Decreto Acconti Irpef: approvato dal Senato, ecco le novità per partite IVA e contribuenti
- piscitellidaniel
- 11 giu
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Il Senato ha recentemente approvato il decreto fiscale che introduce importanti novità in materia di acconti Irpef, con particolare attenzione alle partite IVA e ai contribuenti con redditi medio-bassi. Il provvedimento, che ha ricevuto il via libera con i voti favorevoli della maggioranza, mira a semplificare il sistema fiscale e a correggere alcune anomalie emerse in seguito alla riforma delle aliquote Irpef.
Rateizzazione del secondo acconto Irpef per le partite IVA
Una delle principali novità introdotte dal decreto riguarda la possibilità, per i titolari di partita IVA con ricavi o compensi non superiori a 170.000 euro, di posticipare il pagamento del secondo acconto Irpef al 16 gennaio dell'anno successivo o di suddividerlo in cinque rate mensili di pari importo, a partire da gennaio, con scadenza il 16 di ciascun mese. Sulle rate successive alla prima si applicano gli interessi. Questa misura, proposta dalla Lega e riformulata dal governo, ripropone quanto già previsto in via sperimentale lo scorso anno, offrendo maggiore flessibilità ai contribuenti nel gestire i propri obblighi fiscali.
Correzione degli scaglioni Irpef per il calcolo degli acconti
Il decreto interviene anche per correggere un difetto di coordinamento tra il decreto legislativo del 2023, che prevedeva per il solo 2024 la riduzione delle aliquote Irpef da quattro a tre, e la legge di bilancio 2025, che ha reso strutturale tale riduzione. In assenza di un intervento correttivo, i lavoratori dipendenti e i pensionati senza redditi aggiuntivi avrebbero dovuto versare acconti Irpef calcolati con il vecchio regime a quattro scaglioni, risultando in un aumento del carico fiscale. Il provvedimento approvato conferma che, per il 2025, gli acconti Irpef saranno calcolati sulla base dei dati reddituali e di imposta riferiti all'anno solare 2024, evitando così qualsiasi aggravio per i contribuenti.
Riapertura del concordato fiscale e ampliamento del bonus Natale
Il decreto fiscale include anche la riapertura dei termini del concordato fiscale biennale, consentendo ai contribuenti esercenti attività d'impresa, arti o professioni che hanno presentato la dichiarazione dei redditi entro il 31 ottobre 2024 e, pur avendone i requisiti, non hanno aderito, di farlo entro il 12 dicembre. Inoltre, viene ampliata la platea dei percettori del bonus di Natale di 100 euro, escludendo il requisito del coniuge a carico, al fine di estendere il beneficio a un maggior numero di famiglie
Iter parlamentare e approvazione finale
Dopo l'approvazione in Senato, il decreto fiscale è stato esaminato dalla Camera dei Deputati, che ha dato il via libera finale con 151 voti a favore, 111 contrari e 4 astenuti. Il provvedimento, arricchito di numerose misure durante l'esame parlamentare, è diventato di fatto un decreto omnibus, includendo anche fondi per il programma Rfi, il servizio civile universale, il rifinanziamento dell'Ape sociale 2024 e 4 milioni in favore di Roma per il Giubileo.
Impatto finanziario e coperture
La correzione della norma sugli acconti Irpef avrà un costo stimato di 245,5 milioni di euro per il 2025, che saranno recuperati l'anno successivo. Per coprire gli oneri del 2025, si provvede mediante la riduzione del Fondo del Ministero dell'Economia e delle Finanze per la sistemazione contabile delle partite iscritte al conto sospeso. La compensazione degli oneri in termini di fabbisogno e indebitamento avverrà attraverso la corrispondente riduzione del Fondo per la compensazione degli effetti finanziari non previsti a legislazione vigente. Nel 2026, la stessa somma sarà riversata nel Fondo di parte corrente destinato alla compensazione degli eventuali scostamenti dal percorso della spesa netta indicato nel Piano strutturale di bilancio di medio termine 2025-2029.
Reazioni politiche e sindacali
L'approvazione del decreto ha suscitato diverse reazioni nel panorama politico e sindacale. Il viceministro dell'Economia, Maurizio Leo, ha dichiarato che l'intervento si è reso necessario per tutelare i contribuenti e garantire una corretta applicazione della riforma fiscale. La Cgil aveva precedentemente denunciato il rischio di un aumento del carico fiscale per i lavoratori dipendenti e i pensionati, a causa del disallineamento tra le nuove aliquote Irpef e il calcolo degli acconti. L'emendamento presentato dalla Lega al decreto P.A. ha quindi rappresentato una risposta concreta a tali preoccupazioni, ottenendo l'approvazione del Parlamento.

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