Deposito cauzionale per bottiglie di plastica e lattine: la proposta del Partito Democratico apre la sfida sull’economia circolare
- piscitellidaniel
- 18 nov 2025
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Il Partito Democratico ha presentato una proposta di legge che mira all’introduzione in Italia di un sistema di deposito cauzionale (Deposit Return Scheme, DRS) per le bottiglie di plastica e per le lattine, con l’obiettivo di aumentare drasticamente il tasso di raccolta e riciclo degli imballaggi per bevande monouso e di ridurre la dispersione ambientale di questi contenitori. La misura è motivata da una serie di dati allarmanti: ogni anno nel nostro Paese finiscono dispersi nell’ambiente e fuori dai circuiti di recupero milioni di bottiglie e lattine, con conseguenze economiche, ambientali e reputazionali che pesano su imprese, amministrazioni locali e cittadini. La proposta intende dunque tradurre in pratica gli obblighi europei – che prevedono entro il 2029 un tasso di raccolta del 90% per i contenitori per bevande – alimentando un ripensamento del sistema italiano della raccolta differenziata e del riciclo, inquadrato nel più ampio contesto dell’economia circolare.
L’architettura del sistema previsto dalla proposta è relativamente semplice da spiegare: al momento dell’acquisto della bevanda in contenitore monouso in plastica o in metallo, il consumatore versa una cauzione aggiuntiva al prezzo di vendita. Questa cauzione verrà restituita al momento della restituzione del contenitore vuoto in un apposito punto di raccolta autorizzato – che può essere un supermercato dotato di ecocompattatore, un centro di raccolta comunale o punti di riconsegna automatizzati. Il rimborso può avvenire sia in forma monetaria sia sotto forma di sconto su future spese. Il meccanismo è già operativo con successo in numerosi Paesi europei – tra cui Germania, Svezia e Finlandia – dove il tasso di raccolta dei contenitori per bevande supera il 90-95% una volta attivato il sistema, dimostrando che criteri di restituzione e incentivi economici possono trasformare un flusso di rifiuti difficilmente controllabile in una materia prima riciclabile di alta qualità.
I proponenti della legge – tra cui spicca la deputata del PD che ha preso l’iniziativa – sottolineano che il sistema potrebbe compensare una significativa quota degli imballaggi che attualmente sfuggono alla raccolta differenziata: secondo le stime resume, circa un terzo dei contenitori immessi nel mercato non viene intercettato dai sistemi attuali, con l’effetto di un costo aggiuntivo per comuni e gestori della raccolta, nonché di una perdita di materie prime da recuperare. L’introduzione del DRS, secondo chi lo propone, non è solo una misura ambientale ma una leva di sviluppo economico: la filiera del riciclo, stimolata da una maggiore quantità e qualità di materiali secondari, può generare posti di lavoro, ridurre l’importazione di materie vergini e costruire un modello di economia circolare capace di competere a livello internazionale.
Dal punto di vista logistico e operativo, la proposta prevede che il sistema sia gestito in modo trasparente con accrediti e resi accreditati automaticamente tramite macchinari che riconoscono il contenitore, leggono il codice a barre e validano la cauzione restituita. Le imprese distributive e del commercio al dettaglio dovranno adeguarsi installando ecocompattatori, prevedendo spazi per la restituzione e gestendo il flusso inverso dei contenitori. Il mondo dei produttori di bevande e degli imballaggi è chiamato a partecipare, sia nella definizione del valore della cauzione sia nel supporto logistico, nella pulizia dei materiali e nel trasporto verso gli impianti di riciclo industriale. Le amministrazioni locali dovranno aggiornare le modalità di raccolta, integrare il DRS con i sistemi esistenti e definire incentivi o sanzioni in caso di mancata adesione al circuito.
Le sfide non sono poche: c’è da definire il livello della cauzione, che deve essere sufficientemente stimolante per il consumatore ma non così elevata da essere percepita come tassa aggiuntiva; vanno stabilite le infrastrutture di raccolta e restituzione capillari sul territorio, bisogna evitare doppie tassazioni o connessioni conflittuali con le attuali tariffe del servizio rifiuti e garantire che il sistema non penalizzi piccoli distributori o comunità rurali. Inoltre, occorre un coordinamento efficace tra soggetti nazionali, regioni e comuni per evitare disomogeneità sul territorio. Altrettanto importante sarà la definizione dei tempi di transizione: alcune realtà territoriali sono già attrezzate, mentre altre mancano perfino di impianti avanzati per la separazione e il trattamento dei materiali.
Nel contesto normativo europeo l’Italia è vincolata da direttive che indicano obiettivi ambiziosi per il riciclo degli imballaggi e per l’economia circolare in generale, e che fanno del DRS una delle opzioni efficaci per il rispetto degli obblighi. Sebbene la direttiva non imponga in modo automatico l'introduzione del deposito cauzionale se lo stato membro non raggiunge un certo tasso di raccolta, la soglia del 90% prefissata entro il 2029 funge da forte stimolo alla trasformazione del sistema. In tale scenario, la proposta del PD incrocia la necessità italiana di migliorare le performance ambientali e di rilanciare il settore del riciclo in una fase in cui le materie seconde diventano strategiche nell’industria europea.
La misura presenta anche un effetto di contenimento dei costi per le amministrazioni locali: i comuni italiani sostengono annualmente costi elevati per la raccolta, il trasporto e lo smaltimento dei materiali che non entrano nei circuiti virtuosi. Un DRS ben gestito riduce l’abbandono dei rifiuti sul territorio (“littering”), migliora la qualità dei materiali raccolti — permettendo un riciclo più efficiente e meno costoso — e può alleviare la pressione sulle tariffe pagate dai cittadini. Le associazioni che promuovono l’economia circolare segnalano che l’Italia, introducendo tempestivamente tale sistema, potrebbe evitare di versare ingenti sanzioni europee o tasse aggiuntive legate alla plastica vergine e alla mancata circolarità delle materie.
Il dibattito politico è già aperto e si articola lungo più linee: da un lato, le forze del Partito Democratico spingono perché la misura venga inserita immediatamente nell’agenda del Parlamento e del Governo; dall’altro, imprese produttrici e consorzi di gestione imballaggi chiedono che ogni passaggio sia ponderato, che vi sia un costo-beneficio chiaro e che l’adeguamento non gravi su consumatori, distributori e piccoli esercizi commerciali. Alcuni operatori logistici del settore riciclo segnalano che l’accelerazione del processo è indispensabile per evitare che l’Italia resti indietro rispetto ai Paesi che hanno già attuato il sistema e godano di vantaggi competitivi in termini di materie seconde.
In percorsi comparativi internazionali, i Paesi che hanno adottato il DRS mostrano tassi di raccolta per contenitori di bevande molto superiori rispetto a quelli in cui il sistema non è attivo, e indicano che la qualità del materiale riciclato migliora nettamente: ciò consente di nutrire impianti con materie prime secondarie più pure, riducendo la dipendenza dalla plastica vergine e aumentando la efficienza dell’industria del riciclo. In Italia, allo stato attuale, le performance della raccolta e del riciclo mostrano ampi margini di miglioramento, e la proposta di legge del PD appare come un tentativo di ridurre tale divario e di avviare una fase di mobilitazione nazionale verso un sistema integrato e moderno.
Il momento è quindi favorevole: l’impegno del Partito Democratico e il riferimento a un modello europeo importato indicano che l’Italia si trova davanti a un bivio. Se riuscirà a strutturare e implementare il DRS in modo rapido e integrato, potrà ottenere un doppio beneficio ambientale ed economico, rafforzare la filiera del riciclo, dare nuova linfa all’industria dei materiali secondari e allinearsi alle strategie europee. Tuttavia, la complessità del sistema, l’interazione tra politiche regionali e nazionali, la variabilità territoriale e le resistenze industriali richiedono una progettazione attenta e una leadership politica decisa.

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