Dazi statunitensi: l'impatto sulle piccole nazioni e le incongruenze della politica commerciale di Trump
- piscitellidaniel
- 3 apr
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Il 3 aprile 2025, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato l'imposizione di nuovi dazi "reciproci" su una serie di paesi, tra cui alcune delle nazioni più piccole e meno conosciute al mondo. Queste misure hanno sollevato interrogativi sulla coerenza e l'equità della politica commerciale statunitense, evidenziando potenziali incongruenze e conseguenze significative per le economie colpite.
Lesotho: un caso emblematico
Uno degli esempi più significativi è il Lesotho, un piccolo regno montuoso dell'Africa meridionale, completamente circondato dal Sudafrica. Nonostante la sua dimensione ridotta e un PIL di poco superiore ai 2 miliardi di dollari, il Lesotho è stato colpito da un dazio del 50% sulle sue esportazioni verso gli Stati Uniti. Questo paese ha sviluppato nel tempo un settore tessile orientato all'esportazione, con prodotti come i jeans Levi's che raggiungono il mercato americano. Nel 2024, le esportazioni del Lesotho verso gli USA hanno totalizzato 237 milioni di dollari, rappresentando oltre il 10% del suo PIL. L'imposizione di tali tariffe minaccia di devastare l'industria tessile locale, che impiega direttamente circa 30.000 persone, e potrebbe avere effetti a catena sull'intera economia nazionale.
Altre nazioni colpite
Oltre al Lesotho, altre piccole nazioni e territori sono stati inclusi nella lista dei paesi soggetti ai nuovi dazi. Tra questi figurano Nauru, Myanmar, Saint Pierre e Miquelon, le Isole Falkland e il Madagascar, tutti colpiti da tariffe fino al 50%, indipendentemente dal volume esiguo delle loro esportazioni verso gli Stati Uniti o dalle loro condizioni economiche già precarie. Ad esempio, Saint Pierre e Miquelon, un piccolo arcipelago francese al largo delle coste canadesi, ha visto imposte tariffe elevate nonostante il limitato interscambio commerciale con gli USA.
Critiche alla metodologia adottata
La metodologia utilizzata dall'amministrazione Trump per determinare l'entità dei dazi ha suscitato critiche da parte di economisti e funzionari internazionali. Il calcolo si basa sul deficit commerciale degli Stati Uniti con ciascun paese, applicando una tariffa pari alla metà del rapporto tra il deficit e le importazioni da quel paese, con un minimo del 10%. Questo approccio ha portato a risultati paradossali, con paesi che hanno un basso volume di scambi con gli Stati Uniti ma che applicano tariffe elevate sui prodotti americani, finendo per essere colpiti da dazi sproporzionati. Ad esempio, il Lesotho applica tariffe del 99% sui beni americani, il che, secondo la formula adottata, ha giustificato l'imposizione di dazi del 50% sulle sue esportazioni verso gli USA.
Implicazioni per le economie locali
L'imposizione di dazi così elevati su economie fragili rischia di avere conseguenze devastanti. Nel caso del Lesotho, l'industria tessile rappresenta il principale datore di lavoro nel settore privato e costituisce circa il 90% delle esportazioni manifatturiere. La perdita di accesso preferenziale al mercato statunitense potrebbe portare alla chiusura di fabbriche, aumentando la disoccupazione e aggravando le già difficili condizioni economiche del paese. Situazioni simili potrebbero verificarsi in altre nazioni colpite, dove settori chiave dipendono fortemente dalle esportazioni verso gli Stati Uniti.
Reazioni internazionali e prospettive future
Le misure adottate dall'amministrazione Trump hanno sollevato preoccupazioni a livello internazionale, con molti che vedono in queste azioni un'escalation delle tensioni commerciali globali. Paesi colpiti e organizzazioni internazionali stanno valutando possibili risposte, tra cui l'adozione di contromisure o il ricorso a organismi di risoluzione delle dispute come l'Organizzazione Mondiale del Commercio. Tuttavia, la natura asimmetrica delle relazioni commerciali tra gli Stati Uniti e queste piccole nazioni rende difficile una risposta efficace da parte di queste ultime.

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