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“Dote Famiglia”: il click-day e il bonus sport da 300 € per i figli 6-14 anni, cosa cambia e cosa sapere

Il nuovo anno porta una misura volta a sostenere le famiglie con figli: il Fondo “Dote Famiglia” istituito nella Legge di Bilancio 2025 con una dotazione di 30 milioni di euro ha come obiettivo il sostegno alle spese per attività sportive e ricreative dei minori, e sarà attivato tramite un meccanismo a click-day. La misura riguarda i nuclei familiari con ISEE minorenni fino a 15.000 €, e il contributo è previsto per figli di età compresa tra 6 e 14 anni. Ogni nucleo potrà ottenere il bonus per massimo due figli. Le attività che potranno essere agevolate includono quelle sportive e ricreative organizzate da associazioni, società sportive dilettantistiche, enti del Terzo settore e ONLUS di ambito sportivo. Le domande verranno esaminate in ordine cronologico, fino ad esaurimento fondi.


Il funzionamento del Fondo prevede che le associazioni e le società sportive interessate aderiscano preventivamente, entro una finestra temporale prestabilita, segnalando i corsi disponibili nel portale del Dipartimento per lo Sport. Solo le attività segnalate e accreditate in questa fase potranno essere oggetto di contributo da parte delle famiglie. In seguito, sarà reso pubblico l’elenco dei corsi, con dati su sedi, date, costi, posti disponibili e modalità di adesione da parte delle famiglie interessate.


Quando si apre il momento per la presentazione delle domande, le famiglie dovranno compilare online un modulo che richiederà i dati anagrafici del minore, autocertificazione dell’ISEE minorenni in corso di validità, dichiarazione che la famiglia non benefici di altri contributi per la stessa prestazione, e copia del documento d’identità del richiedente. Il contributo massimo per ogni minore è fissato a 300 €, e sarà erogato direttamente all’ente sportivo accreditato che organizza l’attività prescelta, non alla famiglia.


Il calendario previsto impone che l’attività agevolata debba iniziare entro il 15 dicembre 2025 e concludersi entro il 30 giugno 2026. Le associazioni che aderiscono al bando dovranno offrire corsi con durata minima di sei mesi e frequenza almeno bisettimanale. Le modalità di erogazione del contributo sono articolate in più fasi: una quota iniziale al momento dell’avvio, un’altra a metà percorso, e la parte finale alla conclusione dell’attività, subordinata alla verifica della partecipazione effettiva (ad esempio un minimo del 70 % delle lezioni frequentate).


Un elemento centrale è che l’assegnazione sarà senza graduatoria, basata esclusivamente sull’ordine cronologico delle domande valide. Questo significa che chi presenterà la domanda prima — rispettando tutti i requisiti — avrà maggiori possibilità di ricevere il beneficio, fino a che le risorse non saranno esaurite. Non sono previsti criteri meritocratici aggiuntivi né priorità per regioni o categorie speciali, se non eventuali scorrimenti in caso di rinunce o decadenze da parte di beneficiari.


La misura ha diverse implicazioni pratiche e sociali. Innanzitutto offre un aiuto concreto ai nuclei con figli che spesso devono farsi carico di spese per corsi sportivi o ricreativi, spese che possono gravare sul bilancio familiare in modo significativo. Incentiva lo svolgimento di attività extrascolastiche, favorendo l’inclusione sociale e il benessere fisico e psicologico dei bambini. Potenzialmente può ridurre il divario tra famiglie che possono permettersi queste attività e quelle che altrimenti non potrebbero sostenerle.


Tuttavia, la modalità click-day suscita anche critiche dal punto di vista dell’equità: affidarsi all’ordine cronologico significa che il fattore “velocità di connessione” o conoscenza preventiva del bando può avvantaggiare chi è più informato o meglio attrezzato digitalmente. Esiste il rischio che famiglie con risorse tecniche — non solo economiche — riescano a ottenere il bonus più facilmente rispetto a nuclei in condizioni più fragili o con minore familiarità con procedure online.


Un altro aspetto è la sostenibilità finanziaria nel tempo: 30 milioni di euro possono coprire molte domande, ma non tutte. Se la partecipazione fosse elevata — come è probabile dato il bisogno — molte famiglie rimarranno fuori. Ciò imporrà una selezione basata sul chi arriva prima, piuttosto che sulla gravità del fabbisogno.


Sul piano organizzativo, il coinvolgimento delle associazioni è cruciale: se l’adesione degli enti sportivi è limitata, le opportunità effettive per le famiglie saranno ridotte. Le associazioni devono essere iscritte nei registri richiesti (ASD/SSD, ETS, ONLUS) e accedere alla piattaforma nel periodo di adesione. L’efficacia della misura dipenderà dunque da un buon funzionamento, da una vasta adesione territoriale, dalla chiarezza informativa e da una gestione digitale fluida.


Non mancano questioni di compatibilità normativa: il bonus non è cumulabile con altri contributi per le stesse prestazioni, per evitare sovrapposizioni. Le famiglie che già ricevono vantaggi analoghi per le stesse attività non potranno accedere al Fondo Dote Famiglia per quelle stesse spese. Questo vincolo, se da un lato protegge lo scopo del fondo, dall’altro può generare situazioni complesse nella verifica con altri regimi di sostegno locali o regionali.


Infine, il successo della misura non sarà solo nei numeri, ma nella capacità di raggiungere chi ha davvero bisogno. Sarà importante accompagnare il lancio del bando con campagne informative puntuali, in modo che le famiglie meno abituate alle procedure online non restino escluse per ignoranza. Serviranno sportelli informativi, supporto nei CAF, comunicazione nelle scuole, nei Comuni, nelle realtà sociali.


La “Dote Famiglia” e il suo meccanismo click-day rappresentano un tentativo ambizioso di coniugare equità sociale e sostegno pratico alle famiglie con figli. Se ben calibrata e accompagnata da politiche territoriali, può trasformarsi in una misura concreta di inclusione. La speranza è che non diventi un “bonus a chi arriva prima”, ma un reale strumento di sostegno alle famiglie che vivono difficoltà e che meritano di vedere i propri figli praticare sport e attività extrascolastiche senza barriere economiche.

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