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Data center, il governo accelera: nuovo procedimento unico per autorizzazioni e tempi più rapidi per favorire gli investimenti digitali

Il governo ha deciso di imprimere una svolta al settore dei data center, con l’obiettivo di rendere più semplice e veloce l’iter autorizzativo per la costruzione e la gestione di queste infrastrutture strategiche. Con l’introduzione di un procedimento unico per le autorizzazioni, il nuovo quadro normativo punta a ridurre drasticamente i tempi e a eliminare la frammentazione burocratica che finora ha rallentato la realizzazione dei grandi poli digitali. La misura, discussa nel Consiglio dei ministri e sostenuta dai ministeri dell’Innovazione, delle Imprese e dell’Ambiente, rappresenta un passo decisivo nella strategia di trasformazione digitale del Paese, in linea con gli obiettivi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.


Il settore dei data center è considerato uno dei pilastri dello sviluppo tecnologico, ma in Italia la crescita è rimasta al di sotto del potenziale a causa di un sistema di autorizzazioni complesso e di tempi spesso superiori ai due anni. Il nuovo procedimento unico, gestito in collaborazione tra i ministeri competenti e le regioni, consentirà di concentrare in un’unica sede le valutazioni ambientali, energetiche e urbanistiche, riducendo a pochi mesi l’intero percorso decisionale. L’obiettivo è creare un meccanismo simile a quello già utilizzato per le infrastrutture energetiche strategiche, garantendo una corsia preferenziale ai progetti ritenuti di interesse nazionale.


Le misure si inseriscono in un contesto in cui la domanda di servizi digitali è in crescita esponenziale. I data center sono la spina dorsale della trasformazione digitale, ospitando i sistemi informatici che gestiscono dati, intelligenza artificiale, cloud computing e applicazioni industriali avanzate. Secondo le stime del Ministero dell’Innovazione, nei prossimi cinque anni il fabbisogno nazionale di capacità di elaborazione e archiviazione dati aumenterà di oltre il 40%, trainato dallo sviluppo del 5G, dell’Internet of Things e dalle nuove piattaforme digitali pubbliche e private.


Il governo punta a posizionare l’Italia come hub europeo dei dati, sfruttando la posizione geografica e le infrastrutture energetiche già presenti. Il nuovo quadro regolatorio mira ad attrarre investimenti esteri, in particolare da parte dei grandi operatori internazionali del cloud, che finora hanno preferito altri Paesi come Germania, Irlanda e Paesi Bassi per la maggiore rapidità dei processi autorizzativi e la disponibilità di energia a basso costo. L’obiettivo è recuperare competitività e portare sul territorio nazionale nuovi poli tecnologici capaci di generare occupazione qualificata e valore aggiunto per l’intera economia.


La riforma introduce anche una procedura semplificata per la valutazione d’impatto ambientale, che verrà effettuata in parallelo con le altre verifiche tecniche, evitando sovrapposizioni e ritardi. Verranno inoltre stabiliti tempi massimi per l’espressione dei pareri da parte degli enti locali e dei ministeri coinvolti. Se gli organismi non si pronunceranno entro le scadenze fissate, scatterà il principio del silenzio-assenso, in modo da evitare il blocco dei progetti per inerzia amministrativa. La governance del procedimento sarà affidata a una cabina di regia interministeriale che seguirà l’andamento delle pratiche e interverrà nei casi di stallo.


Il nuovo approccio risponde anche a un’esigenza di sicurezza nazionale. I data center sono ormai considerati infrastrutture critiche, al pari delle reti energetiche o dei sistemi di trasporto. La centralizzazione dei dati pubblici e privati richiede standard elevati di protezione fisica e informatica, oltre a garanzie sull’origine dell’energia utilizzata e sulla sostenibilità ambientale delle strutture. Il governo prevede di inserire nel decreto anche criteri stringenti per la localizzazione dei nuovi impianti, privilegiando aree con bassa densità abitativa, accesso a fonti energetiche rinnovabili e connessioni in fibra ottica ad alta capacità.


Le imprese del settore hanno accolto con favore l’iniziativa, definendola un passo necessario per allineare l’Italia ai Paesi più avanzati in Europa. Le associazioni di categoria stimano che l’adozione di un procedimento unico possa ridurre i tempi di realizzazione dei data center da 24 a meno di 12 mesi, con un risparmio medio del 30% sui costi di avvio. Le grandi multinazionali del cloud e i fondi infrastrutturali internazionali, che guardano da tempo con interesse al mercato italiano, considerano il nuovo quadro normativo un segnale di affidabilità e di apertura agli investimenti.


Un altro elemento centrale della strategia è la sostenibilità energetica. I data center sono impianti ad alto consumo e rappresentano una sfida per la transizione ecologica. Il governo intende favorire la costruzione di strutture alimentate da fonti rinnovabili e dotate di sistemi di recupero del calore e di efficienza energetica avanzata. Saranno previsti incentivi fiscali e semplificazioni per i progetti che rispettano criteri ambientali stringenti, con particolare attenzione al riutilizzo dell’energia termica per il teleriscaldamento e alla riduzione delle emissioni di CO₂.


Le nuove norme prevedono inoltre una maggiore collaborazione tra pubblico e privato. Gli enti statali e le grandi amministrazioni potranno affidare a operatori specializzati la gestione dei propri data center attraverso partenariati pubblico-privati, con l’obiettivo di migliorare l’efficienza e garantire standard tecnologici elevati. Allo stesso tempo, il Ministero per l’Innovazione lavorerà con il Dipartimento della trasformazione digitale per consolidare le infrastrutture pubbliche esistenti, come il Polo Strategico Nazionale, integrandole con le nuove strutture autorizzate.


Il quadro complessivo delle riforme si inserisce nel percorso di digitalizzazione previsto dal programma “Italia Digitale 2026”. L’intento è quello di costruire una rete di infrastrutture digitali distribuite sul territorio, in grado di supportare la crescita dell’economia dei dati e di garantire la sovranità digitale del Paese. Con il nuovo procedimento unico, il governo intende anche rendere più trasparenti le decisioni amministrative, introducendo un portale digitale dove investitori e cittadini potranno seguire in tempo reale l’avanzamento delle pratiche autorizzative.


Secondo le stime del Ministero delle Imprese, la riforma potrebbe generare investimenti per oltre 10 miliardi di euro nei prossimi anni, tra progetti di nuova costruzione e ammodernamento di strutture esistenti. Ogni nuovo data center di grandi dimensioni comporta la creazione di centinaia di posti di lavoro diretti e migliaia di occupati nell’indotto, con un impatto positivo su occupazione, innovazione e competitività. Il settore, oggi in rapida evoluzione, rappresenta un tassello fondamentale per la transizione digitale dell’Italia e per la costruzione di un’economia basata sulla gestione sicura, sostenibile e autonoma dei dati.

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