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Debito pubblico italiano, cresce la quota in mano agli stranieri: secondo Bankitalia a marzo raggiunto il 28,7%

Secondo l’ultimo bollettino pubblicato da Banca d’Italia, la quota di debito pubblico italiano detenuta da investitori esteri è salita al 28,7% nel mese di marzo 2025, segnando un nuovo punto di svolta nel panorama finanziario nazionale. Si tratta del livello più alto da oltre due anni e rappresenta un dato rilevante per comprendere non solo le dinamiche dei mercati, ma anche le percezioni internazionali sulla stabilità del sistema economico italiano. La crescita degli acquisti da parte di operatori esteri coincide con un contesto di persistente inflazione nell’eurozona, un rendimento dei titoli sovrani italiani tornato a livelli competitivi e una relativa stabilizzazione del quadro politico.


Il dato rilevato da via Nazionale assume particolare rilievo in un momento in cui l’Italia continua a registrare un debito pubblico molto elevato in valore assoluto. A marzo 2025 il debito complessivo ha toccato i 2.910 miliardi di euro, in aumento rispetto ai 2.895 miliardi di febbraio. Nonostante la crescita in valore nominale, l’interesse degli investitori stranieri per i titoli di Stato italiani è tornato a crescere, dopo una lunga fase di disimpegno che aveva caratterizzato gli anni successivi alla pandemia e all’invasione russa dell’Ucraina.


Secondo gli analisti, l’incremento della quota in mano estera può essere spiegato da almeno tre fattori. Il primo è il differenziale di rendimento: i BTP a 10 anni offrono un rendimento superiore al 4%, un livello che attrae gestori di fondi e investitori istituzionali alla ricerca di ritorni più elevati rispetto ai titoli tedeschi, francesi o americani a parità di durata. Il secondo fattore è l’ampiezza e la liquidità del mercato italiano, che rende i titoli del Tesoro facili da scambiare e dunque adatti a entrare nei portafogli globali. Il terzo elemento è rappresentato dalla normalizzazione del quadro politico, che – pur con tutte le sue fragilità – non presenta al momento rischi immediati di instabilità come avvenuto in passato.


Banca d’Italia sottolinea tuttavia che la dipendenza dai capitali stranieri comporta anche elementi di vulnerabilità. Se da un lato l’ingresso di capitali esteri aiuta a finanziare il debito e a contenere la pressione sui rendimenti, dall’altro aumenta l’esposizione del Paese a eventuali mutamenti di umore nei mercati globali. In caso di shock politici o economici, la rapidità con cui gli investitori esteri possono disimpegnarsi rappresenta un rischio per la tenuta finanziaria e la stabilità dei tassi.


Un altro dato interessante del bollettino riguarda la composizione degli acquisti. In aumento gli acquisti da parte di fondi pensione, compagnie assicurative e fondi sovrani, mentre è ancora marginale il contributo delle banche estere. Questo suggerisce che il debito italiano viene percepito come una componente “a rendimento” da parte di investitori di lungo periodo, più che come uno strumento per operazioni speculative o di breve respiro. Allo stesso tempo, le banche italiane restano i principali detentori domestici di titoli pubblici, con una quota stabile attorno al 23%, seguite da fondi comuni e assicurazioni italiane.


In termini assoluti, secondo i dati rilasciati da via Nazionale, a marzo i soggetti esteri detenevano circa 835 miliardi di euro di titoli del debito pubblico italiano. A inizio anno la quota era attorno al 27,8%, segno che nel primo trimestre del 2025 c’è stato un flusso netto in ingresso di circa 25 miliardi di euro. Il dato è confermato anche dai report mensili dell’Eurotower, che ha registrato un incremento della domanda di titoli italiani da parte di investitori residenti in Germania, Francia e Stati Uniti.


L’interesse degli investitori internazionali è stato favorito anche dal contenimento dello spread tra BTP e Bund tedeschi, che si è mantenuto sotto la soglia dei 160 punti base per gran parte del trimestre. Un segnale di fiducia sulla capacità dell’Italia di mantenere i propri impegni fiscali e sulla continuità delle politiche economiche intraprese, nonostante le incertezze legate all’attuazione del PNRR e ai futuri equilibri politici europei.


Banca d’Italia segnala infine che nei primi tre mesi dell’anno il Tesoro ha collocato titoli per circa 130 miliardi di euro, di cui quasi il 35% è andato a investitori esteri. Si tratta di un tasso di partecipazione estera superiore alla media storica del 30%, a conferma del rinnovato interesse per il debito italiano in una fase di mercato in cui i titoli “core” – come i Bund – offrono rendimenti più bassi.


Tuttavia, gli economisti avvertono che la fiducia dei mercati internazionali non è acquisita una volta per tutte. L’Italia deve continuare a mantenere un profilo fiscale prudente, garantire l’attuazione credibile delle riforme previste dal PNRR e preservare un dialogo costruttivo con le istituzioni europee. Qualsiasi deviazione significativa da questo percorso potrebbe rapidamente tradursi in una correzione dei flussi e in un aumento dei tassi richiesti dagli investitori per finanziare il debito. In tal senso, il ruolo della Banca centrale europea rimane cruciale, anche se gli acquisti straordinari di titoli di Stato si sono ridotti rispetto agli anni della pandemia.

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