famiglie.


Secondo le previsioni contenute nel documento, il deficit scenderà progressivamente dal 3% del PIL previsto per il 2025 fino al 2,3% nel 2028, in linea con le nuove regole di bilancio europee. Il saldo primario torna positivo per la prima volta dal 2019, un dato che testimonia il miglioramento della gestione dei conti pubblici. Tuttavia, la riduzione del debito resta un obiettivo impegnativo: il rapporto debito/PIL, pur in calo, rimane vicino al 137%, livello che impone disciplina e una politica fiscale prudente.


Bankitalia ha sottolineato che la dinamica positiva dei conti non deve essere interpretata come un via libera a tagli indiscriminati. Il pericolo, secondo l’istituto centrale, è che interventi eccessivamente rigidi sul lato della spesa possano ridurre il potere d’acquisto dei lavoratori e compromettere la coesione sociale. Le misure di contenimento dovrebbero concentrarsi su sprechi e inefficienze amministrative, evitando di colpire pensioni, welfare e servizi pubblici essenziali.


Il governo punta a un riequilibrio complessivo attraverso un duplice binario: da un lato la razionalizzazione delle spese, dall’altro la riduzione graduale del carico fiscale, in particolare sui redditi da lavoro. Nel DPFP si prevede infatti la riduzione dell’aliquota Irpef dal 35 al 33% per i redditi compresi tra 28 mila e 50 mila euro. La misura, considerata centrale per sostenere il ceto medio, rientra nel più ampio progetto di revisione del sistema tributario, volto a rendere più equo il prelievo e a stimolare la domanda interna.


Nonostante il miglioramento delle finanze pubbliche, Bankitalia ha ricordato che l’Italia resta esposta a rischi di rallentamento economico e ad aumenti dei rendimenti sui titoli di Stato. L’istituto ha invitato il governo a mantenere una strategia credibile di consolidamento, fondata su politiche strutturali e non su interventi temporanei. In particolare, ha espresso preoccupazione per il ricorso a misure una tantum o a entrate non ricorrenti, che rischiano di compromettere la sostenibilità nel medio periodo.


Un capitolo rilevante riguarda la spesa per la difesa, destinata a crescere nei prossimi anni in linea con gli impegni assunti in sede internazionale. L’aumento delle risorse in questo settore, se non accompagnato da una revisione generale delle priorità di bilancio, potrebbe rendere necessario un ulteriore sforzo di contenimento in altri ambiti, come sanità e istruzione. Bankitalia ha ricordato che eventuali tagli in questi settori devono essere ponderati con estrema cautela per non compromettere la qualità dei servizi e la tenuta sociale del Paese.


Il documento programmatico prevede inoltre interventi selettivi sulla spesa corrente, con l’obiettivo di liberare risorse per investimenti produttivi, innovazione e infrastrutture. L’esecutivo intende concentrare gli sforzi su settori ad alto moltiplicatore economico, in particolare energia, digitale e industria verde. L’intenzione è quella di conciliare il risanamento dei conti con un piano di crescita sostenibile, che possa rafforzare la produttività e aumentare l’occupazione stabile.


La Banca d’Italia ha espresso apprezzamento per il ritorno a una gestione più ordinata della finanza pubblica, ma ha ribadito che l’equilibrio tra rigore e crescita sarà determinante per evitare nuovi squilibri. Il messaggio principale è di prudenza: servono coperture certe e misure permanenti, non aggiustamenti temporanei che rinviano il problema.


Nel complesso, il quadro delineato dal DPFP segna un cambio di passo nella strategia economica, con un obiettivo chiaro di riduzione graduale del deficit e maggiore attenzione alla qualità della spesa. Tuttavia, Bankitalia avverte che il consolidamento non potrà avvenire sacrificando i redditi da lavoro e le politiche sociali, pena l’indebolimento della domanda interna e del consenso verso le riforme necessarie.


L’istituto invita a proseguire sulla strada della razionalizzazione della spesa pubblica, del miglioramento dell’efficienza amministrativa e della lotta all’evasione, considerati strumenti fondamentali per finanziare gli interventi senza gravare ulteriormente su cittadini e imprese. Il successo della manovra dipenderà dalla capacità di mantenere questo equilibrio, garantendo al tempo stesso disciplina fiscale e sostegno alla crescita.

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